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Chiedete a Dio qualcosa di meglio dei miracoli

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By Meuliine | Shutterstock

padre Carlos Padilla - pubblicato il 27/11/19

Ho mille miracoli possibili nella mia lista dei desideri, e dimentico di chiedere la cosa più importante

Gesù promette il Paradiso al buon ladrone:

“«Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso»”.

È curioso chiamare buono un ladro. Sarebbe meglio definirlo ladro pentito. Non lo so. Nella tradizione il buon ladrone è quello che chiede perdono, quello cattivo è colui che vuole solo che Gesù mostri il suo potere:

“Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!»”.

Sono due atteggiamenti diversi nei confronti della vita. Due possibili punti di vista nella stessa situazione di crisi. Due uomini che stanno morendo. Uno vede in Gesù la possibilità del miracolo. Se è Dio, agisca. L’altro non rimprovera nulla, vuole solo il Paradiso. Sogna solo il Cielo. Riconosce la sua colpa:

“Non hai alcun timore di Dio, tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male”.

Il buon ladrone è consapevole della sua fragilità. La confessa davanti a Gesù. Lo supplica per ottenere il perdono del Cielo. Mi commuove. Un uomo pentito che guarda in faccia la morte. Le sue parole vengono ascoltate. Gesù vede il suo sguardo, l’atteggiamento della sua anima.

A volte non guardo così Gesù quando mi sento colpevole. Piuttosto fuggo, mi allontano, mi sento indegno. Il buon ladrone si sente bambino davanti a Gesù. Lo guarda e chiede qualcosa di impossibile.

Vede un regno al di là della carne, al di là di questa vita. Ha una fede che mi colpisce. Gesù sta morendo e lui vede la sua corona. È impotente e non può difendersi, ma riesce a vedere tutto il suo potere.

Sta esalando l’ultimo respiro e lui vede una vita che vince la morte. E crede in un regno che non può toccare con le mani né vedere con gli occhi.

Crede contro ogni speranza quando l’aspetto logico, umano, è supplicare in quel momento un miracolo. Mi salvino. Mi privino della malattia. Mi riscattino dalla morte sull’orlo dell’abisso.

Dio non è forse giusto e misericordioso? Agisca ora quando c’è ancora speranza e la vita non si è esaurita. Ma vedere un re in mezzo alla morte, vedere un salvatore quando tutto sembra perduto, è impossibile.

I miei occhi si soffermano sulla pelle, sulla vita che palpita, sulla speranza concreta per questo giorno, per questo tempo che mi resta da vivere.

La fede del buon ladrone è un canto di lode. Il buon ladrone intona un canto di speranza: “Quale gioia, quando mi dissero: ‘Andremo alla casa del Signore!’. Già sono fermi i nostri piedi alle tue porte Gerusalemme!”

Come si può lodare Dio morendo? Lui lo fa, e supplica. E Gesù gli promette il Cielo. È una delle sette parole che Gesù ha pronunciato dalla croce. È la risposta a una domanda fiduciosa. Sarà con Lui quello stesso giorno in Paradiso per sempre.

E il peccato? Non aveva rubato, ucciso, non era stato ingiusto? Non sembra una misericordia eccessiva che non va a beneficio dell’uomo giusto? Meritava di pagare il prezzo del male causato.

Gesù gli perdona completamente il debito e lo eleva al Cielo. Senza penitenza, senza richieste. Ed egli è il primo santo a condividere il Cielo con Gesù quel primo giorno.

Mi colpisce. È stato con Gesù solo qualche ora. E questo ha cambiato il suo cuore lontano da Dio. Ha cambiato il suo sguardo. Ha cambiato le esigenze della sua anima. Si è sentito debole davanti a Gesù. Povero, bisognoso. E ha trovato il perdono più grande. Questo è il suo regno.

Supera le mie aspettative. È più forte delle mie paure. Più grande delle mie pretese. Il suo regno non è di questo mondo e la porta si apre qui, davanti ai miei occhi.

Non nel luogo ideale, non al momento scelto. Quando meno me lo aspetto vedo Gesù che soffre con me mentre soffro. Non gli rinfaccio che non faccia nulla per salvarmi. Non gli chiedo di agire e di fare qualcosa. Non supplico, anche se lo vorrei.

Una persona mi diceva nella sua malattia: “Non posso chiedergli il miracolo di curarmi, anche se lo desidero. Gli chiedo solo di darmi pace, allegria, speranza. E coraggio per lottare. Gli chiedo questo”.

Come quel ladrone pentito che guardava Gesù non perché lo facesse scendere dalla croce, ma perché gli desse una speranza nella vita per sempre.

Questa fede mi commuove. Cosa chiedo io a Gesù in mezzo alle mie lotte? Mi chiede: “Cosa vuoi che faccia per te?”

E ho mille miracoli possibili nella mia lista dei desideri. E dimentico di chiedergli la cosa più importante. Che cambi lo sguardo della mia anima. Che cambi il mio atteggiamento di fronte alla vita. Che cambi il mio cuore malato che non vede il proprio peccato e vive cercando colpevoli. Che mi privi di tutto ciò che mi fa ammalare e mi riempie il cuore di amarezza.

Il miracolo più grande è che mi cambi dentro.

Desidero vivere molti anni sulla Terra, ma desidero ancor di più il Paradiso. Desidero l’amore per sempre, e una vita piena in cui non ci sia tramonto.

Desidero vivere con Lui un’Eucaristia piena in Cielo, e voglio che la mia anima si ampli sulla Terra. Che la mia anima diventi grande, e il mio sguardo più puro.

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