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Sacerdote con un cancro terminale: perde gli occhi, ma non perde la fede

Jesús V. Picón - pubblicato il 26/11/20

Sogni e desideri

Ha sognato in questi giorni? Cosa?

Sì, ma sono stati sogni orribili. Sogni che hanno a che vedere con la materia in cui mi sono specializzato, che è la liturgia. In seminario insegnavo Teologia liturgica.

Cerco di far sì che non esistano abusi liturgici, e negli ultimi sogni che faccio sono presente a un’Eucaristia in cui il sacerdote compie abusi liturgici orribili, che mi scandalizzano. E mi sveglio nervoso, arrabbiato. A volte penso che Satana, che vuole turbarmi, perché quello che amo di più è celebrare la Messa, penso che Satana sappia dove colpirmi.

I miei ultimi sogni sono stati così, di tipo liturgico.

Quali sono gli abusi liturgici?

Ad esempio, vedere sacerdoti che fanno salire i bambini sul presbiterio per recitare il Padre Nostro tenendosi per mano, o permettere che impongano le mani durante la Consacrazione; sacerdoti che non vogliono indossare i paramenti per celebrare la Messa; che si dia la pace con un bacio, o che tutti applaudano durante la Messa; che per dare la pace la gente si sposti di qua e di là. Abusi liturgici di questo tipo, che nella Chiesa di oggi sono diventati purtroppo molto comuni.

Ha pensato alla santità?

Come no! È a quella che voglio arrivare. Ho parlato con un amico sacerdote, lo stesso che mi ha invitato a diventare missionario e che è mio direttore spirituale da 17 anni. Abbiamo parlato quando ho iniziato con il problema all’occhio. Mi ha detto, pensando alla morte, e quindi alla santità: “Padre, parliamo un po’. Se andrai in Cielo, promettimi che pregherai tutti i giorni per me, che initercederai per me presso Dio”. E io ho risposto: “Ok, vale lo stesso per lei: se va prima in Cielo pregherà per me”. E mi ha detto di sì. Ma l’ho avvertito: “Ma permettetemi di arrivare in Cielo per primo, perché per arrivare in Cielo bisogna essere santi”.

Vivo questa lotta; per questo ciò che faccio, e quello che sto soffrendo a livello fisico, lo offro perché il Signore mi purifichi qui di tutto ciò che vuole. Voglio andare direttamente in Cielo, e la sofferenza è la via più breve per essere santi.

Lei ha detto che sta offrendo le sue sofferenze anche per la Chiesa, come se ultimamente ci fossero caos, confusione…

Sì, stanno emergendo molte cose, e mi rende molto triste. Casi di abusi, abusi sessuali di minori; questa è una parte, e lo offro per questo.

Ma c’è anche un’altra cosa, che molti sacerdoti si stanno allontanando dalla vera dottrina; stanno facendo della teologia e del Vangelo un’ideologia, e allora insegnano opinioni personali, e non quello che la Chiesa deve insegnare; parlano dei poveri, ma non vivono con i poveri – se ne servono.

Offro i miei dolori per la Chiesa che viene ferita dagli stessi teologia, che insegnano dottrine contrarie al Magistero e al Papa. Quanti sacerdoti ci sono al giorno d’oggi che si oppongono al Santo Padre! Sedevacantisti, quelli che non lo accettano… Offro il mio dolore anche per loro, per quelli che non hanno o che non vogliono avere una comunione con il Santo Padre.

L’aborto e la sua ideologia

Cosa pensa dei bambini abortiti?

Mi sono laureato in Filosofia presso l’Università pontificia dedicando la mia tesi all’aborto, attraverso una delle opere di Rodrigo Guerra López, del CISAV (Centro de Investigación Social Avanzada) ; ammiro molto il suo lavoro e la sua opera apostolica. Mi è piaciuto molto un suo libretto che si intitola “Afirmar a la persona por sí misma” (Affermare la persona per se stessa). Seguo molto a linea del personalismo tomista.

Purtroppo molti bambini sono stati abortiti, e questa ideologia, la cultura della morte, sta penetrando molto nel continente americano. Sembra che la Chiesa spesso perda forza. Non sta rispondendo con la forza con cui dovrebbe rispondere!

Come vorrebbe essere ricordato? E per chi intercederebbe di più? Sappiamo che i santi hanno una sorta di protettorato. Di chi vuole essere il difensore, di chi fa i graffiti?

Vorrei essere piuttosto il difensore della dottrina cattolica ortodossa, o il difensore del culto divino. Vorrei essere ricordato come un sacerdote molto allegro, e voglio che sulla mia tomba si scriva così: “Ha amato profondamente l’Eucaristia, e ha cercato di far sì che anche gli altri la amassero”.

Ma non si può amare l’Eucaristia se è celebrata male. Una Messa mal celebrata, alla bell’e meglio, con abusi liturgici, è tutto fuorché amata. Non si ama quello che si fa di corsa, o quello che si fa alla carlona.

Voglio essere ricordato come colui che ha levato la voce contro quegli abusi, contro quelli che mutilavano il Santo Sacrificio della Messa, e che li correggeva con affetto, non con l’affanno di essere il migliore, ma perché la Messa non è nostra, ma del padre celeste; il Sacrificio Eterno di Gesù offerto al Padre non ci appartiene; non siamo Suoi padroni, ci trascende! E allora non possiamo alterare una cosa che è un dono gratuito di Dio.

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