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3 belle cose che ho scoperto recitando l’Angelus ogni giorno

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di Silvana Ramos

Da qualche tempo recito l’Angelus ogni giorno. All’inizio ho dovuto mettermi un promemoria sotto forma di sveglia perché la mia mente è fragile e la giornata occupata. Tra riunioni su Zoom, cucina e figli, sono riuscita a conquistare quei due minuti.

Sono bastati quei due minuti al giorno per toccare la mia vita. Condivido queste riflessioni sperando che possano essere di aiuto.

1. Fare una pausa per salutare mia madre con l’Angelus mi restituisce il sorriso

ŚMIECH KOBIETY
Priscilla Du Preez/Unsplash | CC0

“L’Angelo del Signore portò l’annunzio a Maria – Ed ella concepì per opera dello Spirito Santo”.

Il mezzogiorno è un momento della giornata piuttosto complicato. Almeno a casa mia c’è molto da fare, in cucina il lavoro ferve.

Allo stesso tempo, bisogna dare un’occhiata ai bambini che fanno i compiti, e nei giorni più fortunati (per usare un po’ di ironia), nel calendario figura anche qualche riunione di lavoro. Sembrerebbe impossibile fare una pausa.

Col passare dei giorni e l’insistenza, mi sono resa conto che si tratta a malapena di due minuti, un breve istante in cui la propria vita si ferma, si eleva il cuore al cielo, e senz’altro il cielo risponde.

Ricordare il saluto dell’angelo, oltre a portarmi indiscutibilmente a mettermi alla presenza di Maria, mi porta anche a uno stato di saluto, fermandomi e dicendo alla Vergine “Ciao, mamma”.

Quel saluto mi restituisce il sorriso. Tutta la follia del mezzogiorno, la stanchezza e anche il cattivo umore vengono dimenticati per un momento (almeno). Immagino che la Vergine mi guardi con gioia, come quando vedo i miei figli che entrano correndo e dicono rapidamente “Ciao, mamma, ti voglio bene”, scomparendo con la stessa velocità.

Pensare che posso offrire quel poco alla Vergine mi incoraggi ad andare avanti con le occupazioni della giornata.

2. Recitare l’Angelus mi ha permesso di riconoscere che tutto il mio lavoro è per il Signore

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Y Photo Studio|Shutterstock

“Eccomi, sono la serva del Signore. – Si compia in me la tua parola”.

La stanchezza, il caos, il non poter far tutto, il cattivo umore, la mancanza di pazienza, tutto insieme… la voglia di pregare scompare.

Bisogna compiere uno sforzo, piccolo, due minuti, anche se non se ne ha voglia.

A poco a poco, quei due minuti mi hanno ricordato il senso del mio lavoro. Di fronte alla stanchezza, alla voglia di gridare, ripetere “Eccomi, sono la serva del Signore” mi dona un po’ di accettazione e di calma.

A immagine di Maria, quel “Fiat” mi ricorda che non sono sola. Che le mie azioni, tutte insignificanti, possono diventare una preghiera d’amore.

È ricordare il senso della mia stanchezza, del mio sforzo. È tutto un lavoro d’amore, per la mia famiglia, per il mio lavoro, per la mia comunità, per Dio.

E quando i giorni sono di riposo o tranquilli, anche lì “Fiat, Signore”. Voglio godermi i Suoi doni, la gioia di sentirmi figlia.

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