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Che c’entra Dio nel nostro amore di coppia?

COUPLE LOVE LIGHTS EVENING
Nathan Dumlao, Unsplash
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Ci incantiamo davanti a versi inimitabili sull’amore come quelli di Shakespeare, ma quale essere umano ne è capace?

… non è amor l’amore / che cambia quando trova un cambiamento, / che si allontana quando l’altro si allontana. O no: è un faro fisso per sempre, / che guarda la tempesta senza esserne scosso; / l’amore è la stella di ogni nave vagabonda…
Non è zimbello del tempo, sebbene rosse guance e labbra / finiscano per piegarsi alla sua falce che gira; / l’amore non cambia in brevi ore o settimane, / ma tiene la rotta fino all’orlo del Giudizio: se qualcuno dimostra / che tutto ciò è sbagliato, / allora è vero, io non ho mai scritto, e nessun uomo ha mai amato.

Dinanzi all’amore, il nostro cuore è lacerato tra la tensione verso l’infinito che è insita in ogni vero e sano amore e l’incapacità di dominare il tempo e di garantire in modo assoluto la nostra fedeltà. Quale essere temporale e mortale può promettere l’eternità?

Eppure, l’amore non accetta niente di meno dell’eternità. «Colui che non si decide ad amare per sempre – ricorda san Karol Wojtyla – è difficile che possa amare sinceramente un solo giorno». Sheen osserva che l’amore «nei suoi momenti romantici usa il linguaggio dell’eternità, della Divinità e del cielo perché quelle sono i migliori a parafrasare le sue aspirazioni intramontabili».

Xavier Lacroix spiega che amare e «sposarsi significa accettare di essere legato. Significa accettare un senso ‘religioso’ dell’esistenza, se si vuole ricordare l’etimologia di questo termine, dal latino religare unire insieme».

Dio ha seminato l’amore nel cuore dell’uomo per farsi scoprire quando la fede vacilla. «Dentro l’amore umano batte sempre, come suo cuore instancabile e nascosto, l’Amore stesso di Dio» (Giorgio Mazzanti). A quest’amore, il dantesco «amor che move il sole e l’altre stelle», bisogna dare un nome: esso è il nome del Dio per il quale l’impossibile è possibile.

Dio nell’amore

Nell’amore l’uomo naturalmente eccede e per questo gli si apre il varco a ciò che lo trascende, a Colui che lo trascende. Nell’amore vero percepiamo qualcosa di Dio perché siamo attraversati carnalmente dal moto interno di Dio che è trascendenza, esodo e totale autodonazione. Cito un paragrafo ricco di Yannaras che esprime con ardore l’intrecciarsi del dinamismo dell’amore con la presenza di Dio al suo cuore:

Se ti sei innamorato una volta, sai ormai distinguere la vita da ciò che è supporto biologico e sentimentalismo, sai ormai distinguere la vita dalla sopravvivenza. Sai che la sopravvivenza significa vita senza senso e sensibilità, una morte strisciante; mangi il pane e non ti tieni in piedi, bevi l’acqua e non ti disseti, tocchi le cose e non le senti, annusi il fiore e il suo profumo non arriva alla tua anima. Se però l’amato è accanto a te, tutto, improvvisamente, risorge, e la vita ti inonda con tale forza che ritieni il vaso d’argilla della tua esistenza incapace a sostenerla. Tale piena della vita è l’eros. Non parlo di sentimentalismi e di slanci mistici, ma della vita, che solo allora diventa reale e tangibile, come se fossero cadute squame dai tuoi occhi e tutto, attorno a te, si manifestasse per la prima volta, ogni suono venisse udito per la prima volta, e il tatto fremesse di gioia alla prima percezione delle cose. Tale eros non è privilegio né dei virtuosi né dei saggi, è offerto a tutti, con pari possibilità. Ed è la sola pregustazione del Regno, il solo reale superamento della morte. Perché solo se esci dal tuo Io, sia pure per gli occhi belli di una zingara, sai cosa domandi a Dio e perché corri dietro di Lui.

L’amore non ci fa solo uscire da noi stessi, esso ci porta in alto, sopra noi stessi e sopra l’effimero. L’amore è estasi e trascendenza, è una via verso Dio. Non a caso, i mistici, quando parlano dell’esperienza intima di Dio, non trovano linguaggio migliore di quello degli amanti e degli amplessi amorosi. L’estasi di Teresa de Jesús del Bernini sembra un orgasmo. I poemi di alcuni mistici possono indurre all’imbarazzo con la loro audacia erotica. Il compimento dell’eros è la santità, è l’esodo dal deserto dell’io per entrare nella terra promessa di Dio.

L’amore non è Dio, ma grazie all’esodo dell’amore iniziamo a somigliare a Dio, permettiamo a Dio di diventare vita della nostra vita. Amare come Dio ci trasfigura, non per fare di noi degli dèi capricciosi che possiedono l’altro, ma per conformarci a somiglianza del Dio che ama donando tutto e donando tutto se stesso.

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