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4 piccoli detective in bicicletta ritrovano un’anziana malata di demenza

ROSEVILLE, DETECTIVE, CLUB

ABC10 | Youtube

Annalisa Teggi - pubblicato il 30/10/19

Con l'entusiasmo dei loro appena 10 e 11 anni hanno trascorso un pomeriggio a setacciare il quartiere in supporto alla polizia riuscendo a ritrovare una donna di 97 anni smarritasi. A chi chiedeva che ricompensa volessero, hanno risposto: "Queste cose non si fanno per soldi".

Ogni mattina guardo la fila dei miei figli che esce di casa dietro al papà, e c’è sempre quell’istante in cui il cuore sussulta al pensiero: «Cosa vi aspetta oltre la porta di casa?». La paura innestata nel viscerale desiderio di proteggerli è sempre un po’ più grande, chissà perché, del pensiero che la presenza piccola di ciascuno di loro è un dono di cui il mondo ha bisogno. Uscire di casa è davvero un’avventura.

Il più delle volte, quello che ci fermiamo a osservare del mondo che li attende fuori sono le molte forme di aggressioni a cui possono soccombere. Sono tante, sappiamo altrettanto bene che anche rimanendo in casa possono inoltrarsi in un mondo pericoloso. Ci lamentiamo molto perché non escono più a giocare, ma stanno incollati al pc. E siamo consapevoli che proprio quello schermo li catapulta “fuori” dalla nostra presa, in un universo sì virtuale ma molto più vasto di quello a disposizione nel parco di quartiere.


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Non possiamo estirpare queste preoccupazioni, restano. Ma una bella notizia che arriva da un paesino della California ci può servire da antidoto, per ricordarci che il quadro generale del rapporto aperto dei nostri figli col mondo non contempla solo le trappole. Fermiamoci, allora, a contemplare che le variabili imponderabili dell’esperienza offriranno loro anche l’occasione di essere protagonisti, con tutto l’entusiasmo che comporta.

Se c’è una frase perfetta che introduce questa storia vera è la battuta celeberrima che Stephen King scrisse ne Il corpo e che tutti noi, spero, serbiamo in un cassetto della memoria per averla sentita nel film tratto da quel libro, Stand by me:

Non ho mai più avuto amici come quelli che avevo a 12 anni. Oddio, tu sì?
STAND BY ME, FILM
Wikipedia

Investigatori su due ruote

Roseville è una cittadina di 80 mila abitanti vicino a Sacramento, California. Un pomeriggio dei primi di ottobre Glennetta Belford (97 anni) si è allontanata dalla casa di cura in cui era ricoverata; l’anziana soffre di problemi di demenza e l’allarme è scattato subito. La polizia ha cominciato le ricerche coinvolgendo anche gli elicotteri, da cui altoparlanti è stato diffuso un messaggio per tutte le vie della città. Lo hanno ascoltato anche quattro giovanissimi ragazzi che in quel momento giravano in bici per il quartiere: si tratta di Logan, Hope, Makenna e Kash – età 10-11anni. Hanno deciso che si sarebbero messi a cercare la signora scomparsa, insieme; ed effettivamente hanno setacciato per bene la zona, finché uno di loro è caduto dalla bici e allora si sono decisi a “rientrare alla base”.


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Se già questi elementi ci fanno pensare a un film di avventura, il bello deve ancora venire. Proprio il piccolo incidente è stato il dettaglio che ogni racconto giallo possiede, il momento della rivelazione. I quattro ragazzi si sono fermati per far risalire Logan, il compagno disarcionato, e dal punto casuale in cui si trovavano sono tornati indietro … per una strada che li ha portati dritti a lei, Glennetta. La vedono, la riconoscono.

«Era proprio lei e camminava parlando da sola. Ci siamo avvicinati e lei ci diceva: ‘No, no, no. Andate via, andate via’» racconta Kash. Hope, la grande del gruppo (11 anni) ha chiamato i soccorsi e la signora Belford è stata riportata al sicuro. (da Mail Online)

Questi provetti Poirot sono stati soprannominati il Junior Detective Club e sono diventati le star del momento su molti telegiornali americani.

Ai microfoni raccontano il loro pomeriggio
avventuroso con la semplicità disarmante di chi dice: c’era bisogno e noi abbiamo dato una mano. C’è spazio anche per il giornalista francamente fuori luogo che chiede: “Lo trasformereste in un lavoro? Quanto vi fareste pagare?”. Grazie a Dio ne riceve una risposta epica dal più piccolo del gruppo: “Un penny, queste cose non si fanno per soldi“.

