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Incinta si tuffa in soccorso del marito azzannato da uno squalo, e lo salva

WOMAN, SHARK, SEA

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Annalisa Teggi - pubblicato il 29/09/20

Non erano in cerca del pericolo, non erano in una zona rischiosa. Eppure è accaduto: la pinna che spunta a pelo d'acqua e una lunga striscia di sangue. Margot si è tuffata subito.

Non sono andati in cerca di adrenalina e pericolo, erano in vacanza. A una giovane coppia di sposi di Atlanta è capitato un incidente che ora si può dire a lieto fine; ma c’è mancato un soffio che finisse in tragedia. E quando gli eventi prendono alla sprovvista, l’essere umano è capace di gesti azzardati, folli, che pure non si può fare a meno di ammirare perché mossi dalla premura che supera la paura della morte.




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Come in un thriller

Sul loro profilo Facebook sembrano la coppia perfetta per una commedia romantica americana, giovani e bellissimi. Margot Dukes e Andrew Eddy hanno 30 anni e vivono ad Atlanta, lei è in attesa della loro prima figlia. Questa cornice idillica si è clamorosamente spezzata durante una breve vacanza al mare in Florida.

Margot e Andy, insieme ad altri loro parenti, volevano dedicarsi a un po’ di rilassante snorkeling in una zona celebre e apprezzata per questa attività, il Sombrero Reef nell’arcipelago Keys a 120 km dalla costa della Florida. Non erano dunque soli, né in una zona pericolosa; quando, verso le 10.30 del mattino, Andrew si è tuffato in mare molti altri turisti erano in acqua.

Appena entrato in acqua, la moglie Margot ha visto dalla barca una striscia di sangue e una pinna che spuntava sopra le onde, aveva davanti agli occhi la più celeberrima delle inquadrature di un thriller. Non ha pensato a questo e in effetti non avrà pensato a nulla: pur essendo in gravidanza, si è tuffata senza esitazione ed è riuscita a mettere in salvo il marito riportandolo sulla barca. Illesa lei, lui gravemente ferito alla spalla.

Dalle indagini condotte dallo sceriffo della zona, l’aggressione sarebbe stata di uno squalo toro lungo quasi tre metri, il cui bersaglio – inspiegabilmente – è stato Andrew, in mezzo a molti altri bagnanti. Un episodio molto insolito, tengono a precisare gli esperti:

Nella zona della Contea di Monroe sono stati registrati 17 attacchi di squalo non provocati dal 1882. A titolo di confronto, nella Contea di Volusia, nel nord della Florida, ce ne sono stati 312, numero che ha fatto guadagnare alla zona il titolo di «capitale mondiale del morso di squalo». La zona delle Keys non ha le onde della Contea di Volusia e perciò non attrae i surfisti, ha dichiarato lo sceriffo Burgess. Alle Keys si fa snorkeling e altre attività che non attirano affatto gli squali. (da AbcNews)

Eppure. Eppure è capitato, è questa la definizione di ciò che è imprevedibile. Sono questi momenti drammatici e imprevisti quelli in cui può innescarsi nell’essere umano un impulso istintivo innestato nella libertà e nell’amore. Se Margot fosse stata presa dalla paura, se si fosse trattenuta pensando al figlio in grembo nessuno le avrebbe fatto una colpa di ciò. Anzi. Eppure, imprevedibile quanto gli imprevisti in cui ci si imbatte, ha prevalso una mossa azzardata che poteva essere mortale anche per lei, ma che ha salvato la vita al marito.

Morsi bestiali, tuffi umani

Visto che si trovavano a molte miglia dalla terra ferma, Andrew è stato trasportato in barca fino alla spiaggia, dove un elicottero lo ha trasportato al Centro Traumi di Miami. Le sue ferite sono state descritte come gravi, ma la famiglia ha chiesto lo stretto riserbo e non ci sono ulteriori informazioni disponibili. (da Western Journal)

Qualche novità c’è. Dal suo profilo Facebook, la coraggiosa Margot ha informato che suo marito sta meglio e non dovrebbe avere danni permanenti; ringrazia delle preghiere e – curioso assai – definisce eroi tutti quelli che hanno contribuito a soccorrere il marito. Nessun accenno al suo faccia a faccia con le zanne dello squalo, forse c’entra qualcosa il fatto che un’agenzia di comunicazione si stia occupando della gestione dell’interesse mediatico per questa storia. Non c’è da stupirsi, ma forse il frutto inaspettato e più buono di questa disavventura non sarà l’audience dei talk show che ne parleranno, ma proprio la futura vita familiare dei coniugi Dukes Eddy. Aspettano una bambina, a cui tra qualche anno verrà raccontata una storia incredibile.

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ROMAN ODINTSOV/Pexels | CC0
Zdjęcie poglądowe.

E forse in quei racconti, a mente lucida e dopo averci rimuginato su molto, mamma Margot restarà felice del gesto che ha fatto ma magari con qualche nota bene dettato dal raziocinio. In effetti, uscire di casa è un rischio ogni giorno. Se sapessimo in anticipo cosa ci aspetta o cosa saremo chiamati a fare, resterremmo sigillati nelle nostre gabbie. Nessuno è all’altezza o pronto a ciò che lo attende. Ecco perché Chesterton diceva che le cose che vale la pena fare vanno fatte male; significa che la nostra libertà viene innescata senza possibilità di fare progetti a tavolino, senza il paracadute di valutazioni sui pro e contro, senza aver studiato la strategia giusta. Ci sei tu e basta, quando occorre fare un tuffo azzardato. E questo non è un inno all’essere sprovveduti, è solo la consapevolezza che vivere non è stare al sicuro.

Il tuffo di Margot è un gesto tipicamente ed esclusivamente umano, una libertà mossa dall’affetto di chi rischia tutto, addirittura troppo. Uno squalo non sarebbe capace di quel tuffo; è solo capace di mordere. E questo confronto ha un senso, visto che noi definiamo «squali» proprio gli esseri umani che non sono affatto liberi ma spregiudicati, la cui brama cieca li sottrae al novero dell’umanità per precipitarli nell’oceano di bestie assetate di sangue. Nessun coraggio in loro, nessuna vera libertà nel loro desiderio di rischiare senza limiti. Il rischio ha tanti volti, alcuni nient’affatto lodevoli.

Ma c’è il rischio originario che è legato alla fragilità stessa della vita, quello per cui siamo consapevoli che non siano in salvo in nessun istante. Questa vertiginosa chiarezza può spingersi a gesti che oltrepassano la soglia del buonsenso, e non sono etichettabili nel puro e semplice «hai fatto bene/non hai fatto bene». Hai fatto. Hai detto sì a qualcosa che non era il tuo tornaconto ma l’amore altrui.

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