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Il messaggio che il Papa vuole che inscriviate per sempre nel cuore

POPE URBI ET ORBI

YARA NARDI / POOL / AFP

Catholic Link - pubblicato il 02/04/20

di Pablo Perazzo

Venerdì 27 marzo 2020, milioni di persone hanno partecipato dalle proprie case, attraverso le reti sociali e i mezzi di comunicazione, alla benedizione straordinaria Urbi et Orbi impartita da Papa Francesco.

Tutto il rituale, le immagini e le parole del Santo Padre Francesco passeranno alla storia. Fotografie, frasi incise nella retina, nella memoria e nello spirito delle innumerevoli persone che hanno assistito a questo atto liturgico.

Il tempo trascorso pregando davanti alla Vergine nei confronti della quale i romani hanno una grande devozione, la preghiera davanti al crocifisso a cui viene attribuita la fine della peste del 1522, la benedizione con il Santissimo Sacramento. La presenza reale di Cristo nell’ostia sull’altare.

Vorrei compiere qualche riflessione sulle parole di Papa Francesco e condividere il video completo di questo grande momento nel caso in cui non abbiate potuto assistervi o desideriate riviverlo.

Tutta l’umanità attraversa unita questa tempesta

Credo che il Vangelo scelto per la riflessione spirituale del Pontefice non avrebbe potuto essere più opportuno. La barca degli apostoli stava per naufragare a causa della tempesta mentre Gesù dormiva pacificamente, senza che apparentemente gli importasse della situazione.

Possiamo trovare questo passo nei tre Vangeli sinottici (Mt 8, 23 – 27 / Lc 8, 22 – 25 / Mc 4, 35 – 41). In questo momento siamo anche noi in quella barca, attraversando una fortissima tempesta che ci tiene aggrappati gli uni agli altri come una grande famiglia, come umanità.

Non è qualcosa di estraneo, che succede in un Paese o in un continente lontano. È costato la vita a migliaia di persone nel mondo. È alla porta delle nostre case, se già non abbiamo qualche familiare contagiato.

La capacità sanitaria di vari Paesi sta arrivando al limite. Non ci sono abbastanza respiratori, posti letto in terapia intensiva, mascherine… Le onde sono forti, il vento non risparmia nessuno, e stiamo affondando.

Tempo per meditare su cosa stiamo facendo della nostra vita

Sono passate ormai delle settimane, ed è impossibile che qualcuno non abbia ancora pensato a cosa sta facendo della sua vita, a come sta vivendo o a quale senso sta dando alla sua esistenza. In questo momento sono cadute le maschere del denaro, del potere e la ricerca di piacere a ogni costo.

La pandemia ci riporta all’essenziale. La vulnerabilità, l’esperienza di fragilità e limitazione, ci mette di fronte alla nostra condizione reale di semplici mortali. La morte è dietro l’angolo. In questo momento ci chiediamo cosa voglia dire Dio all’umanità, e a ciascuno di noi in particolare.

L’atteggiamento cristiano di fronte alla tempesta

Papa Francesco ha iniziato aiutandoci a ricordare la nostra fraternità universale. Siamo perduti, ma non siamo soli. Innanzitutto, siamo tutti nella stessa situazione. Con poche, forti parole, il Pontefice ci ha detto che in questa tempesta ci troviamo di fronte a due atteggiamenti.

Il primo è quello degli apostoli, che riflettono la nostra paura, la nostra angoscia e tante reazioni negative, il secondo è quello di Gesù, per noi molto difficile da capire. Pietro, svegliandolo, gli chiede se non gli importi di quello che stanno vivendo. A Dio non importa cosa sta accadendo all’umanità?

La situazione in cui ci troviamo è di grande sofferenza. Direi che stiamo attraversando un “lutto” universale. Il dolore e la sofferenza – di varia indole – fanno sì che nel nostro cuore si insedi un’esperienza di vuoto e mancanza di senso, che ci brucia profondamente.

