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Susy, in prima linea con la Croce Rossa nell’inferno di Bergamo: “Dio, dove sei?”

SUSANNA CACCIA,
Susanna Caccia
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“Lui c’è”, le ha risposto la sua amica d’infanzia Consuelo che, generosamente, ci ha regalato la sua testimonianza di bergamasca addolorata ma anche piena di fede e speranza!

Qualche mattina fa, la mia amica virtuale Consuelo Nespoli, ha pubblicato sul suo profilo Instagram una foto che mi ha molto colpito. C’era un’ambulanza della Croce Rossa Italiana e davanti un’operatrice: guanti, mascherina, tuta bianca protettiva, cuffia e occhiali di sicurezza. L’hashtag che accompagnava l’immagine diceva: #grazieSusy. Commossa e incuriosita ho mandato un messaggio a Consuelo per saperne qualcosa di più.

SUSANNA CACCIA,
Susanna Caccia

Se anche voi volete conoscere Susy, leggete la testimonianza che mi ha regalato Consuelo nella quale racconta cosa sta accadendo a Bergamo. Le avevo proposto un’intervista telefonica ma lei con sincerità mi ha risposto: “Ho la lacrima facile in questi giorni, preferisco scrivere”.

Quanto dolore, senso di impotenza, smarrimento, ma anche quanta speranza, generosità, fede, sta vivendo la popolazione bergamasca che, anche in un momento così drammatico, “an mola mia!”, non molla mai, come con forza mi ha ribadito Consuelo.

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La testimonianza di Consuelo

Silvia mi chiede di presentarmi e di condividere la mia esperienza di bergamasca durante questa pandemia, chiusa in casa, con mia figlia Lorenza da ormai 17 giorni. Sono Consuelo, una semplice casalinga di 47 anni, nata e cresciuta a Seriate, un comune in provincia di Bergamo di circa 25.500 abitanti.

Credo che la mia storia personale non sia molto interessante da raccontare, ma voglio cercare di trasmettervi quello che sto provando ogni giorno, perché non è tanto il fatto di essere chiusa in casa a creare grossi problemi, non ci manca nulla e non siamo in guerra, come dice qualcuno, ma piuttosto è l’angoscia che sale nel sentire in continuazione le sirene delle ambulanze che ti spinge a rientrare in casa per non piangere. La cosa più brutta è l’impossibilità di aiutare, di spenderti per gli altri anche solo un minimo: ti senti inerme di fronte ad una così grande sofferenza. Il nostro sindaco infatti ha preferito non diffondere i numeri delle vittime, che sicuramente sono allucinanti, per rassicurarci del fatto che si sta facendo tutto il possibile e anche di più. Forse sono morte persone che conoscevo e non lo saprò fino a quando sarà tutto finito, ad altre morte vicino a me non ho potuto né far arrivare il mio abbraccio, né una preghiera recitata di fronte la loro bara, molte altre sono state portate via dai carri dell’esercito che hanno “sfilato” la notte del 18 marzo, altre ancora invece sono ricoverate e stanno lottando per poter tornare a vivere come prima.

PRONTO SOCCORSO DI SERIATE,
Consuelo Nespoli
Pronto Soccorso di Seriate

I TG parlano chiaro, ed è per quello che faccio sempre più fatica a guardarli.

La preghiera è ormai l’unico rifugio! Grazie a Dio qua nella nostra Bergamo è ancora molto fervida, tanti sacerdoti si stanno sacrificando per i propri fedeli e purtroppo finora ne sono morti 20. Le chiese sono aperte ma non si possono celebrare Messe, se si vuole pregare ci si collega via social o alla TV o semplicemente in casa nostra in silenzio, da soli in un modo che non ci saremmo mai aspettati. Il nostro vescovo ci è molto vicino e anche il Santo Padre, siamo entrati nel cuore di molti italiani, per i nostri morti, per le nostre lacrime ma soprattutto per la nostra voglia di non mollare (an mola mia!!!). La fatica ci potrà sfiancare adesso ma quando torneremo ad abbracciarci ne sarà valsa la pena.

