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Il potente legame tra il beato Bronisław Markiewicz e San Michele Arcangelo

Bronislaw Markiewicz
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“Questo Arcangelo ha combattuto in primo luogo il drago e i suoi angeli come padre della superbia e il principe dei superbi”

Bronislao Markiewicz nacque a Pruchnik, un piccolo centro della Galizia, il 13 luglio 1842, in una famiglia polacca. In questo periodo storico non esisteva lo stato indipendente polacco. La nazione polacca viveva sotto l’occupazione della Prussia. La Galizia apparteneva all’Impero Austro-ungarico.

Bronislao, sesto di undici figli, nacque il 13 luglio 1842 e venne battezzato quattro giorno dopo con il nome di Bronislao Boaventura. La sua famiglia era modesta, di piccoli borghesi, composta da undici figli, cinque maschi e sei femmine. Nella famiglia si espirava un’atmosfera di profonda religiosità. Il punto centrale della casa era occupato dal quadro della Madonna Nera di Czestochowa; inoltre sulla trave principale di sostegno al tetto erano state scolpite due frasi significative: “Il Verbo si è fatto carne ed abita in mezzo a noi” e “Signore Dio benedite questa casa con i suoi abitanti”. La vita della sua famiglia è stata segnata da momenti di dolore e di sofferenza, per la morte di quattro sorelline.

La conoscenza di Don Bosco

Dopo l’esame di maturità decise di entrare nel seminario di Przmysl dove venne ordinato sacerdote il 15 settembre 1867. gli anni 1867-1885 furono segnati dal suo servizio pastorale nelle diverse parrocchie della diocesi di Przemyls. Nella sua attività pastorale dedicava particolare attenzione alle confessioni, al catechismo e alle opera di carità.

DON BOSCO
Fr Lawrence Lew, O.P.-(CC BY-NC-ND 2.0)

Il 10 novembre 1885, don Markiewicz, con il consenso del vescovo, lasciò la diocesi e arrivò in Italia pensando di entrare nell’ordine dei padri Teatini, ma a Roma conobbe alcuni sacerdoti salesiani e nel loro stile di vita riscontrò una grande affinità con le sue aspirazioni. Decise di partire per Torino e il 27 dicembre venne accolto nella famiglia salesiana. A Torino conobbe personalmente san Giovanni Bosco e come novizio a San Benigno Canavese ebbe il privilegio di ascoltare dalla bocca del Santo gli insegnamenti su “temperanza e lavoro”.

Gli orfani in Polonia

L’incontro con san Giovanni Bosco accentuò il lui il desiderio di percorrere la strada della santità: “Mi raccomando alla sua preghiera affinché io possa diventare al più presto un santo, poiché c’è dappertutto bisogno di santi, ma in modo particolare in Polonia. Quando mancano i santi in una nazione, si fa buio nelle teste degli uomini e la gente non vede chiaramente la strada da percorrere”. Alla conclusione del periodo di formazione emise proprio nelle mani di san Giovanni Bosco i suoi voti perpetui. Rimase in Italia fino al 1892 ricoprendo diversi incarichi nelle case salesiane. Era anche un punto di riferimento per i sacerdoti e i seminaristi provenienti dalla Polonia.

Purtroppo il clima e il tanto lavoro indebolirono la sua salute, così si ammalò di tubercolosi. I superiori decisero di farlo tornare in Polonia, così ricevette l’incarico come parroco della parrocchia di Miejsce, un villaggio di 800 anime ai piedi dei Carpazi, nella sua diocesi di Przmysl. Qui ebbe cura premurosa degli orfani. Il suo più profondo desiderio era radunarli, dare a loro la formazione spirituale, intellettuale e umana. Subito dopo un mese di permanenza a Mieisce accolse nella canonica il primo orfano. Alla fine del primo anno erano già tredici i ragazzi, l’anno successivo trenta, alla fine del 1894 cinquanta. Aveva un progetto di vita per i suoi giovani ospiti, che possiamo sintetizzare nel motto caro a don Bosco: “Lavoro e temperanza”. Con le su doti di organizzatore, rapidamente riuscì a trasformare un gruppo di ragazzi sbandati in una vera e propria comunità con le sue regole e i suoi ordinamenti.

Leggi anche: Papa Francesco: i preti siano gioiosi come don Bosco

“Temperanza e lavoro”

Per assicurare la vita e il futuro all’Istituto, con l’aiuto del fratello Wladyslaw fondò un’associazione laica “Temperanza e Lavoro”, che già nell’aprile del 1898 venne approvata dalle autorità civili. Nello stesso tempo chiese il riconoscimento religioso dell’ordine da lui fondato; solo nel 1921, nove anni dopo la sua morte, la Congregazione di San Michele avrebbe ricevuto l’approvazione ecclesiastica. L’anno 1902 segnò nella sua storia un momento di particolare sofferenza. Vennero poste alcune restrizioni alle due nuove Congregazioni, limitando la loro attività solo all’ospitalità dei ragazzi poveri ed abbandonati.

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