Sembrerebbe che a Gesù non importi della nostra situazione. Chiedo a chi ha figli come si sentirebbe se uno di loro gli chiedesse se non gli importa del suo dolore o della sua sofferenza. È come una spada che trafigge il cuore di fronte al dubbio dell’amore che proviamo per loro.

Gesù chiede allora agli apostoli – e Papa Francesco lo ha ripetuto varie volte nella sua riflessione – “Perché avete paura? Non avete fede?” Ciascuno di noi deve porsi questa domanda. Quando guardiamo le croci e le sofferenze della nostra vita, cosa pensiamo di Dio? Quante volte lo rimproveriamo, dicendo che non si interessa di noi, che ci ha dimenticato o che permette perfino il male, perché non ci ascolta più?

Il Signore dorme nella tempesta, e spesso sembra “dormire” anche nella nostra vita. Bisognerà chiedergli di svegliarsi?

Dico a ciascuno di voi lettori: “Svegliati, tu che dormi, apri gli occhi e renditi conto che il Signore è al tuo fianco e ti tiene per mano”. Solo quando chiediamo il suo aiuto riconosciamo la nostra situazione di vulnerabilità, di totale fragilità. La sua grazia ha il modo di penetrare nei nostri cuori e di rendersi presente nella nostra vita (1 Corinzi 12, 9 – 10).

Scopriamo le cose importanti della vita

“Vi supplichiamo nel nome di Cristo: siate riconciliati con Dio” (2 Corinzi 5, 20). È un tempo di prova, e non per dare giudizi. Separate ciò che è necessario nella vostra vita da quello che non lo è. Tornate all’essenziale. Ristabilite la direzione della vostra esistenza, e prendete coscienza degli atteggiamenti che dovete cambiare.

Rinnovate o recuperate la vita dello spirito. Abbandonate le maschere, le cose materiali. Non cercate le apparenze delle passerelle di moda, degli spettacoli di questo mondo consumistico ed edonista. Scriviamo una nuova storia e guardiamo a coloro che con il loro servizio silenzioso stanno forgiando la base della nostra società: medici, infermieri, équipes sanitari, poliziotti, insegnanti, politici, sacerdoti e consacrati.

Viviamo la speranza che ci dona il Signore

È il momento di vivere la speranza. Non lasciamoci trascinare da paura o panico. La fede ci dà la certezza nel fatto che Gesù ha già vinto la morte di questo mondo, dei nostri cuori. È Lui che calma la tempesta che stiamo attraversando.

È Lui che ci offre la vera speranza (Rm 5, 3-5). Non è un ottimismo ingenuo, né un negativismo rassegnato. È l’atteggiamento sereno di chi scopre che in tutta questa situazione ha un porto sicuro, è nella barca della Chiesa, fatta del legno della croce su cui è morto il Signore.

È questa la nostra speranza. Se rimaniamo in questa barca, allora possiamo stare tranquilli, perché il Signore stesso ci ha detto che sarà con noi fino alla fine dei tempi. Non ci ha abbandonati. Si preoccupa per noi.

Senza questa fede e questa speranza affondiamo, non siamo autosufficienti. Invitiamo il Signore nella barca della nostra quarantena, della nostra vita, della nostra casa e della nostra famiglia. Signore, porta la serenità che tanto desidero. Dicci “Svegliati, tu che dormi! E lasciami entrare nella tua vita!”

Non abbiamo paura. Il Signore è risorto, e lo vivremo ancora una volta in questa Pasqua. Ravvivate la vostra fede, non permettete che la fiamma di Cristo si spenga nel vostro cuore. Perché avere paura se il Signore è già risorto? Ricordiamo le parole di Papa Francesco durante quesa bella omelia:

“Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutte quante le cose che vi ho comandate. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine dell’età presente” (Matteo 28, 19-20).

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link.

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