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Perché noi credenti ci offendiamo tanto? Perché ci manca la carità

© Shutterstock
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di Silvana Ramos

Carità. Quanta ne serve a tutti noi! Qualche settimana fa, monsignor Robert Barron, di Word on Fire, ha pubblicato un video sul suo canale che parla di una verità che purtroppo si verifica molto spesso su Internet: gli attacchi offensivi e senza misericordia tra cattolici.

Credo che tutti noi evangelizzatori digitali abbiamo vissuto una situazione simile nel corso della nostra storia su Internet. Una virgola al posto sbagliato, una parola ridondante, un’interpretazione estrapolata dal contesto e bum! L’esplosione di attacchi e frasi che fanno male non si fa attendere.

Come illustra bene monsignor Barron, all’inizio dell’evangelizzazione digitale questi attacchi o critiche provenivano da persone atee o non credenti, e più che attacchi, oserei dire, erano una sorta di derisione per quello che non si capiva o si trovava ridicolo.

Al giorno d’oggi credo che questo tipo di attacchi sia minoritario. Colpisce vedere come abbiamo perso qualsiasi forma di carità, e soprattutto come abbiamo smesso di trattarci come i fratelli che siamo.

Di seguito vi offriamo tre punti per la riflessione sincera:

1. Guardate come si amano!

Come ci ricorda monsignor Barron, all’epoca di Tertulliano gli estranei si avvicinavano ai cristiani attirati dall’amore che si poteva quasi toccare tra di loro. Un amore così grande che erano disposti a morire gli uni per gli altri. I grandi e forti proteggevano i più deboli.

La carità era una cosa che si viveva quotidianamente. Sono passati dei secoli, e sembra che il ricordo del Maestro si sia perso. E anche se ci definiamo suoi discepoli, dimentichiamo la prima regola che ci ha lasciato: “Amarsi gli uni gli altri”.

Questi insulti e queste dispute senza argomentazioni piene di linguaggio aggressivo parlano non di un popolo di Dio fatto di fratelli, ma della piccolezza di cuori che hanno dimenticato come amare il prossimo. Cercando di difendere la Chiesa, fanno ancora più danno.

2. Verità e calunnia

Siamo rapidi non solo a criticare, ma anche a parlare senza pensare e senza misericordia, facendoci scudo col fatto di “parlare con la verità”. Monsignor Barron, con fermezza e al contempo con semplicità e carità, ci fa dar conto della chiara distinzione tra verità e calunnia, ricordandoci che la calunnia è un peccato mortale.

È mortale perché va direttamente contro il prossimo con cattive intenzioni e mancanza nei confronti della verità, potendo provocare un danno terribile alla sua credibilità e al suo onore. È una violazione contro la carità e la giustizia, come sottolinea giustamente monsignor Barron.

Un’opinione argomentata e solida sarà sempre la benvenuta, ma una semplice derisione e un’aggressione accompagnata anche dall’anonimato, per giunta proveniente da fratelli cattolici, è penosa nonché dannosa per tutti, soprattutto per la Chiesa stessa.

La verità non dev’essere offensiva, ed è una sola. Non esiste la tua verità o la mia. Possono esistere vari punti di vista, ma la verità è una sola, e il suo unico padrone è Dio. Ci avviciniamo ad essa attraverso la formazione seria, la nostra vita interiore, spirituale. Mediante la grazia di Dio e i doni dello Spirito.

3. Correzione fraterna

La correzione fraterna è un modo per portare luce a chi è nell’errore, ma per poter correggere fraternamente bisogna prima essere fratelli!

Come possiamo correggere in questo modo se non ci trattiamo come fratelli, se tra noi sembra esserci una guerra costante, in cui a quanto pare la fame della verità è scomparsa ed è stata soppiantata dalla fame di avere ragione?

I commenti che spesso si presentano come difesa della fede, anziché portare luce, carità e giustizia portano oscurità e scoraggiamento. Siamo stati chiamati ad essere luce del mondo. Una luce che brilla, che accoglie, che calma, che consola, che illumina con la verità dell’amore.

Non dimentichiamo che tutti possiamo sbagliare, che in questo cammino cadremo molte volte e avremo bisogno gli uni degli altri per risollevarci e poter riprendere il cammino. Non affondiamoci tra noi. Impariamo insieme, formiamoci seriamente e coltiviamo una vita interiore, spirituale, sempre più vicina a Cristo.

La Vergine Maria ci presti quel cuore tenero, silenzioso e saggio per comprendere il grande mandato di Dio: l’amore.

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link.

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