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Sacerdoti statunitensi in prima linea nella lotta al coronavirus

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Philippe Lissac / Godong

Octavio Messias - pubblicato il 04/05/20

L'arcidiocesi di Boston porta l'unzione degli infermi ai malati di Covid-19

Qualche settimana dopo che l’arcidiocesi di Chicago, nella zona centro-orientale degli Stati Uniti, ha formato un team per portare la benedizione ai malati di Covid-19 negli ospedali, l’arcidiocesi di Boston, nella zona nord-orientale del Paese, ha avviato un’iniziativa simile. L’arcivescovado ha inviato una squadra di 30 sacerdoti per far visita ai pazienti ricoverati nei reparti di terapia intensiva contagiati dal nuovo coronavirus e garantire che chi non sopravvive riceva l’unzione degli infermi.

“Siamo molto grati ai sacerdoti che si sono offerti per servire in questo ministero, e chiediamo a tutti di pregare per loro, per la loro missione e la loro sicurezza”, ha scritto il cardinale Sean O’Malley nel suo blog.

Per cercare di garantire la sicurezza dell’équipe, sono stati designati solo sacerdoti con meno di 45 anni e senza condizioni mediche previe. I presbiteri si sono divisi in cappelle vuote vicine agli ospedali, e durante la crisi devono servire esclusivamente in queste.

Madre M.C. Sullivan, coordinatrice della salute dell’arcidiocesi, ha detto di essere stata avvertita dall’équipe medica della necessità di queste cappelle. La religiosa ha rivelato che ha dovuto usare le sue conoscenze in campo sanitario e realizzare un’opera di convincimento delle équipes mediche, inizialmente reticenti, sul fatto che sarebbe stato sicuro per i medici, i pazienti e i sacerdoti.

“Stiamo facendo il possibile perché i pazienti ricevano l’unzione dei malati, anche se questo è ostacolato dal loro stato o dal regolamento dell’ospedale”, ha riferito madre Sullivan al The Boston Pilot, il quotidiano dell’arcidiocesi.

Per via della politica di non accettazione delle visite, che includerebbe anche quelle dei sacerdoti, solo 45 ospedali hanno accettato l’offerta. Più di 80 sacerdoti hanno partecipato a una formazione che insegnava i modi più sicuri per rapportarsi ai malati in ospedale e mantenere il distanziamento sociale al di fuori dell’edifcio.

La religiosa sostiene che sia un modo per mantenere la Chiesa attiva e presente nonostante tutti gli impedimenti. “La Chiesa non solo non se n’è andata, ma corre il rischio per servire i fedeli”, ha affermato.

Padre Tom Macdonald, vice-rettore del Seminario St. John di Boston, ha dichiarato che essere un cappellano all’epoca del Covid-19 è “come essere un pompiere in caserma. Riceviamo chiamate, usciamo correndo e poi torniamo”.

Come ha spiegato l’emittente radiofonica WGBH, il programma non ha avuto un impatto solo sui pazienti: “La risposta di familiari, pazienti e membri dell’équipe è stata estremamente positiva”.

“I membri dell’équipe e gli amministratori degli ospedali sono rimasti davvero soddisfatti per il modo in cui questo ha funzionato”, ha riconosciuto madre Sullivan. “Sono molto incoraggiati dai pazienti”.

Nei primi giorni del programma, agli inizi di aprile, un sacerdote ha amministrato il sacramento per la prima volta, e madre Sullivan ha detto che, una volta terminata l’unzione di un malato, quando stava uscendo dalla stanza, un’infermiera gli ha chiesto di benedire l’équipe.

“Il sacerdote ha pensato che si riferisse solo ai membri che erano lì presenti”, ha spiegato la religiosa, “ma quando è uscito 25 membri dell’équipe ospedaliera si erano riuniti per ricevere la benedizione”.

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