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Essere ricco non può essere peccato… o sì? 5 punti di cui tener conto

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Catholic Link - pubblicato il 25/02/20

di padre Enrique Granados

Essere ricchi non è un problema in sé. Il problema è l’atteggiamento con cui affrontiamo questa realtà, quello che ne facciamo. Una persona, quindi, non si condanna o si salva per il fatto di essere ricca o povera, ma per il fatto di amare Dio e il prossimo, come Gesù ci ha insegnato nel Vangelo.

Il criterio chiave per l’uso delle ricchezze sarà la carità, intesa come virtù, perché Gesù stesso ci ha detto che alla fine dei nostri giorni saremo valutati per questo. È interessante che Gesù parli direttamente di questo tema con molta chiarezza, proprio dopo l’episodio dell’incontro che ha con il giovane ricco.

Questi non è disposto a seguire quello che gli chiede Gesù, ed è allora che il Maestro dice: “In verità vi dico: difficilmente un ricco entrerà nel regno dei cieli. Ve lo ripeto: è più facile che un cammello passi per la cruna di un ago, che un ricco entri nel regno dei cieli” (Mt 19, 23-24).

1. La chiarezza con cui Gesù parla di questo tema

Con quanta chiarezza, forza e forse dolore parla Gesù dopo questo incontro che deve averlo lasciato molto triste di fronte al rifiuto di questo giovane a vivere qualcosa di grande per il fatto di essere schiavo dei suoi beni materiali.

E questo lo dice non perché le ricchezze siano negative in sé, ma perché se non sono ben orientate, se non sono accompagnate da uno sguardo profondo e soprannaturale della vita, la cosa più probabile è che finiscano per trascinare la persona in uno stile di vita che mette a rischio la felicità qui sulla terra e la vita eterna che aspetta tutti noi.

L’affermazione di Gesù ci esorta ad approfondire i pericoli a cui siamo esposti di fronte alle ricchezze, perché è in gioco la nostra vita.

2. Essere ricchi non è un male; è questo l’esempio che ci dà Gesù

Iniziamo guardando l’esempio di Gesù, che con tutta la sua ricchezza si è fatto povero per arricchirci. Egli, Signore dell’Universo, il Figlio di Dio, si è fatto servo di tutti, si è fatto semplice e umile per insegnarci come vivere il cammino della felicità autentica.

“Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi” (Gv 13, 14). Egli insegna quindi che l’uomo ricco ha una grande responsabilità nei confronti degli altri: quella di vivere una vita di gratitudine che si manifesti in un amore generoso a partire dalla ricchezza materiale che ha e che Dio ha permesso che abbia.

Potremmo parlare anche della ricchezza spirituale, ma ci concentreremo sulla ricchezza materiale. Per questo ricordiamo quello che dice Gesù:

“Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. (…) Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato” (Mt 25, 31-44).

3. Essere ricchi comporta anche delle responsabilità

Gesù dice chiaramente che c’è una responsabilità e un dovere nei confronti di chi soffre, e se ho le possibilità economiche per aiutarlo, la mia responsabilità sarà superiore. Dio me ne chiederà conto al termine della mia vita.

Un altro rischio di fronte alle ricchezze è che crediamo che con esse otterremo tutto, corriamo pazzamente dietro il denaro e quando abbiamo tutto questo ci rendiamo conto che in quella corsa forsennata abbiamo perso cose molto importanti: amicizie, amori profondi, famiglia, valori, integrità, fede… Sembra che alla fine abbiamo tutto, ma ci manca la cosa più importante, quello che non si può comprare con il denaro: l’amore, l’amicizia e la famiglia.

4. Il denaro non vi renda ciechi

Se avete lavorato e come frutto di questo lavoro, delle capacità e dei doni che Dio vi ha dato siete riusciti ad andare avanti e ad avere un buon patrimonio che permetta a voi e alla vostra famiglia di avere una vita buona, dovete sapere che non state peccando, che non è una cosa negativa, né causa di condanna eterna.

Crescere a livello economico, andare avanti, avere un buon lavoro o una buona impresa che dà anche lavoro ad altre persone non comporta niente di male. Risponde al fatto di sviluppare le capacità che Dio ci ha dato. Il problema è nel fatto che il denaro occupi un posto che non gli spetta e che permettiamo che cambi le nostre priorità e i nostri valori.

5. Consigli per chi vive nell’abbondanza

Oso dare alcuni consigli che forse potrebbero aiutare chi vive nell’abbondanza a continuare a crescere nella propria vita di fede, a essere luce per gli altri come ci chiede Gesù e raggiungere la santità:

1. Non dimenticate che questa vita è passeggera, e che per quanto si abbiano potere e denaro abbiamo tutti ricevuto la vita come un dono e dobbiamo riconoscere che c’è un Dio che ce l’ha data, e al quale dovremo rendere conto delle nostre azioni.

2. Non vi dimenticate dei poveri: soprattutto chi ha di più deve ricordare di non dimenticare mai chi ha di meno, di guardarsi sempre intorno, di guardare il prossimo. L’abbondanza di beni e la comodità di vita non vi facciano perdere di vista che ci sono persone che non hanno niente, né le comodità minime, né le cose di base per vivere, e quindi dobbiamo imparare ad essere solidali con tutti coloro che Dio mette sul nostro cammino. E se non ce li mette? Uscite a cercarli, li troverete sicuramente!

3. Saper discernere: bisogna fare attenzione a non sperperare il denaro in cose vane, di cui non abbiamo davvero bisogno, quando potremmo risparmiarlo per altre cose o per aiutare qualcuno.

Non dico che non ci si possa togliere uno sfizio, comprarsi qualcosa di bello, ma che si deve fare attenzione agli eccessi, effettuare un discernimento e pensare se si ha davvero bisogno di certe cose o se sono semplicemente un capriccio. Torno sul criterio di guardarsi intorno, perché non siamo soli a questo mondo.

4. Tenete presente che siete un esempio per i vostri figli: fate attenzione a come li educate. Nell’abbondanza dell’avere, bisogna comunque educare alla solidarietà, alla carità, all’umiltà.

Nel criterio di dare ciò che Dio ci ha dato, nella generosità, nel condividere senza aspettarsi niente in cambio, nel valorizzare gli altri per quello che sono e non per ciò che hanno. Se si ha il privilegio di avere una vita agiata, non bisogna mai dimenticare di essere grati.

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link.

Tags:
ricchezza
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