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Elsa, la Regina Vergine, svela “il Segreto di Arendelle”. Cioè il nostro

FROZEN II
Disney 2019
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Difficile dire chi resterà più deluso – se quelli che in Frozen II speravano di trovare “svolte gender-friendly” o quanti temevano di trovarcele –: “Into the Unknown” svela il mistero di una regina così intimamente interpellata da una voce assoluta da trovare l’equilibrio della propria vita – e la propria missione rispetto alla nazione e al mondo – in quell’ineffabile rapporto.

Riesco a sentirti ma non voglio:
c’è chi cerca guai e chi non li cerca.
Ci sono mille ragioni per cui dovrei pensare ai fatti miei
e ignorare i suoi bisbigli, che vorrei andassero via, oh…

[kulning]…

Tu non sei una voce: sei solo un fischio nel mio orecchio,
e se ti ascoltassi… cosa che non sto facendo: è per paura che parlo…
Tutti quelli che ho sempre amato sono qui tra queste mura:
quindi perdonami, o segreta sirena, ma ora bloccherò le tue chiamate;
ho avuto la mia avventura, non me ne servono di nuove,
ho paura di quel che rischio se ti seguo

verso l’Ignoto [x3]. [kulning]…

Che cosa vuoi?, visto che sei tu a tenermi sveglia:
sei qui per distrarmi così che io compia il grande errore?
Oppure sei qualcuno lì fuori che mi assomiglia un poco
e che sa profondamente come io non sia dove devo essere?
Ogni giorno è un po’ più difficile come sento che il mio potere cresce:
non sai che c’è una parte di me che vuole andare

verso l’Ignoto [x3]. [kulning]…

Sei lì fuori?
Mi conosci?
Puoi sentirmi?
Puoi farmi vedere?

[kulning]… [x6]

Dove stai andando? Non lasciarmi da sola!
Come faccio a seguirti
verso l’Ignoto?

[kulning]…

Elsa ha un dialogo notturno, solitario e profondo, con questa voce interiore: prima la scaccia, qualificandola come “rumore”, poi ne riconosce la natura intelligibile e volitiva, ma la taccia di infingardaggine («sirena segreta»), infine ammette a sé stessa che quella voce è di qualcuno, di qualcuno che la conosce a fondo, perché assomiglia a lei, e che la chiama a un esodo.

FROZEN II
Disney 2019

Vocazione ed esodo

Non uso il termine biblico a caso: per chiunque abbia un minimo di pratica delle Scritture giudaico-cristiane è difficile non richiamare alla mente la sofferta vocazione di Geremia – il quale come Elsa confessa di aver da principio cercato di negare e rigettare la Voce – ma non intendo affatto affermare che Frozen sia “un film cristiano” (ammesso e non concesso che un film possa “essere cristiano”). Affermo però decisamente che Frozen descrive il mistero, senza neppure girarci troppo intorno, e so e professo che il Mistero è multiforme (come anche il film manifesta) ma semplice e unico (cf. Eb 1,1).

Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre;
mi hai fatto forza e hai prevalso.

Sono diventato oggetto di scherno ogni giorno;
ognuno si fa beffe di me.

Quando parlo, devo gridare,
devo proclamare: «Violenza! Oppressione!».

Così la parola del Signore è diventata per me
motivo di obbrobrio e di scherno ogni giorno.

Mi dicevo: «Non penserò più a lui,
non parlerò più in suo nome!».

Ma nel mio cuore c’era come un fuoco ardente,
chiuso nelle mie ossa;

mi sforzavo di contenerlo,
ma non potevo.

Ger 20,7-9

A questo punto avviene “la magia”: la risposta di Elsa alla voce – diciamo il suo fiat – manifesta in modo evidente il dissidio tra i quattro Elementi (Paolo direbbe «il gemito di tutta la creazione», cf. Rom 8,18-25) – un incendio, una burrasca, del vento e un terremoto (cf. 1Re 19,11-12) costringono la gente di Arendelle a scappare dalla città e a rifugiarsi su un altopiano – e Granpapà (il re/sciamano dei troll, già noto dal 2013) spiega alle sorelle che il dialogo tra Elsa e la voce aveva scatenato il dissidio tra gli spiriti degli Elementi (si potrebbe notare a margine che anche stavolta si evidenzia come l’intelligenza magica del troll sia sostanzialmente psichica, ma il discorso sarebbe lungo e proverò ad affrontarlo altrove…).

Mistero e destino, memoria e riconciliazione

Elsa s’inoltra allora nel bosco, con Anna (che la prega di non affrontare questa sfida escludendola), Christoph, Sven e Olaf (grande protagonista del livello comico del film!): attraversando una cortina magica grazie ai poteri della Regina, i cinque si ritrovano in una foresta incantata dove ben presto vengono in contatto con i reduci della guardia reale di Arendelle e del popolo dei northumbri. Il nome degli indigeni basta a indovinare il busillis della trama, per chi mastichi un poco di storia medievale europea: i Northumbri erano infatti un popolo anglosassone che cadde sotto l’invasione danese (e la Regina e il suo popolo sono intesi danesi in omaggio ad Andersen). Di tutto ciò però non è avvertito lo spettatore medio, e del resto neppure i personaggi: le sorelle avevano sentito di accordi di pace stipulati dal loro nonno paterno con loro, eppure l’inimicizia evidente tra le due fazioni di reduci dimostra chiaramente che la verità storica doveva divergere dalla narrazione avita.

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