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4 miti sulla castità che ci hanno perseguitato tutta la vita

Ne pas confondre chasteté et abstinence sexuelle

© Shutterstock

Catholic Link - pubblicato il 23/10/19

di Daniel Torres Cox

Se oggi si celebrasse una festa della sessualità, sicuramente nessuno inviterebbe a ballare la castità. Sarebbe una di quelle che appena arrivano a una festa vengono guardate con la coda dell’occhio mentre la gente continua a farsi i fatti propri. Viene ignorata, fingendo che non ci sia. Non è decisamente popolare.

Il problema, però, non è la castità, ma quello che si dice di lei. Si è guadagnata una cattiva nomea, ma senza che si conosca davvero. Di lei si dicono molte cose, per la maggior parte false. In questo articolo cercheremo di conoscerla un po’ meglio partendo da quattro miti che avrete sicuramente ascoltato più di una volta.

Mito #1: La castità è un “No”

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Una prima cosa di cui tener conto riguardo alla castità è che si tratta di un’abitudine, e come ogni abitudine si acquisisce attraverso la ripetizione di atti. Prendiamo ad esempio l’abitudine allo studio. Come si acquisisce? Studiando. Come per ogni abitudine, però, non basta sedersi a studiare un pomeriggio – è un atto che deve durare nel tempo.

L’aspetto interessante è che man mano che passa il tempo e si acquisisce l’abitudine, l’atto proprio di quell’abitudine – studiare – diventa sempre più semplice. Ci si sente bene a farlo, e lo si fa sempre meglio. E questo vale per tutte le abitudini.

Se l’atto a partire dal quale si costruisce l’abitudine allo studio è studiare, l’atto da cui sorge la castità è ordinare le forze del mondo della sessualità all’amore, ovvero scegliere l’amore – amore inteso non come sentimento, ma come la decisione di cercare il bene dell’altra persona.

Per questo, la castità, più che un “No”, è un “Sì”: un “Sì” all’amore. È vero che molte volte la castità viene vista partendo dalle cose che non si devono fare, ma perché sorga autenticamente la castità quel “No” dev’essere sempre la conseguenza di un “Sì” più grande.

“Perché non guardo materiale pornografico?” Perché preferisco vedere le altre persone come soggetti d’amore, e non come oggetti di piacere. Il “No” si intende sempre partendo dal “Sì”.

Mito #2: La castità è repressione

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Un secondo mito relativo alla castità implica il fatto di identificarla con la repressione. Se volessimo esemplificare il concetto, potremmo paragonare il desiderio sessuale a un tubo con l’imboccatura rotta che getta acqua da tutte le parti.

Se la castità fosse repressione, consisterebbe nel tappare il tubo, ma questa “soluzione” non porrebbe fine al problema, perché l’acqua continuerebbe a scorrere, e si correrebbe il rischio che prima o poi il tappo del tubo finisca per cedere. Se questo accadesse, l’acqua uscirebbe con più forza per la pressione accumulata.

La castità non è un tappo, ma un’imboccatura nuova per il tubo. Anziché far sì che il tubo getti acqua in tutte le direzioni, la castità fa sì che l’acqua fluisca solo in una direzione: quella dell’amore. L’aspetto interessante è che concentrando il flusso in un unico punto l’acqua fluisce con più forza, e quindi arriva più lontano, ma sempre nella direzione giusta, che è l’amore.

La castità non reprime: ordina. Chi vive la castità, vive con maggiore libertà. Se non si sperimenta questa sensazione di libertà, qualcosa non va nel modo di vivere la castità.

Mito #3: La castità vuol dire non avere rapporti sessuali

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La castità è l’abitudine mediante la quale si ordinano le forze del mondo della sessualità verso il suo oggetto, che è l’amore. Vista in questo modo, la castità non si può identificare con l’assenza di rapporti sessuali, perché ad esempio una coppia di sposi vive la castità avendo rapporti sessuali nel contesto dell’amore.

Ma si può dire di più. Perché nasca un’abitudine, non basta ripetere delle azioni – si devono eseguire liberamente. Ad esempio, chi studia costretto si abitua a studiare, ma non acquisisce l’abitudine allo studio. Appena non viene più obbligato, abbandona lo studio come se niente fosse.

Perché nasca un’abitudine serve quindi un atteggiamento interiore: si deve sapere perché si fa qualcosa e si deve volerlo fare. In questo senso, una persona che vuole avere rapporti ma non può – perché non ha una persona con cui averli o perché il partner non vuole – non vive davvero la castità.

Dentro di sé non è disposto a viverla, per quanto esteriormente si veda obbligato a farlo. La castità è principalmente un atteggiamento interiore. Si noti che la castità non ruota solo intorno ai rapporti sessuali, ma è molto più ampia. Abbraccia tutti gli aspetti che si mettono in gioco nel mondo della sessualità, ordinandoli all’amore. Da ciò deriva il fatto che la sessualità implichi un modo di guardare, di toccare, di esprimere affetto, di pensare… La castità è un atteggiamento che impegna la totalità della vita.

Mito #4: Se sbaglio una volta, perdo tutto

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L’abitudine non nasce immediatamente con la realizzazione di un atto, ma si richiede che questo atto venga ripetuto con una certa frequenza. È ancora il caso dello studio. La cosa interessante è che, una volta acquisita, l’abitudine non si distrugge con la realizzazione di un atto contrario. Non si perde l’abitudine a studiare perché si passa un pomeriggio a giocare a Fortnite. Qualcosa di simile avviene con l’abitudine alla castità.

Molta gente che cerca di vivere la castità cade nell’errore di pensare che quando si realizza un atto contrario si perde tutto ciò che si era fatto fino a quel momento. È sbagliato, perché come si è detto, come un atto isolato non basta a costruire un’abitudine, un atto contrario non è sufficiente a distruggerlo.

Il problema di pensare che si è perso tutto è gettare la spugna e dire: “Se è successo una volta accadrà di nuovo”. Questo sì che può essere un problema, perché può far sì che l’atto contrario inizi a sostenersi nel tempo, ed è allora che l’abitudine comincia a indebolirsi, e si corre davvero il rischio di perdere ciò che si era raggiunto.

È importante: un atto contrario non fa perdere l’abitudine alla castità. Se succede una volta, innanzitutto non bisogna perdere la speranza, per poi ricordare che l’abitudine alla castità non si è persa e che ci si può rialzare riaffermando il proposito di continuare a vivere la castità.

Se si è credenti, ciò diventa possibile anche ricorrendo al sacramento della Confessione e chiedendo l’aiuto dei santi, perché anche loro possono essere parte della propria lotta per la castità.

Potete leggere più contenuti come questo sul sito www.amafuerte.com

Qui l’articolo originale pubblicato su Catholic Link

Tags:
castità
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