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Assassinato un parroco e suo padre in Siria. L’Isis rivendica: “Crociati eliminati”

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Il sacerdote era impegnato nella restaurazione di una chiesa nella regione di Deir ez-Zor, distrutta dai fondamentalisti nel 2014

Un prete cattolico armeno e suo padre sono stati uccisi oggi in un agguato rivendicato dal Daesh nel distretto siriano di Busayra, nella regione di Deir ez-Zor sotto controllo delle forze curdo-siriane. La zona si trova nel nord-est lungo il confine con la Turchia. Le prime informazioni parlavano di due preti, ma poi la radio pubblica dell’Armenia ha chiarito la dinamica.

Le vittime sono padre Hovsep (Hanna) Petoyan, della Comunità cattolica armena di Qamishli, e suo padre Abraham Petoyan. Quest’ultimo è rimasto ucciso sul colpo, mentre il sacerdote è deceduto poco dopo. Ferito il diacono Fati Sano, della chiesa di al-Hasakeh, che viaggiava con loro (Avvenire, 11 novembre).

“Crociati eliminati”

Successivamente è arrivata la rivendicazione dell’Isis che parla di «crociati eliminati» (en.armradio.am, 11 novembre).

«La guerra in Siria non è ancora finita. E la presenza dell’ISIS si fa ancora sentire». Così dichiara, al telefono con Aiuto alla Chiesa che Soffre, monsignor Boutros Marayati, arcivescovo armeno-cattolico di Aleppo dopo il tragico attacco che è costato la vita a padre Hanna.

“Indossava il clergyman, era riconoscibile”

Stando a quanto riferisce il presule ad ACS, il sacerdote si stava recando a Deir ez-Zor per controllare i lavori alla Chiesa dei Martiri, distrutta nel 2014. Seppure non sono stati mai identificati i colpevoli, le accuse si sono concentrate su Jabhat al-Nusra, ex affiliato di al-Qaeda in Siria (www.rudaw.net, 11 novembre).

«Stiamo cercando di ricostruire la chiesa e la case dei cristiani, così che i fedeli possano far ritorno in città», spiega il vescovo. In macchina con il parroco quarantatreenne vi erano suo padre, il diacono della chiesa di Hassaké ed un laico. «Poco prima di Deir ez-Zor, due uomini armati su una moto hanno affiancato e poi superato la loro macchina aprendo il fuoco. Il padre del sacerdote è morto sul colpo, mentre padre Hanna è morto non appena giunto di fronte all’ospedale di Hassaké».

Le indagini sono ancora in corso. «Non sappiamo ancora chi l’abbia ucciso sebbene pare che l’ISIS abbia rivendicato l’attacco. Certo è che padre Hovsep indossava il clergymen e dunque era riconoscibile, così come era ben riconoscibile la sua macchina che sul cofano portava una grande scritta: Chiesa armeno-cattolica».

Leggi anche: L’Isis uccide ancora: altri 15 cristiani martirizzati in Siria

La restaurazione della chiesa distrutta dall’Isis

È dunque plausibile che padre Hanna sia stato colpito perché sacerdote e anche per il suo contributo alla restaurazione di una presenza cristiana a Deir ez-Zor. «È una città molto importante per noi – spiega monsignor Marayati – perché è lì che sono stati uccisi molti dei nostri martiri fuggiti dal genocidio del 1915. Oggi non vi è più nessun armeno-cattolico e sicuramente i turchi non vogliono che vi torniamo. La nostra presenza ricorderebbe il genocidio armeno».

Non si può dunque escludere, secondo il presule, che dietro l’omicidio del sacerdote possa esservi una mano turca. «Non vi sono prove, ma da sempre ISIS è sostenuto e coperto dai turchi».

Leggi anche: Quale destino per i curdi siriani?

I funerali

Alle 12 (ora locale) di oggi 12 novembre , si sono celebrati a Qamishli i funerali di padre Hanna. Tutta la comunità è presente, anche i musulmani, a dimostrazione dell’unità e la solidarietà della città intera. Una città che vive forti tensioni a causa degli scontri tra turchi e curdi. «la situazione è caotica – avverte monsignor Marayati – Vi sono turchi, curdi, americani, russi. Soltanto ieri vi sono state tre esplosioni. I cristiani hanno paura e ad ogni violenza tante famiglie decidono di emigrare».

Prima della guerra a Qamishli gli armeno-cattolici erano 5mila e vi erano 5 chiese. Oggi sono 2mila e soltanto due chiese sono rimaste aperte.

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