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John Rhys-Davies riflette sul suo ruolo come San Patrizio in un nuovo documentario

I AM PATRICK
Fathom Events
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L’evangelizzatore dell’Irlanda reale come pochi, afferma l’attore noto per le sue interpretazioni ne “Il Signore degli Anelli” e “Indiana Jones”

Per l’attore John Rhys-Davies, San Patrizio d’Irlanda è reale come pochi.

Rhys-Davies, noto per la sua interpretazione del nano Gimli ne Il Signore degli Anelli di Peter Jackson e di Sallah in Indiana Jones, ha assunto il ruolo dell’anziano santo in un nuovo documentario, I Am Patrick.

Prodotto da CBN Films, una divisione del Christian Broadcasting Network di Pat Robertson, il documentario assume un approccio alla “sola scriptura”. Gordon Robertson, presidente del CBN, in un’introduzione dice agli spettatori che i produttori hanno deciso di basare la produzione solo sugli scritti di Patrizio – la sua Confessione e la Lettera ai soldati di Corotico, e ha evitato le leggende sorte intorno alla vita del santo.

È spettato a Rhys-Davies, con il suo volto rugoso e la voce baritonale, ritrarre l’Apostolo dei Celti mentre si siede negli ultimi anni della sua vita per scrivere la sua storia. Giovani attori interpretano Patrizio nei suoi primi anni, da quando stava crescendo ai margini dell’Impero romano a quando era schiavo in Irlanda, fino a quando è tornato a evangelizzare i pagani dell’Eire.

“Sono arrivato ad amare Patrizio”, ha affermato Rhys-Davies in un’intervista questa settimana. “C’è in lui un tale miscuglio di aspetto pratico e spirituale, di profonda intensità religiosa e senso della sua vita privata…” L’attore ha esitato, poi è andato avanti, riferendo le righe iniziali dell’autobiografia: “Dopo aver detto il suo nome, si descrive per com’è ai propri occhi: ‘Sono Patrizio. Sono un peccatore’. È una voce autentica che proviene virtualmente dal Medioevo. È un uomo che viene rapito da bambino, diventa uno schiavo, sopporta gli orrori inimmaginabili della schiavitù e poi la solitudine del fatto di essere un pastore in terra straniera, senza nessuno con cui parlare, senza niente se non le minime condizioni in cui lavorare: freddo in inverno, umido in estate – una vita terrificante. Ma il caro vecchio Patrizio sopporta”.

“E poi fugge, torna in Inghilterra – o più probabilmente nel Galles. Patrizio era probabilmente un gallese – non che si definissero così all’epoca – e venne accolto in famiglia”, ha continuato Rhys-Davies, anch’egli del Galles. “E lentamente, qualcosa gli fa male dentro, e decide – perché parla con Dio e ascolta – che il suo compito è tornare indietro e cambiare l’atteggiamento di chi lo ha ridotto in schiavitù”.

“Richiede un coraggio assoluto, e quello che amo di quest’uomo è l’energia che emana”, ha proseguito Rhys-Davies. Questa determinazione è abbastanza forte da superare qualsiasi obiezione o sospetto. “’Pensi che lo stia facendo per il mio beneficio? Quando la gente che si è convertita mi dà del denaro, lo uso per pagare per il mantenimento e la sopravvivenza della prossima serie di sacerdoti che stiamo per inviare. Non è un beneficio personale o altro del genere, è lavoro missionario’”, avrebbe detto Patrizio secondo Rhys-Davies. “È un santo, ma in tantissimi modi. Amiamo molto la sua umanità. Come con Santa Teresa d’Avila, nel cui caso apprezziamo non solo la donna saggia, non solo la santa spirituale, ma anche la persona, piuttosto che l’immagine ufficiale di quello che dovrebbe essere un santo”.

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