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L’ultima battaglia del cardinale Pell: ricorre all’Alta Corte per rovesciare la condanna

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Ecco perché l'alto prelato australiano, condannato per abusi sessuali su minori anche dalla Corte d'Appello, ha deciso di fare ricorso e giocarsi questa chance finale per dimostrare la sua innocenza

Il cardinale George Pell ricorrerà all’Alta Corte, l’ultimo grado di giudizio in Australia, avverso la sentenza della Corte d’appello di Victoria che ha confermato la sua condanna a sei anni e mezzo di carcere per abusi sessuali. È quanto rivelato alla Catholic News Agency (26 agosto) da fonti vicine all’ex numero tre del Vaticano.

Rinchiuso in isolamento, senza poter dire la Messa né leggere il breviario da 176 giorni, Pell è stato condannato in primo grado nel dicembre 2018 e in secondo la scorsa settimana (Tempi, 27 agosto).

Catholic Church England and Wales-cc
Cardinal Pell gives a catechesis at World Youth Day in 2011

Sentenze votate maggioranza

La condanna è stata per aver abusato due adolescenti subito dopo una messa solenne nella cattedrale di Melbourne, quando era arcivescovo. La condanna è basata unicamente sulla testimonianza di una delle vittime. L’altra aveva ritrattato prima di morire di overdose.

Tra i testimoni ci sono versioni diverse e contrastanti su quello che realmente accadde in quei frangenti. Le sentenze contro Pell sono state sempre votate a maggioranza nel collegio dei giudici che ha esaminato il suo processo.

Secondo le fonti citati dal quotidiano australiano Sydney Morning Herald (26 agosto), il cardinale ha ricevuto consiglio unanime dalla sua squadra di legali, secondo cui l’opinione dissenziente di uno dei tre giudici della Corte d’appello dello Stato di Victoria, Mark Weinberg, fornisce ragionevoli motivi per revocare la condanna.

Cosa sostiene Weinberg

Weinberg ha espresso dubbi sulle prove portate dall’accusa sostenendo che ci siano «significative possibilità» che l’accusato non sia colpevole perché ci sarebbe «una serie di prove che rendono impossibile accettare« la testimonianza decisiva per la formulazione del verdetto di condanna.

Come riferiscono i media australiani, nel suo parere dissenziente il giudice ha detto che la decisione sul caso dipendeva interamente dal fatto che la testimonianza della vittima (uno dei due ex adolescenti che si presumono abusati da Pell nella sacrestia della cattedrale di Melbourne) fosse credibile al di là di ogni ragionevole dubbio.

KARDYNAŁ GEORGE PELL
AFP/EAST NEWS

«La giuria – ha scritto Weinberg – è stata invitata ad accettare la sua prova senza che ci fosse alcun supporto indipendente a essa». Non solo: in quanto affermato dal testimone «c’erano incoerenze e discrepanze e alcune delle sue risposte semplicemente non avevano senso».

“Il Cardinale ha sempre ribadito la sua innocenza”

In una nota pubblicata il 21 agosto scorso, dopo la conferma della condanna, il Vaticano, esprimendo “rispetto per le autorità giudiziarie australiane”, “prende atto della decisione di respingere l’appello del cardinale George Pell” e “in attesa di conoscere gli eventuali ulteriori sviluppi del procedimento giudiziario, ricorda che il Cardinale ha sempre ribadito la sua innocenza e che è suo diritto ricorrere all’Alta Corte” (Asianews, 28 agosto).

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