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Alla fine riesce a pregare con gli agonizzanti dell’ospedale più grande dell’America Latina

ANDRES ESTEBAN LOPEZ RUIZ

Facebook | Padre Andrés Esteban

Jaime Septién - pubblicato il 21/05/20

Padre Andrés Esteban López ha avviato i “Rosari della Speranza” per pregare per i malati a cui non poteva far visita durante la pandemia, ma questo sacerdote inquieto e insistente è riuscito a fare ciò che voleva: entrare in ospedale

Iniziava il mese di aprile, e padre Andrés Esteban López, parroco della Sacra Famiglia, nel cuore di uno dei quartieri popolari di Città del Messico, quello di Portales, avviava insieme ad altri sacerdoti della sua parrocchia e ad alcuni fedeli cattolici i “Rosari della Speranza”.

Di fronte all’impossibilità di entrare negli ospedali pubblici per assistere spiritualmente i malati di Covid-19, padre López ha deciso di “adottare” malati, infermieri, infermiere, barellieri, personale delle pulizie e della vigilanza, e di recitare a distanza le quattro corone complete del Rosario per ciascuno di loro.

L’iniziativa è stata accolta con fervore da centinaia di fedeli che recitavano i Misteri Gaudiosi per un dottore o una dottoressa, i Misteri Luminosi per un infermiere o un’infermiera, i Misteri Dolorosi per gli agonizzanti e i Misteri Gloriosi per un membro del personale delle pulizie o della vigilanza degli ospedali.

L’obiettivo di questa campagna di preghiera è che la Vergine entri “dove noi non possiamo entrare” e consoli “chi sta soffrendo”. Padre López, però, è insistente, e voleva entrare anche lui in ospedale.

A forza di insistere, il sacerdote è riuscito a invertire il parere negativo delle autorità sanitarie e quello dei dirigenti dell’Hospital General di Città del Messico, il nosocomio più grande dell’America Latina, e dopo aver bussato alle porte per quasi un mese ha finalmente ottenuto il permesso di pregare personalmente con i malati in condizioni critiche.

ANDRES ESTEBAN LOPEZ RUIZ
Facebook | Padre Andrés Esteban

Rimanere a bordo

I “Rosari della speranza” sono nati quando padre López è andato a confessare una donna che era stata contagiata dal virus. La signora è riuscita a riprendersi, ma il sacerdote ha pensato che c’erano molte persone in condizioni gravi e isolate negli ospedali che non avrebbero avuto nessuno che le accompagnasse nel tratto finale della loro vita.

Voleva anche avvicinarsi ai medici. Lo aveva già detto alla rivista Desde la Fe: “Molti medici stanno soffrendo davvero, hanno paura, ma non hanno altra opzione che stare lì, e nella maggior parte dei casi sono davvero coraggiosi, perché anche a rischio del contagio hanno deciso di rimanere a bordo, sulla barca”.

ANDRES ESTEBAN LOPEZ RUIZ
Facebook | Padre Andrés Esteban

Entrando nel reparto di terapia intensiva dell’Hospital General, questo sacerdote di 35 anni ha realizzato il suo desiderio più profondo: accompagnare gli agonizzanti con la benedizione, gli olii santi, la preghiera e la misericordia di Dio mediante l’assoluzione dei loro peccati, e accompagnare anche il personale sanitario che li assiste.

El País lo descrive così: “Ha pregato un momento in silenzio e poi è passato alla stanza successiva. I medici e le infermiere si sono fermati per un istante e sono rimasti a guardarlo, come se dicessero ‘E quest’uomo che fa qui? Tutti vogliono uscire da qui e lui vuole entrare!’”

“E allora ha iniziato a predicare. ‘Perché termini questa pandemia ti preghiamo, ascoltaci’. Le preghiere di padre López chiedevano la salvezza degli agonizzanti, l’eterno riposo dei fedeli defunti, fede e forza per il personale sanitario. E la sensazione di disagio e la paura sono sfumati”.

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coronavirusmessicoospedalepreghieresacerdote
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