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Papà Alfonso ringrazia l’angelo del 118 che l’ha aiutato a far nascere suo figlio

LORENZO, 118, NASCITA
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Il Pronto Soccorso era chiuso per una sanificazione a causa del coronavirus: Alfonso è stato guidato al telefono da Ilaria, operatrice del 118, ad assistere la moglie Maria in travaglio. Lorenzo è nato a casa il 22 marzo e sta bene.

La cifra esorbitante dei morti che ogni nuova giornata porta con sé è dura da ascoltare; un dato non è fraintendibile, eppure farci i conti davvero è durissimo. Ci vorrà tempo per comprendere ( … proprio nel senso di prendere con noi, trattenere e meditare) la tragicità degli eventi di queste settimane. Ora ci siamo dentro e le viviamo, appieno. Viviamo anche il mistero buono per cui, dentro uno scenario cupo di dolore e morte, la scintilla della vita non si arresta. Le due linee opposte non si annullano a vicenda (cioé: le nascite non ci fanno dimenticare le morti), semmai accrescono l’intensità della nostra consapevolezza: siamo qui a contemplare che il nostro «esserci» è proprio una presenza fragile ma preziosa.

Istruzioni per nascere

Qualche giorno fa a Frattaminore, in provincia di Napoli, è accaduto un piccolo fatto straordinario, una nascita insolita che ha portato una ventata di speranza in uno dei luoghi messi a dura prova dall’emergenza del Covid19: le centrali del 118. Tra richieste incessanti di interventi per patologie legate al coronavirus, Ilaria ha risposto a una chiamata diversa: nella sua postazione al 118 è arrivato il messaggio di un papà agitato, Alfonso. La moglie Maria era in pieno travaglio; avevano atteso a casa il più possibile per non sovraccaricare di incombenze il personale medico impegnanto con l’epidemia; contemporaneamente:

Era in corso la sanificazione del nosocomio in seguito ad un sospetto caso di Covid-19, quando intorno alle 4 del mattino, la giovane donna ha rotto le acque. Impossibilitati a recarsi al Pronto Soccorso, il marito ha chiamato subito il 118 spiegandogli che la moglie stava per partorire. (Il Meridiano News)

A quel punto Ilaria ha mandato un’ambulanza all’abitazione della famiglia e nel frattempo ha accompagnato papà Maurizio con istruzioni telefoniche per aiutare la moglie a partorire in casa. Tutto, in realtà, si è svolto in fretta e al meglio: il padre e l’operatrice del 118 sono stati collaboratori di un evento naturale che è mosso da una sua forza e compiutezza. In ogni caso, assistere e collaborare sono azioni tutt’altro che marginali; ci vedono pienamente partecipi, pronti e desti. Magari, a priori, Alfonso aveva messo in conto di dover lasciare sola in sala travaglio sua moglie (considerando le misure sanitarie d’emergenza); e si è trovato al centro di una scena che spettava a personale più qualificato di lui. E certamente Ilaria non aveva immaginato di dover allestire, all’improvviso, una strana sala parto telefonica. Circostanze inattese hanno unito persone sconosciute in una piccola squadra affiatata. Lorenzo è nato nella prima mattina del 22 marzo, mentre suo fratello Maurizio dormiva serenamente nella sua cameretta.

Gli operatori, una volta giunti sul posto, hanno trovato il papà Alfonso intento a tagliare il cordone ombelicale:

L’equipe medica del 118 ha verificato l’espulsione della placenta e in seguito hanno accompagnato la madre e il neonato all’ospedale San Giovanni di Dio nel reparto di Ostetricia. Il bambino, fortunatamente, sta bene e i genitori hanno potuto tenerlo nelle proprie braccia. (Ibid)

Sean-Dreillinger

Eccoci qui

Tutti i protagonisti di questa storia che rinfranca i cuori dolenti di tutti noi sono interventui nel programma I fatti vostri: alla presenza di Giancarlo Magalli che ha guidato l’incontro a distanza, la famiglia del piccolo Lorenzo ha potuto ringraziare Ilaria, l’operatrice del 118. Si sono guardati in faccia per la prima volta, anche se non di persona. C’era bisogno di vedere il sorriso gli uni degli altri e dirsi grazie. Il neonato Lorenzo dormiva sereno tra le braccia di mamma Maria, ignaro del momento di celebrità che si è meritato. Da grande si farà raccontare la storia mille e più volte, vorrà saperne i dettagli minimi e forse mediterà – come sto facendo io – su quanti pericoli corre una piccola vita eppure può nascere in mezzo a una pandemia e persino se l’ospedale è chiuso.

Guardando in TV quella famiglia serena sul divano e ascoltando la sincerità di papà Alfonso che ha confessato di aver avuto dei momenti di paura e incertezza durante il travaglio della moglie, mi è spontaneamente tornato alla mente il «perché non c’era posto per loro nell’albergo» del Vangelo di Luca. Anche Giuseppe si sarà adoperato per assistere al meglio Maria. Che il momento supremo della nascita, addirittura quella di Dio, non vada secondo i piani di un’accoglienza ben pianificata e organizzata fa riflettere. Ma a ben vedere, la scintilla positiva della vita è proprio il suo essere una variabile che fa esplodere i calcoli: una presenza viva sarà sempre qualcosa di incontenibile dentro i progetti umani. Ed è questa luce che arriva a illuminare anche il passaggio ombroso della morte, perché ci ricorda che non siamo solo un numero che si spegne e viene dimenticato. Essere in prima linea oggi è più che mai anche questo: come Ilaria, dobbiamo pronti a ricevere una quotidiana «telefonata» – una chiamata – che ci chiede di collaborare a un disegno universale (e particolare) connotato col sigillo della vita. Come papà Alfonso dobbiamo essere presenti, anche titubanti e impauriti, ad accompagnare chi è vicino a noi a compiere il proprio destino.

E il recinto domestico si mostra più che mai capace di contenere quel sussurro con cui Dio ci aiuta e aiuterà a restare saldi anche dentro un contagio mortale: non c’è bisogno di fare cose clamorose per salvare il mondo, ma essere proprio lì dove siamo. Un padre si è arrabattato nelle vesti di un’ostetrica, una sconosciuta si è sentita pronta a rassicurarlo e accompagnarlo, una madre si è lasciata vincere dal dolore che dà la vita, e un fratellino sereno dormiva nella sua stanza. Ognuno ha il suo posto e il suo compito, accogliamolo con semplicità.

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