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L'uomo che ha fondato uno degli ordini religiosi più affascinanti - per ex detenute

Alcide-Vital Lastaste

Public Domain

Larry Peterson - pubblicato il 22/07/19

Alcide-Vital Lastaste morì a 36 anni cantando il Salve Regina e dopo aver dichiarato di aver “visto i segreti di Dio”...

Alcide-Vital Lastaste nacque nella Gironda (Francia) il 5 settembre 1832. Da adolescente sentì la chiamata al sacerdozio, ma visto che si trovava in quel periodo delicato della vita a volte possono esserci delle distrazioni. Alle scuole superiori cominciò quindi a corteggiare una giovane donna, Cecilia de Saint-Germain.

Cecilia e Alcide si dichiararono presto il loro amore e progettarono di sposarsi il prima possibile, ma il padre di lui, Vital, pensava che fossero troppo giovani per fare sul serio ed espresse il suo grande dispiacere per la relazione, e quindi la coppia decise di non vedersi più per un anno. Incredibilmente, durante quell’anno Cecilia morì improvvisamente. Alcide ebbe il cuore spezzato.

Si rivolse quindi alla fede per ricevere conforto, e si unì alla Società di San Vincenzo de’ Paoli. Le visite a poveri e diseredati gli aprirono gli occhi di fronte alla piaga dei derelitti. Allo stesso tempo, la chiamata al sacerdozio tornò a farsi sentire. Nel 1857 entrò nell’Ordine Domenicano. Fu ordinato sacerdote l’8 febbraio 1863 e prese il nome di Jean-Joseph. Il suo inaspettato percorso spirituale stava per spiccare il volo e raggiungere vette che nessuno avrebbe mai immaginato.

Il 15 settembre 1864, dopo un anno e mezzo di presbiterato, padre Jean-Joseph Lataste venne inviato dal priore del monastero di Bordeaux a compiere un ritiro di 4 giorni per le detenute della prigione femminile della città di Cadillac. Quell’esperienza avrebbe cambiato la sua vita per sempre.

All’improvviso si trovò in mezzo a 400 detenute, per la maggior parte abusate e abbandonate senza un posto in cui andare. Nella maggioranza dei casi si trattava di donne povere, non istruite e senza famiglia. Vivere in strada costringe a trovare dei modi per sopravvivere, il che significa rubare, mendicare e fare qualsiasi altra cosa permetta di respirare un altro giorno. Quelle donne erano state emarginate e trattate come criminali. Era il 1864, e si adattavano perfettamente al detto “lontano dagli occhi, lontano dal cuore”.

L’atmosfera di disperazione della prigione era schiacciante, e il sacerdote si chiedeva cosa potesse fare per quelle donne definite spesso “perdute”. Si sarebbero sedute e lo avrebbero ascoltato? Era terrorizzato, ma faceva affidamento sulla sua fede.

Padre Jean-Joseph si mise in piedi davanti a loro, allargò le braccia e iniziò dicendo “Mie care sorelle…”, parole scioccanti perché nessuno parlava mai davvero a quelle persone. Cani e gatti erano trattati meglio. Il suo saluto gentile e fraterno catturò l’attenzione delle presenti, e nei giorni successivi le guidò in un posto speciale, in cui esisteva la speranza. Avevano dimenticato cosa significasse, se mai l’avevano saputo.

Presentò loro l’infinita misericordia di Dio raccontando della donna colta in adulterio e di come Gesù l’avesse perdonata. Parlò dell’Inferno, della conversione e del fatto di abbracciare la libertà. Condivise con loro la Presenza Reale di Cristo nella Santa Eucaristia, e infine parlò del Paradiso. Non riusciva a credere al numero di donne che accolsero l’offerta del perdono e iniziarono ad accostarsi alla Confessione. Ogni sera la cappella era piena per l’Adorazione del Santissimo Sacramento. Nel cuore del sacerdote nacque un nuovo obiettivo: voleva iniziare un ministero per servire quelle donne.

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donnefranciaordini religiosiprigionesacerdotesuore
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