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Il presepe “allegro” inventato da San Gaetano Thiene

San Gaetano da Thiene.

don Marcello Stanzione - pubblicato il 22/12/19

Egli la trovò anche nella pietà del suo Veneto che si effondeva proprio allora in Laudi Natalizie, soffuse di candore e di pietà, ed in usi folkloristici che manifestavano il persistere di sentimenti natalizi fra il popolo. Quelli erano solo alcuni precedenti che facilitano la comprensione di quell’intimo fervore che predispose Gaetano al più glorioso attimo della sua vita da lui stessi descritto, e cioè a quello della “visione natalizia”, quando dalle mani della Vergine ebbe il Bambino Gesù. Da allora, per tutto il resto della sua vita, decise che non avrebbe mai più lasciato Maria, Giuseppe ed il piccolo Gesù. Anni dopo, in procinto di tracciare la pianta di una chiesetta a Napoli, disegnò Santa Maria della Stalletta, e cioè “la Casa del Presepio”.

Tipico presepe napoletano

Le figure del Mistero

Il presepe fino ad allora a Napoli era stato quasi un bassorilievo marmoreo ed una inanimata riproduzione ristretta ai suoi elementi essenziali, dopo acquistò, vera forma di vita, una compartecipazione fusione tenerezza di cuori che l’adornavano in un vago modo del tutto unico. L’anima del passato indossava le vesti più ricche del presente, più per l’elevazione ed il giubilo dello spirito che per la gioia degli occhi. Testimoni hanno raccontato ciò che san Gaetano faceva quando giungeva il Natale, cioè la festa più solenne del suo ciclo liturgico: egli, allora faceva grandi feste ed allegrezze e costruiva per quel giorno un devoto presepe con le figure rappresentanti il Mistero; tutto giubilare e rapito, fuori di sé, contemplava l’immensa bontà di Dio, fatto e nato Bambino per nostro amore.

Predicava spesse volte dinanzi al suo presepe con tanta copiosità di affetti che le lacrime e i sospiri gli facevano interrompere i periodi del discorso, anzi fervore della sua pietà natalizia era così grande che “più era il pianto che l’eloquenza, più una declamazione di lacrime che di voci e con esse si vedevano infiammare i cuori degli astanti”.


Alessandro D'Avenia

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Veri pifferai

In memoria di quella Sacra Notte nella quale i pastori andarono al presepe, era solito chiamare alcuni pastori o pifferai, perché suonassero con semplicità, alla maniera dei pastori, nella Chiesa, onorando così la Bontà Divina. Nelle notti di dicembre, dalle vie popolose e dalle chiesette teatine si udivano le calde note pastorali degli zampognari, chiamati da san Gaetano a rinnovare davanti ai presepi, nella Novena Natalizia (forse da lui istituita), quell’annuo miracolo per cui nei cuori del popolo cristiano si rinnova il palpito eterno per l’infinito Amore che scende dall’Alto alla loro ricerca. Quindi per sua opera, Napoli si trovò ad avere un vero culto del presepe, inteso anzitutto come dramma rivissuto dell’Incarnazione e del vangelo dell’Infanzia e come festa paradisiaca delle anime cristianamente semplici.

@DR

L’opera dei “figurari”

Egli, oltre a ciò, non si accontentò che la poesia della scienza del Natale si gustasse solo nel Tempio di Dio, ma volle che il suo profumo fosse aspirato anche presso il focolare domestico, perciò introdusse il presepe nelle famiglie, dove fu accolto con entusiasmo. A poco a poco, il culto del Presepe, divenne anche arte, poiché via via alla fede si unirono la musica, la poesia ed il canto e Napoli, tra le sue arti regionali, ebbe anche quella del presepe, nonché dei pastori da Presepio per opera dei “figurari”, raggiungendo, in breve tempo, un certo splendore.

L’azione di san Gaetano, proseguì anche nei secoli (soprattutto XVII e XVIII), in quanto si diffuse l’ambizione di possedere un presepe e inoltre, proprio sulla scia del fervore natalizio gaetaneo, si ebbe il più poetico ed espressivo cantore extra – liturgico del presepe, e cioè sant’Alfonso de’ Liguori (1696-1787) con il suo “Tu scendi dalle stelle” che tra le altre strofe ricorda il pensiero di san Gaetano, pieno di umana tenerezza: “Il piccolo Figliuolino piange per noi e non per sé”. L’influenza di san Gaetano non si limitò solo a Napoli, ma attraverso i suoi figli fece risentire i suoi benefici effetti anche a Roma, dove iniziarono la serie dei famosi presepi romani, che ancora oggi sono il colore più vivo delle feste natalizie, sono una delle glorie di Roma, sia dal lato storico che da quello artistico.

In molte chiese, per l’occasione, ancora oggi si allestiscono presepi, tra cui anche in quella dei Teatini di Sant’Andrea della Valle, dove si venera il Bambinello detto di San Gaetano.




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presepe
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