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Pontificia Accademia per la Vita: “Età non può essere criterio unico e automatico di scelta”

KORONAWIRUS

Halfpoint | Shutterstock

Sono migliaia le persone che in tutto il mondo lottano nelle terapie intensive contro il Covid.

Lucandrea Massaro - pubblicato il 31/03/20

In un documento firmato dal Presidente mons. Vincenzo Paglia le preoccupazioni del Vaticano sulle procedure per scegliere chi curare

«l’emergenza sanitaria potrebbe farci arrivare a una insufficiente disponibilità di risorse. Fatto ogni possibile sforzo organizzativo per aumentare le attrezzature mediche, le decisioni non potranno basarsi su una differenza di valore della vita umana e della dignità di ogni persona, che sono sempre uguali e inestimabili. La scelta riguarda piuttosto l’impiego dei trattamenti nel modo migliore possibile, sulla base delle necessità del paziente e della valutazione dei benefici clinici prevedibili. L’età non può essere criterio unico e automatico di scelta e, in ogni caso, non dobbiamo mai abbandonare la persona malata: cure palliative e trattamento del dolore non possono mai essere trascurate»

E’ una preoccupazione impellente e molto pratica quella che la Pontificia Accademia per la Vita ha espresso in una nota proprio ieri. L’idea che la crisi, pur con le sue difficoltà materiali, non diventi una occasione per approfondire la “cultura dello scarto” come la chiama il Papa, bensì perché sia una opportunità diretta di far emergere « un ‘di più’ di fraternità a livello  globale».


COVID USA

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Un problema concreto che per esempio ha già investito gli Stati Uniti dove in molti stati si è già scelto di non intubare i disabili psichici e fisici, operando quindi una scelta “utilitaristica” e dunque di scartare chi è debole. Per ora non possiamo che ringraziare circa il fatto che il nostro sistema sanitario nazionale sia informato dei criteri di universalità e di solidarietà, anche grazie alla profonda cultura umanistica e cristiana che aveva portato alla sua creazione alla fine degli anni ’70 e in particolare alla figura di Tina Anselmi, ministra democristiana della Sanità.

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