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5 elementi per capire che abbiamo tutti bisogno di consolazione spirituale

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Shutterstock / MANDY GODBEHEAR

Catholic Link - pubblicato il 04/04/20

di Silvana Ramos

Fuggire dal dolore non ha senso. È quasi come fuggire dall’amore. Prima o poi il dolore arriva nella nostra vita, in momenti diversi e con varia intensità. Possiamo sperimentarlo fin da piccoli. Non c’è età in cui il dolore sia assente. Il dolore è un mistero proprio di ciò che è umano.

Ci sono momenti in cui è così intenso che ci costa affrontarlo. Arriva per questioni o circostanze proprie della nostra vita, ma anche per fattori esterni e inaspettati che ci colgono di sorpresa.

Un terremoto, una crisi economica, una pandemia… Sperimentiamo circostanze per le quali non siamo preparati. Arriva l’incertezza, e ci sembra di trovarci in una strada senza uscita.

I momenti di dolore non sono fatti per ascoltare sermoni. Abbiamo bisogno di consolazione, di compagnia, di un luogo in cui riposare e riprendere le forze per andare avanti.

È allora che la consolazione spirituale acquista una rilevanza ancor maggiore. Come accedervi? È sempre a disposizione? E se non ho mai fatto ricorso a Dio? Ecco qualche suggerimento per capire un po’ meglio la consolazione spirituale. Capirete che è un dono accessibile a tutti.

1. Tutti abbiamo bisogno di consolazione spirituale

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CC BRO JEFFREY PIOQUINTO / FLICKR

Capire che tutti abbiamo bisogno di consolazione è un buon punto di partenza. Avere bisogno di essere consolati non significa essere deboli per definizione, ma che si è umani e che non si può fare tutto.

Vuol dire che amiamo, che le cose ci fanno soffrire. Che a volte (spesso) ci sentiamo perduti e abbiamo bisogno di qualcuno che non solo ci mostri il cammino, ma che ci accompagni. Camminare da soli nella vita è impossibile. Siamo fatti per vivere in comunità, insieme.

Quanto ci mancano l’affetto e la compagnia in questi momenti! Abbiamo bisogno gli uni degli altri. “Altri” in cui poter riposare fiduciosi. Se capiamo questo, tutto acquisterà senso.

2. Vedere Cristo come un amico

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Cristo è quella persona che ama in modo incondizionato, e non è lontano, sa quello che proviamo. Ha sperimentato i dolori più grandi – paura, tradimento, solitudine, morte. Cristo ha dato la propria vita, fino all’ultima goccia di sangue. È vero Dio e vero uomo. Conosce le nostre lotte meglio di chiunque altro.

Cristo vive. Guardiamolo per quello che è, il nostro grande amico, quello vero. Quello che ha dato la vita per noi. Guardiamo Cristo come un amico, colui con cui possiamo parlare senza dover nascondere nulla, con la fiducia con cui abbiamo sempre sognato di parlare con qualcuno.

3. Sapere che Dio ci ha creati nella libertà

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Dio ci ha creati nella libertà. Se gestisse tutto a suo piacimento non saremmo figli, ma schiavi alla sua mercè. È difficile da capire? Ci ha creati liberi. Non c’è amore più grande di questo. Abbiamo la libertà di amarlo o meno.

Avvicinarci a Lui e lasciarci riempire dal suo amore è la cosa migliore che possiamo fare per la nostra vita. Dio chiama, non obbliga. Il solo fatto di dire “Dio mio”, di avere il coraggio di chiamarlo, è il primo passo di una storia d’amore interminabile.

A volte serve solo una piccola spinta per avvicinarsi a Lui, e al riguardo vi raccomando il ciclo di conferenze online Consolazione Spirituale («Consuelo espiritual»). A me è servito molto, e sono certa che aiuterà anche voi, soprattutto in questo periodo di incertezza.

4. La fede è un dono che si concede, ma anche che si chiede

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“Dio mio, credo, ma aumenta la mia fede”. Questa giaculatoria che spesso recitiamo senza pensare è un’arma potente. La fede è un dono di Dio, ma bisogna chiedergliela ogni giorno di più, come il pane che chiediamo ogni giorno, come l’acqua di cui abbiamo bisogno per vivere.

La fede è necessaria per poter sperimentare in modo più profondo la presenza di Dio – una presenza reale che non ci riempirà di sermoni nei momenti di dolore, ma di compagnia e consolazione. Lasciamolo entrare.

5. Godere della sua compagnia

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© Moyan Brenn

Dio non è qualcosa di grave o noioso. Non è un luogo solo, non è una lontananza, ma la pienezza, una gioia quasi inspiegabile. Una dolcezza costante, una delicatezza e una tenerezza a nostra misura. Perché Dio non ci ama in blocco, ma in modo personale.

Ci conosce e sa di che tipo di consolazione abbiamo bisogno. Sa cosa desidera il nostro cuore. Dio non è solo per i santi, ma la pienezza per tutti e in modo personale e unico per ciascuno. Questa consolazione a cui il nostro spirito anela è vicina, possibile e concreta.

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link.

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