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Quali sono le 2 caratteristiche dell’uomo di fede?

Di Heinz27|Shutterstock

Il messaggio della Santa Casa di Loreto - pubblicato il 12/09/19

La gratitudine e la misericordia!

di Sor Francesca Entisciò

È evidente infatti che chi è umile, l’uomo di fede, sa che non può fare nulla di buono senza l’aiuto e la protezione di Dio e così non smette mai di invocare Dio perché abbia misericordia di lui. E chi prega Dio senza sosta, se gli è dato di compiere qualcosa di buono, sa da dove gliene è venuta la capacità e non può vantarsene o attribuire questa opera buona alle sue forze, ma tutto quello che riesce a fare lo attribuisce a Dio e non smette mai di ringraziarlo e di invocarlo. Teme che gli venga meno tale aiuto, e che appaia la sua debolezza e la sua impotenza. E così grazie all’umiltà prega e grazie alla preghiera si umilia e più fa il bene e più si umilia, più riceve l’aiuto di Dio e avanza grazie alla sua umiltà. (Doroteo di Gaza, Sull’umiltà)

Troppo spesso ci attribuiamo il merito delle buone azioni che compiamo e ce ne vantiamo davanti agli altri come se davvero quel bene che facciamo, dipendesse dal nostro sforzo. Di fatto questo è un errore grossolano, non tanto per la vanagloria che subito si smaschera agli occhi di chi ci ascolta, ma perché davvero è sciocco vantarsi di qualcosa che non ci appartiene, è evidente che sbagliamo il bersaglio. Fare qualcosa di buono, pregare incessantemente, essere nella grazia, non sono opere che possiamo compiere senza l’intervento delle misericordia di Dio su di noi, ed è proprio questo che dimentichiamo quando facciamo qualcosa di buono.

L’uomo umile, l’uomo di fede, invece, sa che nulla può senza l’intervento di questa misericordia, perché in questa coscienza si innesta un atteggiamento fondamentale per la vita spirituale e cioè la consapevolezza di sé. Nelle sue ammonizioni San Francesco afferma: Beato il servo, che non si ritiene migliore, quando viene lodato ed esaltato dagli uomini, di quando è ritenuto vile, semplice e sgradevole, poiché quanto l’uomo vale davanti a Dio, tanto vale e non di più (FF 169). Radicare nel cuore questa consapevolezza è fonte di grande libertà, soprattutto perché apre nel cuore la strada per acquistare l’umiltà, senza la quale nessuna opera profuma di Dio.


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1.La gratitudine

Il primo grande atteggiamento che caratterizza l’uomo di fede è la gratitudine. È grato chi sa stare al proprio posto, chi ritiene che tutto è dono, tutto è grazia, che tutto proviene da un Altro. E questo dono glielo attribuisce non solo nelle occasioni di consolazione, ma anche e soprattutto quando è il dolore a visitarlo, quando c’è nel cuore solo desolazione. Tante volte le persone nel linguaggio comune, parlano di Dio e lo pregano, ma il cuore è lontano e questo si capisce proprio nella reazione che hanno quando la vita gli riserva dolore e tribolazione. Lasciare spazio alla gratitudine allora, diventa molto difficile, sapere che le stesse mani che hanno fatto tanto bene adesso sembrano stringere in una morsa insidiosa, appare inaccettabile. Eppure ciò che nell’uomo di fede deve rimanere saldo è il cuore, il quale diventa umile solo grazie alle umiliazioni accolte e offerte con amore, non solo a parole, ma con i fatti e le occasioni della vita.

Saper ricevere tutto da Dio e continuare a confidare in Lui anche se non si comprende su quale strada vuole condurci, è vera fede. La vera fede, che altro non è che vera umiltà, si acquista pagando il prezzo dell’accoglienza dell’umiliazione, della confidenza, della fiducia, proprio quando non ci sarebbe nessuna condizione per poterla vivere con serenità. In Dio tutte le pieghe prima o poi si spiegano, nel mentre che cresciamo nella pazienza, riceviamo da Lui la grazia della comunione del cuore, insieme a quella di saperci figli amati, custoditi, dono di un’eterna misericordia.

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2.La misericordia

La seconda caratteristica dell’uomo di fede è dunque la misericordia, la capacità stabile di giustificare le offese, i difetti, le mancanze degli altri. La parola stessa dice che è misericordioso chi è ed ha tutto il cuore per i miseri. Quando il cuore è ricolmo di questi sentimenti è impossibile che ci si attribuisca qualche merito per il bene compiuto, anzi che ci venga riconosciuto qualche onore diventa occasione di imbarazzo, perché solo Dio è padrone di questo cuore e non c’è spazio in esso per la gloria umana. È  una virtù che si radica in un rapporto di vera comunione con Dio perché è possibile solo perché si sa ricevuta. Un cuore misericordioso è di chi è perdonato, riabilitato, si riversa naturalmente sugli altri con amore sovrabbondante, sa chi ne è la fonte e, attraverso una preghiera incessante, chiede che non gli venga meno un tale dono. Chi lo possiede vive nella gioia e nella consapevolezza di essere sempre in cammino, mai solo. Sapere questo, saperlo davvero, basta.

E tutte le creature, che sono sotto il cielo, ciascuna secondo la propria natura, servono, conoscono e obbediscono al loro Creatore meglio di te. E neppure i demoni lo crocifissero, ma sei stato tu con essi a crocifiggerlo, e ancora lo crocifiggi quando ti diletti nei vizi e nei peccati (…). Ugualmente, se anche tu fossi il più bello e il più ricco di tutti, e se tu operassi cose mirabili, come scacciare i demoni, tutte queste cose ti sono di ostacolo e non sono di tua pertinenza, ed in esse non ti puoi gloriare per niente; ma in questo possiamo gloriarci, nelle nostre infermità e nel portare sulle spalle ogni giorno la santa croce del Signore, nostro Gesù Cristo (San Francesco, Ammonizioni, FF 154)




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