I più commossi dalla storia sono i genitori dei piccoli detective. Possiamo capirli, anche noi apparteniamo alla banda capace di formulare solo litanie di mi raccomando e di non fare quando i nostri giovanotti fanno un giro fuori. È stato il papà di Kash e Hope a tirar fuori dal cassetto un film cult degli anni ’80, commentando che ha visto nei suoi figli la versione reale dei Goonies. Belli i tempi in cui si immaginavano meravigliose avventure incredibili alla portata di una manciata di ragazzi in bicicletta.

Forse è finito il tempo di questi film pieni di entusiasmo, prove e speranza; è bello che la vita reale colmi queste lacune.

Quête

Don Chisciotte montò su Ronzinante, Ismaele salì a bordo del Pequod, Frodo s’incamminò a piedi. A ciascuno una ricerca, a ciascuno il suo mezzo. Il tema della quête è un topos letterario fondamentale, proprio perché la vita umana è un cammino di ricerca. Ogni storia si regge sull’assunto che, a un certo punto, il protagonista deve uscire. Qualcosa lo porta un passo fuori dalla quiete piatta e da lì in poi possono cominciare viaggi diversissimi.

La vicenda dei quattro ragazzini californiani sembra davvero la trama perfetta di una storia di avventura, e come scrivevo all’inizio a me ha proprio riportato al tempo in cui il film Stand by me riempì di entusiasmo il mio animo in subbuglio di giovane ragazza. A quanto so Stephen King è ancora molto amato dai ragazzi, e qualcosa vorrà pur dire. Non dobbiamo cadere nella trappola di venerare un autore come un depositario sempre coerente di verità assolute, quanto piuttosto come un filo elettrico capace di vibrare e farci vibrare lì dove la corrente ad alta tensione del vivere passa.


ANDREA MANDELLI

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Quando stamattina il mio collega Rocco ha portato alla nostra attenzione questa notizia, molti membri della redazione hanno esternato quel sussulto di entusiasmo che è ricordare l’età delle amicizie forti, dell’età fresca in cui nel cuore esistono solo superlativi – nel bene e nel male. Quando Stephen King scrisse il romanzo all’origine del film Stand by me immaginò che il tema della ricerca potesse coinvolgere dei giovanissimi ragazzi a cercare un cadavere. Audace. Ma lo fece con un scopo tutt’altro che pessimistico:

Questa è la cosa peggiore, secondo me. Quando il segreto rimane chiuso dentro non per mancanza di uno che lo racconti ma per mancanza di un orecchio che sappia ascoltare. (da Il corpo)

E a Roseville è accaduto qualcosa che ha a che fare col senso di questa intuizione stupenda. Scossi dal rumore di un elicottero che ha richiamato la loro attenzione, quattro ragazzi si sono messi alla ricerca di un vero tesoro, una persona che aveva bisogno di aiuto. Il loro Ronzinante, le biciclette. Non è stata un’avventura solo perché aveva tutti gli elementi delle detective stories, ma perché c’è stata una vera crescita: non hanno trovato pepite d’oro o reperti vetusti, ma una persona la cui voce poteva smarrirsi per sempre. Sono stati l’orecchio teso di chi neanche sapeva domandare aiuto. L’hanno trovata non solo grazie all’intraprendenza personale, ma anche grazie a un inciampo. E diciamocelo sul serio: non è forse così che tante volte ci imbattiamo in traguardi migliori di quelli pianificati a tavolino?

Alle quattro del pomeriggio la signora Glennetta era scomparsa, due ore più tardi tutto aveva avuto un perfetto lieto fine. E in un ritaglio di tempo così esiguo c’è stato spazio per un viaggio degno dei cavalieri di Ariosto: c’è stata la scoperta che lì nel posto banale dove sei può accadere qualcosa di grosso, che coi pochi mezzi a disposizione puoi fare tanto, che la collaborazione degli amici è preziosa, che anche gli incidenti possono essere una risorsa, e soprattutto che c’è qualcuno per cui tu – con la tua semplicità e piccolezza – puoi essere davvero indispensabile.

«Cosa vi aspetta, figli miei, oltre la porta di casa?». Non potrò saperlo mai senza tremare, ma stasera mi prendo il tempo di raccontarvi la storia di questi ragazzi.

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