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La trappola dei puri? Credere che andare in chiesa renda automaticamente buoni!

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La Chiesa non è la comunità dei puri, ma una comunità di peccatori dove la differenza la fanno quelli che si lasciano perdonare da quelli che invece non lo fanno.

In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Ancora, il regno dei cieli è simile a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva, si mettono a sedere, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti.
Avete compreso tutte queste cose?». Gli risposero: «Sì». Ed egli disse loro: «Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche».
Terminate queste parabole, Gesù partì di là. (Mt13,47-53)

“Il regno dei cieli è simile anche a una rete gettata nel mare, che raccoglie ogni genere di pesci. Quando è piena, i pescatori la tirano a riva e poi, sedutisi, raccolgono i pesci buoni nei canestri e buttano via i cattivi”. L’immagine che Gesù usa nel vangelo di oggi spiega forse il motivo per cui buoni e cattivi sono sempre l’uno accanto all’altro e non esistono recinti per i buoni e recinti per i cattivi. Infatti ci sono buoni anche nei luoghi più ameni del mondo, e ci sono cattivi anche in luoghi considerati sacri, o almeno sani. Non dobbiamo né scandalizzarci di questo né meravigliarci. Anche nella rete dei credenti c’è questa mescolanza. Pensare che avere la fede o appartenere alla Chiesa ci renda automaticamente buoni significa cadere nella trappola dei puri. La Chiesa non è la comunità dei puri, ma una comunità di peccatori dove la differenza la fanno quelli che si lasciano perdonare da quelli che invece non si lasciano perdonare. Il primo grande errore da cui dobbiamo correggerci è quello di pensare che noi siamo buoni per definizione semplicemente perché magari abbiamo la fede. Avere la fede significa essere nella grande rete del Regno, ma la vera domanda è: che pesci siamo noi? La qualità di chi siamo non dipende dalla rete ma da noi stessi. Sono le nostre scelte la vera discriminante della qualità. Nessuno nasce cattivo. Ma si potrebbe diventarlo senza nemmeno accorgercene. Infatti la parola “cattivo” nella sua radice significa “schiavo”. Chi è cattivo lo è perché è schiavo di qualcosa. Ecco perché la lotta al peccato non serve a sentirci migliori ma semplicemente a conservare la libertà. Senza di essa è difficile rimanere buoni. «Per questo ogni scriba divenuto discepolo del regno dei cieli è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche». Ecco la nostra chiamata: essere capaci di tirare fuori da ciò che sappiamo già cose antiche e cose nuove. Molti di noi conoscono la teoria, ma non sanno prenderne il pezzo utile per fare una cosa nuova.
(Mt13,47-53)
#dalvangelodioggi

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