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Il Papa sul palazzo comprato dal Vaticano a Londra: “Hanno fatto cose che non sembrano pulite”

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L’edificio acquistato con i fondi dell’Obolo di San Pietro. Indagini in corso della Giustizia vaticana. Il pontefice: scoperchiata la pentola, l’obolo deve investire ma in modo corretto. E loda la riforma di Benedetto XVI

«E’ la prima volta che in Vaticano la pentola viene scoperchiata da dentro non da fuori». Lo ha detto Papa Francesco, parlando del nuovo scandalo finanziario, sul volo di ritorno da Tokyo. «Hanno fatto cose che non sembrano pulite», ha aggiunto riferendosi all’acquisto di un palazzo a Londra con i soldi dell’Obolo di San Pietro (TgCom, 26 novembre).   

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Londra sarebbe al centro di uno scandalo finanziario del Vaticano

“No” all’amministrazione del cassetto

«Prima di tutto – ha premesso il Papa – la buona amministrazione normale: ti viene la somma dell’obolo, e cosa faccio, la metto nel cassetto? No, questa è una cattiva amministrazione. Cerco di fare un investimento e quando ho bisogno di dare, quando in un anno ci sono le necessità, si prendono i soldi e quel capitale non si svaluta, si mantiene o cresce un po’ e questa è una buona amministrazione. L’amministrazione del cassetto è cattiva, si deve cercare una buona amministrazione o un buon investimento: chiaro? Da noi si dice un investimento da vedove, due qua, tre là, se cade uno c’è l’altro, in modo che non si rovini e sia sempre sicuro e morale».

I buoni acquisti

«Certo – ha precisato Francesco – se tu fai un investimento con l’obolo di san Pietro su una fabbrica di armamenti non va. Se tu fai un investimento e per anni senza toccare il capitale non va, l’obolo si deve spendere in un anno, un anno e mezzo, fino a che arriva l’altra colletta che si fa mondialmente e questa è buona amministrazione, sul sicuro. E si può anche comprare una proprietà, affittarla e poi venderla, ma sul sicuro con tutte le sicurezze per il bene delle gente e dell’obolo. Poi è successo quello che è successo, uno scandalo, e hanno fatto cose che non sembrano pulite. Ma la denuncia non è venuta da fuori».

Leggi anche: Obolo di San Pietro, Becciu: le opere di carità vanno gestite senza sprechi

“Vada e denunci”

«Quella riforma della metodologia economica che aveva già iniziato Benedetto XVI – ha detto il Papa – è andata avanti ed è stato il Revisore dei conti interno a dire: qui c’è una cosa brutta, qui c’è qualcosa che non funziona. È venuto da me. Gli ho detto: lei è sicuro? E lui: sì, cosa devo fare? Ma c’è la giustizia vaticana, ho detto: vada e faccia la denuncia al Promotore giustizia. E in questo io sono rimasto contento perché si vede che l’amministrazione vaticana ha le risorse per chiarire le cose brutte che succedono dentro, come in questo caso. Non è il caso dell’immobile di Londra, perché ancora questo non è chiaro, ma lì c’erano casi di corruzione».

POPE AUDIENCE
Antoine Mekary | ALETEIA

“Indizi” di corruzione

Il Promotore «ha studiato la cosa, ha fatto le consultazioni e ha visto che c’era uno squilibrio nel bilancio e poi ha chiesto a me il permesso di fare le perquisizioni. E io ho firmato le autorizzazioni. È stata fatta la perquisizione in cinque uffici. Sebbene ci sia la presunzione di innocenza, ci sono i capitali che non sono amministrati bene, anche con corruzione. Credo che in meno di un mese inizieranno gli interrogatori delle cinque persone che sono state bloccate perché c’erano indizi di corruzione».

Leggi anche: Raffaele Cantone: Papa Francesco ha ragione, per la corruzione non c’è perdono

Un sistema di controllo che “funzioni bene”

«Lei – ha concluso il pontefice, rivolgendosi al giornalista – potrà chiedermi: ma questi cinque sono corrotti? No, la presunzione è una garanzia per tutti, un diritto umano, ma c’è corruzione e si vede. Si vedrà se sono colpevoli o no. È una cosa brutta e non è bello che succedano queste cose in Vaticano, ma è stato chiarito dai meccanismi interni che cominciano a funzionare e che papa Benedetto aveva iniziato a fare. Di questo io ringrazio Dio, non che ci sia la corruzione, ma che il sistema di controllo vaticano funzioni bene»  Corriere della Sera (27 novembre).

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