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Perché l’umiltà è la maniera migliore di amare Dio?

Bonninstudio/Stocky United
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Spesso l’umiltà è interpretato come una debolezza, eppure è lì che si trova il fondamento di ogni vita spirituale: giacché collega direttamente a Dio, essa è il modo migliore di amarLo. Senza umiltà non si può essere santi: il curato d’Ars, umilissimo prete la cui festa cade proprio all’inizio di agosto, l’ha compreso benissimo.

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È il tratto più comune che si trova nelle agiografie: l’umiltà che li trasforma in testimoni quasi trasparenti di Dio. Del resto sono in molti ad averlo affermato: l’umiltà è il fondamento di ogni crescita spirituale. Se non si è umili, non si può essere santi. Tutto qui. Mentre però si capisce che bisogna essere umili, non sempre è facile coltivare questa virtù nella vita quotidiana, non sempre si riesce a vincere sull’amor proprio.

Tre vie per coltivare l’umiltà

Un gigante della santità – certamente uno tra i più umili parroci della storia (e non a caso ne è il patrono) – san Jean-Marie Vianney, che la Chiesa venera appunto sotto il nome del suo ufficio, “parroco di Ars”, ha coltivato l’umiltà per tutta la sua vita in tre modi:

  1. lasciare a Dio tutto il posto (non vivere che in Lui, con Lui e per Lui);
  2. evangelizzare con omelie farcite di immagini stimolanti;
  3. infine mostrare con la vita di preghiera che un uomo solo, se veramente è scelto da Dio, anche se isolato nel più sperduto dei paeselli, può invertire il corso degli eventi e cambiare il volto del mondo.

Questo curato di campagna, che la Chiesa commemora e festeggia il 4 agosto, ebbe fin da principio questa intuizione: per andare a Dio e imparare ad amarLo, bisogna scegliere la porta bassa dell’umiltà e della fede totale. Diceva: «È come una bilancia: più si abbassa da un lato, più si alza dall’altro». O ancora:

È come la corona del rosario: c’è sempre una catenella che tiene insieme i grani… ecco, l’umiltà è quella catenella. Toglietela e tutti i grani si sparpaglieranno. Perdete l’umiltà e tutte le virtù si disperderanno.

«L’uomo è un povero che deve chiedere tutto a Dio»

«L’uomo è un povero che deve chiedere tutto a Dio»: questa frase del curato d’Ars mostra fino a che punto san Jean-Marie Vianney fu cosciente della sua povertà e della sua debolezza. Era pure cosciente della grandezza della sua vocazione di prete. L’eucaristia era al cuore del suo sacerdozio e della sua vita quotidiana. Eccellente e infaticabile maestro di vita spirituale, nonché confessore, passava allora – secondo la felice sintesi di Benedetto XVI – «con un solo movimento interiore dall’altare al confessionale», cercando in tutti i modi, con la predicazione e col consiglio,

di far riscoprire ai suoi parrocchiani il significato e la bellezza della Penitenza sacramentale, mostrandola come un’esigenza intima della Presenza eucaristica.

Benedetto XVI, Lettera ai preti per l’anno sacerdotale

Per lui, l’umiltà era un modo di riconoscere il primato di Dio in tutto. Certo, non si diventa umili con una semplice decisione di cambiare vita. Cristo non ci ha insegnato l’umiltà come una morale perché è lui il modello della virtù dell’umiltà. Ecco perché l’umiltà è la “chiave” che apre il dialogo con Dio, nonché la “porta aperta” per discernere le nostre paure, le nostre rabbie, le nostre tristezze, senza scoraggiarci. Essere umili consiste nel vedere i propri talenti accettando di metterli al servizio degli altri. Spiegava Gesù:

Dite: «Siamo dei semplici servitori: abbiamo fatto quello che dovevamo»

Lc 17,10

Non si tratta di considerarsi al di sotto di tutto, ma di essere vigilanti nel non lasciarci imbarcare nell’illusione di essere meglio degli altri. Per il curato d’Ars, essere umili significa cercare di avanzare nella verità e amare la verità più di sé.

Misurando quello che sa e quello che ignora, ciascuno può allora funzionare con gli altri senza paura e senza sottomissione, sempre avendo coscienza dell’apporto che può offrire. Per san Jean-Marie Vianney, ogni virtù si forma nel nostro animo grazie a una preghiera frequente. Di conseguenza, se si desidera veramente essere umili, è essenziale pregare ogni giorno di ottenere questa grazia. Così insegnava il parroco di Ars:

Ogni giorno dovremmo domandare a Dio con tutto il cuore la virtù dell’umiltà e la grazia di comprendere che non siamo niente da noi stessi, e che il nostro benessere corporale e spirituale viene da Lui solo.

[traduzione dal francese a cura di Giovanni Marcotullio]

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