Chi è Susanna

In tutto questo però c’è anche l’attesa di notizie da un’amica, ed è questa la storia che volevo raccontarvi. Susanna lavora in prima linea per la Croce Rossa e ogni giorno le chiedevo come stava: “Stai attenta mi raccomando! Riguardati…”. Sì, perché le storie più belle da raccontare, ma anche le più strazianti, sono quelle dei nostri infermieri, medici e assistenti che lavorano con orari assurdi come Susanna: una mia carissima amica sin dall’infanzia, cresciuta in una famiglia di volontari della Croce Rossa, il papà Pietro in primis. Siamo cresciute insieme, sempre vicine di banco per scopiazzare a vicenda sia durante le elementari sia durante le medie. L’adolescenza però ci ha diviso per qualche anno, ci siamo rincontrate poi da giovani donne, lei sempre con quella voglia di fare e di donarsi agli altri. Il suo desiderio di aiutare il prossimo non a caso diventò il suo vero lavoro, quello che ha desiderato con tutta se stessa. Ricordo le telefonate in cui mi diceva: “Domani mi confermano se mi assumono o no…”; “no, in disoccupazione per sei mesi!!!”. Poi il concorso per essere assunta: tornare a studiare, la fatica di ricominciare, l’ansia di non farcela e la grande soddisfazione poi di essere tra le prime a superare i test, e… guida pure l’ambulanza! Al telefono quando me l’ha detto mi ha raccontato aneddoti che mi ricordavano i tempi della scuola, che risate, perché Susy mi ha sempre strappato enormi sorrisi, serate allegre e colazioni dolcissime!!!

SUSANNA CACCIA E CONSUELO NESPOLI,
Consuelo Nespoli
Susanna e Consuelo

È stata in prima linea da subito: turni massacranti – la foto dice tutto su come lavoravano – soprattutto di notte, la fila nei pronto soccorso per lasciare i pazienti, i posti che cominciavano a scarseggiare e il dover scegliere chi prendere e chi lasciare. Brutto da dire, è vero, se solo pensi che potrebbe essere un tuo caro: che tremenda responsabilità!

SUSANNA CACCIA
Susanna Caccia

Ha visto occhi chiudersi senza poter far nulla, ha stretto mani e consolato anziani soli, ma anche disinfettato pavimenti e scrivanie per gli amici del turno successivo. Le ho detto di benedire chi poteva che il nostro vescovo dava loro il permesso di farlo e mi ha risposto come molti: “Dio dov’è?”. “Lui c’è”, le dicevo. “Non preoccuparti, non è Dio che ha voluto tutto questo, Lui è buono…”. Anche se è difficile da spiegare quando ti muore tra le braccia una persona, quando perdi un amico del 118 con cui hai passato anni a condividere turni su turni, oppure quando muore la tua vicina di casa di 43 anni con due figli adolescenti.

 

SUSANNA CACCIA,
Susanna Caccia

Poi si sveglia una mattina e si accorge di avere la febbre: “maledetto virus, io ti combatterò e tornerò più forte di prima” mi ha detto. Ora è in malattia, il tampone non glielo fanno ma fortunatamente sa bene come gestire la cosa. Spera soprattutto di non aver contagiato i suoi famigliari. La sento tutti i giorni e la tengo monitorata anche io, perché quello che stiamo vivendo, pur nel dolore e nell’apprensione del non sapere dove ci porterà questo virus, ci unisce ancora di più. Susy ha un carattere solare che l’aiuta ad affrontare tutto con il sorriso, cosa che non tutti i suoi colleghi riescono a fare, in una settimana si sono ammalati in 11.

SUSANNA CACCIA,
Susanna Caccia

Susy, i suoi colleghi, i medici e Noi bergamaschi chiediamo di non essere lasciati soli, allo stesso modo i bresciani o i cremonesi o i milanesi. Vi chiediamo tanta preghiera perché tutto possa finire e quando sarà finito aiutateci a rialzarci, tutti insieme, senza polemiche sul di chi è la colpa, si poteva agire diversamente, se… ma… però… non ci interessano.

Noter an MOLA MIA (Noi non molliamo mai, NdR), ma voi tutti restateci accanto.

Ti voglio bene Susy… sei una grande amica!!!!

Un abbraccio Consuelo.

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Ti ringrazio Consuelo per aver condiviso non solo con me, ma anche con tutti i nostri lettori, la tua esperienza sincera, addolorata ma anche piena di speranza e amore! Spero di non averti rubato troppo tempo, visto che devi cucire insieme a tua sorella i camici per gli operatori socio-sanitari dell’ospedale di Seriate che sono rimasti senza e ti hanno chiesto la gentilezza di realizzarli per permettergli di continuare a svolgere il loro prezioso lavoro. Tu da brava sarta e da bergamasca tosta non ti sei tirata indietro e stai cercando di confezionarli nel minor tempo possibile. Mi hai scritto che sei riuscita a consegnare i primi 5. Dio doni il centuplo a te, e a tutte le donne che – come mi hai raccontato – si stanno adoperando come possono per aiutare e sostenere, anche da casa, chi è in trincea.

OPERATORI SOCIO-SANITARI,
Consuelo Nespoli
I primi camici realizzati dalle donne della Valle Seriana per gli operatori socio-sanitari.
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