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I primi musei del mondo testimoniano il ruolo cruciale della Chiesa nella cultura

SISTINE CHAPEL EXHIBIT
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La Chiesa cattolica è stata decisiva per la ricerca, la produzione, l’approfondimento e la diffusione di cultura, scienza e arte

In un articolo pubblicato dal Correio dos Açores l’8 novembre 2015, lo scrittore José Maria C.S. André ha ricordato che per qualche secolo solo a Roma esistevano dei musei.

L’esperto riferisce che da quando il papato ha iniziato ad avere influenza sull’amministrazione civile di Roma, il fulcro dell’attenzione sono diventati i poveri, l’istruzione e la cultura. I Papi volevano che, migliorando le proprie condizioni di vita, le persone del popolo potessero avere anche un contatto maggiore con l’arte. Da lì nacquero le belle piazze decorate con fontane e sculture e gli edifici pubblici ornati di dipinti e arazzi preziosi. Nel XV secolo, cercando di proteggere le opere d’arte più suscettibili agli effetti delle intemperie, nacquero i primi musei del mondo.

Il termine “museo” viene dal greco “muséon”, che significa qualcosa come “palazzo delle muse”. L’espressione evoca le figure femminili mitologiche che ispiravano le arti. Non esistevano neanche edifici dedicati a esporre opere d’arte, il che richiese un’altra innovazione. Quando i musei si diffusero nel resto dell’Europa, i loro edifici, in genere, “approfittavano” di palazzi di regimi deposti, come l’Hermitage di San Pietroburgo, il primo edificio della National Gallery a Londra o il Louvre a Parigi. Già i Musei Vaticani nacquero progettati per essere visitati. Ci vollero secoli perché venissero costruiti altri musei, come il Calouste Gulbenkian di Lisbona e i Guggenheim di New York e Bilbao.

Un’altra caratteristica peculiare dei Musei Vaticani, come sottolinea José Maria C.S. André, è il fatto di non possedere pezzi rubati. Mentre i grandi musei del mondo ostentano dipinti e sculture rubati dalle chiese o saccheggiati da tesori egizi o greci, i Musei Vaticani vivono la situazione contraria: sono stati loro ad essere saccheggiati, nel XIX secolo, da Napoleone Bonaparte. Si stima che addirittura un milione di casse contenenti opere d’arte sia stato portato a Parigi. Dopo la caduta dell’imperatore, quello che si è potuto recuperare è tornato a Roma.

L’aspetto più ironico è forse il fatto che al giorno d’oggi le stesse persone che attaccano la Chiesa tacciandola di oscurantismo e di essere contraria alle manifestazioni artistiche la attacchino in genere anche per lo “spreco” di offrire arte al popolo.

Leggi anche: La grande ricchezza dei musei diocesani “aperti al MAB”

La Chiesa viene continuamente sfidata a vendere tutto il suo impagabile patrimonio artistico per trasformare il guadagno in donazioni ai poveri, e al contempo è accusata di essere intollerante mettendo in discussione “mostre culturali” in cui delle offese contro la fede cattolica vengono camuffate da “arte”.

Se la Chiesa creasse un museo dedicato a mostrare quanto il suo contributo sia stato decisivo per la ricerca, la produzione, l’approfondimento e la diffusione di cultura, scienza e arte, questo museo sarebbe secondo forse solo a uno dedicato a mostrare quanto la Chiesa sia stata attaccata ingiustamente come nemica della cultura, della scienza e dell’arte nel corso dei secoli.

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