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Solo un cuore davvero umile riconosce che Gesù è qui, accanto a noi

HONEST

Sara Borbala Balogh - Shutterstock

don Luigi Maria Epicoco - pubblicato il 31/08/20

Nessuno è profeta in patria, dice Gesù: quante volte siamo così presuntuosi riguardo alle nostre convinzioni da non vedere la Sua presenza che ci è compagna?

In quel tempo, Gesù si recò a Nazaret, dove era stato allevato; ed entrò, secondo il suo solito, di sabato nella sinagoga e si alzò a leggere.
Gli fu dato il rotolo del profeta Isaia; apertolo trovò il passo dove era scritto:
Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione, e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; per rimettere in libertà gli oppressi,
e predicare un anno di grazia del Signore.
Poi arrotolò il volume, lo consegnò all’inserviente e sedette. Gli occhi di tutti nella sinagoga stavano fissi sopra di lui.
Allora cominciò a dire: «Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi».
Tutti gli rendevano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è il figlio di Giuseppe?».
Ma egli rispose: «Di certo voi mi citerete il proverbio: Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fàllo anche qui, nella tua patria!».
Poi aggiunse: «Nessun profeta è bene accetto in patria.
Vi dico anche: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese;
ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone.
C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno;
si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio.
Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò. (Lc 4,16-30)
È una giornata strana quella descritta dalla pagina del Vangelo di oggi. Gesù è tornato a casa, e in giorno di sabato entra nella Sinagoga. Nell’andare a leggere, gli capita un rotolo del libro del profeta Isaia che parla proprio del Messia. In quel sabato, i suoi compaesani assistono a uno dei miracoli più strani di tutto il Vangelo. Gesù legge ad alta voce una profezia di cui Egli stesso ne è il compimento. Ma la reazione della gente è contrastante. Si fa sempre fatica ad arrendersi a un’evidenza, soprattutto quando quest’evidenza mette in discussione tutto quello che per anni hai creduto di qualcosa e di qualcuno. Ma Gesù non si lascia ferire dalle critiche, ma rilancia in maniera seria la questione dicendo parole durissime e incontestabili: «Nessun profeta è bene accetto in patria. Vi dico anche: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova in Sarepta di Sidone. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo, ma nessuno di loro fu risanato se non Naaman, il Siro». Sembra quasi voler dire: “da sempre Dio per mostrarsi come Dio lo fa con i lontani perché sembra che i vicini siano troppo miopi per accorgersi di Lui”. La reazione non si fa attendere: “All’udire queste cose, tutti nella sinagoga furono pieni di sdegno; si levarono, lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte sul quale la loro città era situata, per gettarlo giù dal precipizio. Ma egli, passando in mezzo a loro, se ne andò”. È duro da digerire il ragionamento di Gesù, ma effettivamente certe volte pensiamo di meritare talmente tanto la Grazia di Dio da avere un atteggiamento così presuntuoso e saccente da non riuscire più a vedere la verità delle cose. In questo senso solo l’umiltà ci colloca in maniera giusta davanti al Mistero e alla verità di Gesù. La mancanza di umiltà la si misura dal grado di violenza che usiamo nel sostenere le nostre ragioni.
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