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Non credi al peccato originale e pensi di salvarti da solo? Povero illuso!

EYES
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Nel nuovo libro di padre Maurizio Botta una profonda riflessione sul significato del peccato originale. Di fronte all’illusione della auto-redenzione la strada per la salvezza è solo in Cristo!

I “Cinque Passi al Mistero” rappresentano un ciclo di catechesi per giovani e adulti che padre Maurizio Botta, sacerdote dell’Oratorio di San Filippo Neri, svolge ormai da dieci anni presso la parrocchia Santa Maria in Vallicella – Chiesa Nuova di Roma. Natiguasti”, pubblicato dalle Edizioni San Paolo, è l’ultimo dei libri nati dai Cinque Passi e, come dice Costanza Miriano nella prefazione…

“Se dovete scegliere quale dei libri tratti dai Cinque Passi comprare, o (…) se ne dovete scegliere uno da regalare, bene, scegliete questo: è quello che sta al fondamento di tutti gli altri, è quello che va alla radice, al cuore delle grandi domande umane (…).”

Il peccato originale… questo sconosciuto!

Il primo capitolo del libro, dal titolo omonimo, giustifica pienamente l’affermazione molto forte presente nel seguito della prefazione:

Ed è il più controcorrente di tutti, è quello che annuncia le verità più lontane dal sentire comune, dal pensiero prevalente fra i non credenti, ma anche, oserei dire, anche in una certa parte della Chiesa, quella che ha smesso di dire che c’è il peccato originale, e che l’uomo non si salva da solo, ma è sempre immeritatamente redento dalla passione e dalla morte di Cristo.

Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?

Infatti questo primo capitolo, prendendo spunto dall’esperienza del sacerdote con i suoi alunni a scuola, ruota tutto intorno al tema del “peccato originale”, e mette in risalto come anche una parte della teologia moderna abbia finito per sposare il dogma illuministico alla base della cultura capitalista e marxista: la tesi dell’uomo intrinsecamente e naturalmente buono, traviato da un’educazione sbagliata e da strutture sociali da cambiare per giungere alla pace interiore e con i propri simili. A questo proposito il sacerdote cita un passo della lettera di San Paolo ai Romani (Romani 7, 18-24) che mirabilmente esemplifica la contraddittorietà della condizione umana lacerata tra i due opposti:

Io so infatti che in me, cioè nella mia carne, non abita il bene, c’è in me il desiderio del bene, ma non la capacità di attuarlo; infatti io non compio il bene che voglio, ma il male che non voglio. Ora, se faccio quello che non voglio, non sono più io a farlo, ma il peccato che abita in me. Io trovo dunque in me questa legge: quando voglio fare il bene, il male è accanto a me. Infatti acconsento nel mio intimo alla legge di Dio ma nelle mie membra vedo un’altra legge, che muove guerra alla legge della mia mente e mi rende schiavo della legge del peccato che è nelle mie membra. Sono uno sventurato! Chi mi libererà da questo corpo votato alla morte?

Rileggendo le parole di San Paolo mi è venuta in mente una poesia di Alda Merini e precisamente questo verso:

(…) come si fa a non peccare quando si è immersi nella disperazione. (da Corpo d’amore in Mistica d’amore, Frassinelli editore, pagina 13)

Il grido della poetessa è inconsolabile al pari di quello dell’Apostolo delle Genti: è il nostro grido! Il grido dell’uomo!

“Per essere salvati occorre abbandonarsi all’amore”

La profonda verità contenuta in questa citazione viene di fatto ripresa e sviluppata dal Cardinale Ratzinger, allora Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, quando nel 1985 viene interrogato da Vittorio Messori sulle deviazione della teologia riguardo la figura di Cristo. Il passo fondamentale è il seguente:

Una visione lucida, realistica dell’uomo e della storia non può non scoprire l’alienazione, non può non rivelare che c’è una rottura delle relazioni dell’uomo con se stesso, con gli altri e con Dio. Ora, poiché l’uomo è per eccellenza l’essere in relazione, una simile rottura raggiunge le radici e si ripercuote su tutto. Il cristiano non farebbe abbastanza per i fratelli se non annunciasse il Cristo che porta la redenzione innanzitutto dal peccato. Se non annunciasse la realtà dell’alienazione, la caduta e al contempo la realtà della Grazia che ci redime e ci libera. Se non annunciasse che l’insistenza sulla autorealizzazione, sulla auto-redenzione, non porta alla salvezza ma alla distruzione. Se non annunciasse infine che per essere salvati occorre abbandonarsi all’amore.

L’auto-redenzione è un’illusione!

Padre Botta sottolinea che questo è il punto essenziale: la resistenza a credere che c’è una alienazione intrinseca alla condizione umana, per cui non basta la conoscenza per salvarsi, né la volontà che – pur necessaria – non risulta sufficiente. La realtà di questa alienazione, il “peccato originale”, non è un artificiale costrutto teologico, ma viene affermata con una chiarezza sconcertante nel seguente passo del Vangelo di Marco in cui Cristo parla ai discepoli (Marco 7, 17-23):

Siete anche voi così privi di intelletto? Non capite che tutto ciò che entra nell’uomo dal di fuori non può contaminarlo, perché non gli entra nel cuore ma nel ventre e va a finire nella fogna? Ciò che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo. Dal di dentro infatti, cioè dal cuore degli uomini, escono le intenzioni cattive: fornicazioni, furti, omicidi, adulteri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza. Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo.

Credi al peccato originale o sei uno sciocco?

Nella sua catechesi il sacerdote fa due citazioni tanto illuminanti quanto lapidarie; la prima è di Gustave Thibon, chiamato il “filosofo contadino” che diceva di sé:

Sono fra quelli attardati che credono ancora nel peccato originale, anzi, non ho neanche il bisogno di crederci: l’evidenza mi dispensa dalla fede.

La seconda è di Nicolàs Gòmez Davila che al riguardo affermava:

Gli uomini si dividono in due categorie, quelli che credono al peccato originale e gli sciocchi.

La strada per la salvezza è solo in Cristo!

Quale è quindi la risposta dell’annuncio cristiano al grido di San Paolo, questo gigante della fede, che si confronta con la debolezza della sua carne? Padre Botta lo esemplifica con un passo dell’udienza sul peccato originale del 3 dicembre 2008 di Papa Benedetto XVI:

(…) l’uomo non è solo sanabile, è sanato di fatto. Dio ha introdotto la guarigione. È entrato in persona nella storia. Alla permanente fonte del male ha opposto una fonte di puro bene. Cristo crocifisso e risorto, nuovo Adamo, oppone al fiume sporco del male un fiume di luce.

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