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Rocío e Rodrigo, gli adolescenti che hanno vinto il cancro sorridendo (FOTO)

ADOL-ESSENCE

Adolessence.voluntarios

Javier González García - pubblicato il 20/02/20

La malattia

Se sembra ingiusto che qualcuno debba vivere questa situazione, sembra che lo sia ancor di più quando si è un bambino o un adolescente. Rocío, però, non voleva vederla così. “Se sono innamorata di lui e stiamo insieme da un anno, non ha senso che me ne vada ora”. Ha quindi deciso di restare, “nel bene e nel male”.

Rodrigo dice che anche Rocío lotta contro la malattia. È al suo fianco tutti i giorni. Anche quando la stanchezza lo fa addormentare, anche quando le piaghe gli bruciano, anche quando non ha voglia di mangiare e vomita, anche quando è di cattivo umore e non gli va di vedere nessuno… anche quando le risponde male.

Rocío sa “che non è lui, che è la chemio”, e continua ad andare a trovarlo. Per entrambi è chiaro che in questo processo che devono vivere l’atteggiamento è fondamentale.

Decidono quindi di trasferire in ospedale quello che farebbero fuori. Cercano di tenersi distratti per dimenticare quel veleno che vuole curarli. Leggono insieme, giocano insieme, riposano insieme e il venerdì mangiano la pizza, come facevano a casa.

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“Rocío, la famiglia, i miei amici e la fede” sono i compagni di battaglia di Rodrigo contro la malattia. Il ragazzo scende in cappella con la “bomba della chemio” per andare a Messa o semplicemente per pregare.

Ha paura e non sa cosa accadrà, come Rocío, che non capisce come Dio abbia potuto permettere tutto questo. Entrambi, però, pensano che se è così dev’esserci un motivo, che se sta succedendo è perché arriverà qualcosa di meglio e che possono superare la situazione.

Preferiscono sorridere davanti ai problemi. Scherzano. Rocío lo chiama affettuosamente “calvo”, e Rodrigo dice che quando vengono a trovarlo gli amici deve pettinarsi. E probabilmente, mentre vedono il tempo passare in quella stanza d’ospedale, imparano ad amarsi sempre di più.

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La fine della battaglia

“Dio manda le sue battaglie peggiori ai suoi guerrieri migliori”, dice Rodrigo ormai 20enne dopo aver superato la malattia. Attualmente studia energie rinnovabili, Rocío pubblicità e pubbliche relazioni. Continuano a stare insieme, e assicurano di essere “migliori amici”.

“Abbiamo sviluppato un punto di vista della vita completamente diverso. Abbiamo imparato a compenetrarci, e quando a me serve che Rodrigo dia qualcosa di più di sé lui lo sa, e io lo faccio al contrario. La nostra regola d’oro è non andare mai a dormire arrabbiati. Non sappiamo cosa accadrà il giorno dopo, e quindi terminiamo sempre bene la giornata, apprezzando quello che abbiamo”.

Durante la malattia hanno imparato che “quando arriva un problema non possiamo andarcene. Sistemiamo la cosa. Stare lì tutti i giorni”. Dicono che se servirà lo rifaranno, e che da un’esperienza del genere possono uscire anche cose positive.

“Chissà se il modo in cui l’ho vissuta può isporare altre persone”, dice Rodrigo. Per ora da questa esperienza difficile è nata Adolessence, che vuole aumentare la consapevolezza dei giovani e aiutarli a vivere queste situazioni.

Una delle foto del loro profilo Instagram, diventato virale dopo che è venuta alla luce la loro storia, ritrae la coppia accanto a una finestra dell’ospedale. Passavano lì alcuni pomeriggi, a guardare il tramonto.

Oggi possono confermare che quello che hanno vissuto ha avuto un senso: un progetto appassionante e soprattutto un amore che resiste “nel bene e nel male”.

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