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La preghiera speciale dei monaci benedettini di Norcia contro peste, carestie e guerre

screenshot from nursia.com

I monaci di Norcia

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 20/04/20

Con le restrizioni per il contenimento dell'epidemia viene meno la condivisione. "Il nascondimento dal mondo assume, così, un simbolismo quasi sacramentale"

I monaci benedettini di Norcia dal 30 marzo scorso hanno scelto di offrire una loro particolare preghiera per la liberazione dal coronavirus, ma anche dalle «carestie e dalle guerre».

Una invocazione particolare quella di questi religiosi che hanno scelto di non abbandonare nonostante il terribile sisma del 2016 la cittadina che diede i natali proprio al loro fondatore e padre del monachesimo occidentale: san Benedetto (Avvenire, 20 aprile).

SAINT BENEDICT
Public Domain

San Benedetto da Norcia

Le giornate al monastero di Norcia

Durante la pandemia, schive Dom Benedetto Nivakoff, ​Priore del monastero di Norcia – la vita per i monaci di Norcia (tutti sani al 30 marzo) continua come al solito, con alcune eccezioni. Ogni mattina, durante la solenne Messa conventuale abbiamo aggiunto preghiere contro la pestilenza».

Nel pomeriggio, prosegue il Priore, «procediamo attraverso la proprietà con le reliquie della Vera Croce pregando per la liberazione da “peste, carestie e guerre”, così come gli antichi che sapevano che queste tribolazioni spesso sorgevano insieme».

Le preghiere per dottori e infermieri

In particolare, «nelle nostre preghiere ci sono molti dottori e infermieri che si stanno sacrificando molto – e molto rischiano – per mantenere in vita gli altri e riportarli in salute. La nostra regione, l’Umbria, ha una scarsa densità di popolazione, quindi i casi di coronavirus intorno a noi sono meno numerosi che nel nord Italia. Sappiamo che questa situazione potrebbe mutare rapidamente».

Monaci di Norcia.

Il nascondimento che diventa un tema sacro

Un cambiamento notevole per i frati è stata la totale assenza di visitatori in basilica. «Sebbene Norcia sia fuori dalle strade di grande comunicazione – spiega Dom Benedetto – siamo fortunati nel poter condividere spesso la nostra vita – l’Ufficio cantato e la Santa Messa – con i visitatori. Le misure adottate dal Governo per il contenimento dell’epidemia precludono questa condivisione confinando ciascuno nella propria casa. Il nascondimento dal mondo assume, così, un simbolismo quasi sacramentale durante questa straordinaria crisi».

La possibilità che ci sta offrendo oggi Dio

Per secoli, osserva il Priore, «non è stato possibile vedere da vicino i misteri dell’altare. In alcuni secoli, nei momenti più importanti della Messa venivano tirate delle tende. Ancora oggi, le solenni preghiere di consacrazione sono dette nei toni più bassi – un sussurro – mentre si svolge il mistero della liturgia».

Il nascondimento, conclude Dom Benedetto, «intrinseco alla Messa (con un’iconostasi nel rito bizantino) è stato, in qualche forma, comune a tutti per centinaia di anni; ha evocato il mistero.Nella nostra epoca, che richiede di vedere per credere, Dio ci offre la possibilità di riscoprire il mistero – il mistero dell’efficacia invisibile della Messa (2 Cor 4,18)» (it.nursia.org).


FRANCIS

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