Ricevi Aleteia tutti i giorni
Aleteia

Raffaele Cantone: Papa Francesco ha ragione, per la corruzione non c’è perdono

Condividi
Commenta

Il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione richiama il pensiero del Papa. E' il segno di un feeling crescente su un tema molto caro a Francesco

«Papa Francesco dice che il peccato si può perdonare, la corruzione no. E ha ragione, perché sa bene che corrotto e corruttore non hanno nessun interesse nel perdono in quanto non pensano di dover essere perdonati».

Raffaele Cantone, il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione – intervenuto il 15 maggio al Politecnico di Torino ad un incontro del ciclo di conferenze “Costruire il futuro”, ideato da Piero Angela – mostra ancora una volta gran feeling con il Papa sul tema della corruzione.

«La corruzione – ha aggiunto Cantone – è un reato gravissimo, che blocca il sistema economico, amplificando le diseguaglianza. La cosa più pericolosa è che sia il corrotto che il corruttore sono cittadini normali, non hanno le stimmate del mafioso» (La Repubblica, 15 maggio).

“Male assoluto”

Cantone aveva già richiamato in passato, più volte, il Papa come “stratega” dell’anticorruzione. «Papa Francesco è un vero rivoluzionario: con il suo pontificato ha introdotto una vera e propria crociata contro la corruzione identificandola più volte come un male assoluto», aveva affermato Cantone.

“Nessun Papa prima di lui…”

«Prima di lui nessun Papa aveva mai nemmeno parlato di corruzione in senso giuridico e amministrativo; i suoi predecessori si riferivano semmai alla corruzione dei costumi, quella morale». Oggi invece per Cantone è di fondamentale importanza che il Papa «si sia mostrato consapevole di questa emergenza capendo quanto la corruzione sia uno schiaffo ai diritti della gente comune e al suo portafoglio che ne viene ingiustamente depauperato».

E’ importante, secondo Cantone, che la guida della Chiesa oggi sia impegnata in maniera così forte nel combattere questa battaglia di civiltà e nel sensibilizzare tutti i cattolici su questo tema» (Corriere del Mezzogiorno, 22 maggio 2017).

Falcone e Borsellino

BORSELLINO FALCONE CAPONNETTO
Public Domain

Il magistrato, sempre nell’incontro del 15 maggio a Torino ha anche citato Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, a quasi ventisei anni di distanza dagli attentati che uccisero i due magistrati. «Il loro più importante lascito è stato parlare del fenomeno mafioso nelle scuole e nelle associazioni, furono i primi ad avere questa grande intuizione, a spiegare gli effetti negativi della mafia in contesti dove addirittura si negava l’esistenza stessa della criminalità organizzata» (Torinooggi, 15 maggio).

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni