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4 miti sulla castità che ci hanno perseguitato tutta la vita

© Shutterstock
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di Daniel Torres Cox

Se oggi si celebrasse una festa della sessualità, sicuramente nessuno inviterebbe a ballare la castità. Sarebbe una di quelle che appena arrivano a una festa vengono guardate con la coda dell’occhio mentre la gente continua a farsi i fatti propri. Viene ignorata, fingendo che non ci sia. Non è decisamente popolare.

Il problema, però, non è la castità, ma quello che si dice di lei. Si è guadagnata una cattiva nomea, ma senza che si conosca davvero. Di lei si dicono molte cose, per la maggior parte false. In questo articolo cercheremo di conoscerla un po’ meglio partendo da quattro miti che avrete sicuramente ascoltato più di una volta.

Mito #1: La castità è un “No”

Una prima cosa di cui tener conto riguardo alla castità è che si tratta di un’abitudine, e come ogni abitudine si acquisisce attraverso la ripetizione di atti. Prendiamo ad esempio l’abitudine allo studio. Come si acquisisce? Studiando. Come per ogni abitudine, però, non basta sedersi a studiare un pomeriggio – è un atto che deve durare nel tempo.

L’aspetto interessante è che man mano che passa il tempo e si acquisisce l’abitudine, l’atto proprio di quell’abitudine – studiare – diventa sempre più semplice. Ci si sente bene a farlo, e lo si fa sempre meglio. E questo vale per tutte le abitudini.

Se l’atto a partire dal quale si costruisce l’abitudine allo studio è studiare, l’atto da cui sorge la castità è ordinare le forze del mondo della sessualità all’amore, ovvero scegliere l’amore – amore inteso non come sentimento, ma come la decisione di cercare il bene dell’altra persona.

Per questo, la castità, più che un “No”, è un “Sì”: un “Sì” all’amore. È vero che molte volte la castità viene vista partendo dalle cose che non si devono fare, ma perché sorga autenticamente la castità quel “No” dev’essere sempre la conseguenza di un “Sì” più grande.

“Perché non guardo materiale pornografico?” Perché preferisco vedere le altre persone come soggetti d’amore, e non come oggetti di piacere. Il “No” si intende sempre partendo dal “Sì”.

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