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Sei ubriaco? Hai bevuto tanto? A Napoli un parroco ti accoglie di notte in chiesa

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Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 09/01/20 - aggiornato il 10/01/20

Accade a San Giovanni Maggiore, nel centro storico della città. L'esperimento è di Don Salvatore Giuliano. Ecco come sta andando

Don Salvatore Giuliano, giovane parroco della basilica di San Giovanni Maggiore – una delle chiese più antiche della cristianità, nel cuore della Napoli storica – ce la mette tutta per cercare di proteggere quelli che, affettuosamente, chiama i miei ragazzi. Sono giovani, in gran parte minorenni, frequentano i locali della zona, nelle sere del fine settimana bevono a più non posso: birra, vodka, gin, cicchetti a un euro che tracannano come fosse acqua fresca.

“Senza mai giudicare”

Li vede vagabondare da un bar all’altro, con il volto stravolto e lo sguardo perso. Tirano fino a notte, a volte litigano tra loro, qualcuno fuma canne, spesso – racconta il sacerdote – a due passi dalla basilica, sotto lo sguardo attonito di turisti e residenti. Da qui, un’idea. Quale?

Aprire le porte della chiesa, il sabato sera, fino all’una di notte, per accogliere i ragazzi che hanno bevuto troppo, o – più semplicemente – hanno solo voglia di parlare e non sanno con chi farlo.

«Li accogliamo e li ascoltiamo senza mai giudicare – dice il parroco, già noto per le sue battaglie per la legalità nel quartiere – Vogliono parlare, raccontare. Cerchiamo di usare il loro linguaggio: se vuoi che i giovani ti diano ascolto devi riuscire a stabilire una sintonia, altrimenti hai perso in partenza».

teenager guys drinking beer
By Motortion Films|Shutterstock

I “Baci”

Con Don Salvatore, in chiesa il sabato sera c’è un gruppo di quattro giovani sacerdoti, motivati e attrezzati per avere a che fare con i ragazzi. È con loro che ho inventato la storia delle frasi. «(…) Ho piazzato due cestini ai piedi dell’altare: all’interno tante palline di carta e in ciascuna una frasetta tipo Baci Perugina che invece riporta qualche parola presa dal Vangelo».

Un esperimento che funzione. «A volte entrano solo per prendere la pallina, leggono la frase e vanno via (…) L’importante è riuscire a farli entrare in chiesa, i ragazzi. Poi, utilizzando gli strumenti giusti, hai anche buone possibilità di vederli tornare» (Il Mattino, 9 gennaio).




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I dati sui giovani alcolisti

Nell’ultima relazione al Parlamento del ministero della Salute — quella che riguarda i dati 2018 — c’è scritto che dei 38 mila intossicati dall’alcol arrivati al Pronto soccorso, il 17 % ha meno di 14 anni. E che fra i 15 e i 17 sono in crescita i casi di «binge drinking», l’abbuffata alcolica finalizzata a ubriacarsi. Finiscono in ospedale più spesso le ragazze dei ragazzi perché gli enzimi del fegato femminile hanno meno capacità di metabolizzare l’alcol.

E comunque la non-metabolizzazione comporta rischi elevati (anche a fronte di piccole quantità di alcol) almeno fino a 21 anni, perché fino a quell’età (su un fisico non ancora formato) l’alcol non assorbito circola così com’è e causa intossicazioni. Interagisce con i neuroni e ne pregiudica il funzionamento, per esempio, con possibile perdita di memoria e orientamento.




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Il parere degli esperti

Se gli si chiede perché i giovani e giovanissimi arrivano a bere così tanto, Emanuele Scafato — direttore dell’Osservatorio nazionale alcol dell’Istituto superiore di Sanità — risponde che «molto dipende dalla struttura della famiglia», che per gli adolescenti spesso «l’alcol ha valore disinibente», che alcuni (specie chi si sente a disagio in gruppo) lo vede come una sorta di pozione magica per migliorare le capacità di interazione e seguire quel che fa il gruppo.

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Maurizio Tucci, presidente di Laboratorio Adolescenza di Milano, spiega che «in effetti il condizionamento del gruppo è molto più forte per l’alcol che per il fumo e lo è di più per le ragazze che per i maschi». Ancora il dottor Scafato: «Tutte le evidenze ci dicono che più si è giovani nell’avvinarsi all’alcol più si rischia di sviluppare dipendenza. Quando si dice “perdere il controllo” si intende perdere razionalità, coordinamento, pianificazione. Significa diventare impulsivi e inconsapevoli. Ecco. L’alcol fa tutto questo perché stacca la corteccia prefrontale, quella, appunto, della razionalità e del controllo. No razionalità uguale no percezione del rischio. E quindi, per dirne una, vado a 150 km orari dove dovrei andare a 50» (Corriere, 9 gennaio).

Il ragazzo che l’altra notte, ubriaco, ha ucciso sette turisti tedeschi in Trentino Alto Adige aveva un tasso alcolemico nel sangue pari a 1,97 contro lo 0,50 di livello massimo consentito per mettersi alla guida. Quattro volte tanto.




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Etilometri usa e getta

Intanto il Governo corre ai ripari. Troppe giovani vite spezzate negli incidenti stradali del fine settimana. Un’emergenza alla quale la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese intende provare a dare una risposta urgente anche attraverso la firma di un protocollo d’intesa con l’Anci che prevede innanzitutto l’affidamento del controllo della viabilità alle polizie locali, soprattutto con pattuglie nei pressi di discoteche e punti di aggregazione.

Lamorgese ha inoltre inviato a tutti i prefetti una direttiva per rafforzare i controlli e la sicurezza stradale nei tratti più esposti a rischio incidenti, con un piano di prevenzione che coinvolga le autorità locali ma anche i gestori dei locali pubblici con una serie di iniziative a cominciare dalla messa a disposizione dei giovani nei locali di etilometri usa e getta. Insomma, l’emergenza incidenti stradali diventa oggetto dei comitati per l’ordine e la sicurezza pubblica (La Repubblica, 9 gennaio).

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