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Gli archeologi scoprono una delle chiese cristiane più antiche

ANTIQUITY

Ioana Dumitru | Antiquity Publications Ltd, 2019 | CC BY 4.0

John Burger - pubblicato il 15/12/19

Il ritrovamento di una basilica in Etiopia solleva domande su quando sia avvenuta la diffusione del cristianesimo nella zona

Gli archeologi hanno scoperto di recente la più antica chiesa cristiana nota nell’Africa sub-sahariana, in una zona dell’Etiopia che una volta ospitava l’impero axumita.

Il ritrovamento di un’antica basilica, costruita verso l’epoca in cui Costantino legalizzò il cristianesimo, nel 313, porta gli studiosi a credere che la fede si sia diffusa in Etiopia in questo periodo, ha affermato la rivista Smithsonian. Ciò renderebbe Aksum il primo regno cristiano dell’Africa.

La scoperta è “a mio avviso la più antica prova fisica di una chiesa in Etiopia [e di tutta l’Africa sub-sahariana]”, ha affermato Aaron Butts, professore di lingue semitiche ed egiziane presso la Catholic University di Washington, a Smithsonian. Butts non ha partecipato agli scavi.

La basilica è stata scoperta a Beta Samati, vicino all’attuale confine con l’Eritrea e a 110 chilometri a sud-ovest del Mar Rosso. Il nome della città significa “casa di udienza” nella lingua tigrina locale. La zona “ospita templi costruiti in stile sud-arabico risalenti a molti secoli prima dell’ascesa di Aksum, un chiaro segno degli antichi legami con la Penisola Arabica”, ha affermato la rivista. “I templi riflettono l’influenza dei Sabei, che dominavano il lucroso commercio dell’incenso e il cui potere arrivava all’epoca fino al Mar Rosso”.

La più grande scoperta degli archeologi è stata un edificio lungo 18 metri e largo 12 che richiama lo stile romano antico di una basilica. Sviluppata dai Romani per scopi amministrativi, la basilica venne adottata dai cristiani all’epoca di Costantino come luogo di adorazione.

È stata scoperto anche un pendente di pietra con una croce intagliata e l’incisione dell’antico termine etiope “venerabile”, come anche degli oggetti per bruciare l’incenso. Vicino al muro orientale della basilica, il team si è imbattuto in un’iscrizione che chiede “che Cristo [ci sia] favorevole”.

Secondo la tradizione etiope, il cristianesimo è giunto nell’impero di Aksum nel IV secolo, quando un missionario che parlava greco di nome Frumenzio convertì il re Ezana, ha riferito Smithsonian. “Butts, però, dubita dell’affidabilità storica di questo resoconto, e gli studiosi discordano su quando e come la nuova religione abbia raggiunto la lontana Etiopia”.

“È questo che rende la scoperta della basilica così importante”, ha aggiunto. “È una prova affidabile di una presenza cristiana leggermente a nord-est di Aksum fin da molto presto”.

Se la storia di Frumenzio può essere apocrifa, altre scoperte sul luogo sottolineano come la diffusione del cristianesimo si sia intrecciata con i commerci. I sigilli usati per le transazioni economiche scoperti dagli archeologi indicano la natura cosmopolita dell’insediamento. Una perla di vetro del Mediterraneo orientale e una grande quantità di vasellame di Aqaba, nell’attuale Giordania, attestano un commercio a lunga distanza. Woldekiros ha aggiunto che le scoperte mostrano che “le vie di commercio sulla lunga distanza hanno giocato un ruolo significativo nell’introduzione del cristianesimo in Etiopia”.

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archeologiabasilicaetiopia
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