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Così San Michele arcangelo è entrato nella liturgia cristiana

SAN MICHELE
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Dal Confiteor al rito dell'incensazione, sino all'accompagnamento delle anime dei defunti: ecco quando e perchè viene invocato

Monsignor Duchesse a suo tempo aveva giustamente fatto notare che il solo angelo la cui festa sia stata celebrata prima del IX secolo era stato san Michele, ma in quell’epoca non poteva trattarsi che della commemorazione di dedicazioni di chiese; la festa dell’Arcangelo all’8 novembre si riportava alla dedicazione della chiesa San Michele eretta nelle terme di Arcadio; la festa dell’8 maggio si applicava al santuario del Monte Gargano, e quella del 29 settembre alla chiesa della via Salaria a Roma. Nei sacramentali romani, quale il sacramentale leonino del VI secolo, era menzionata la sola festa di san Michele al 29 settembre; quanto ai libri liturgici e calendari gallicani, essi ignoravano totalmente la celebrazione dell’arcangelo Michele.

La liturgia primitiva non fa maggior posto al capo della milizia celeste. Nel canone della messa nel III secolo, la formulazione del Prefazio non fa allusione che alla Corte angelica: “A quello che la Corte angelica non fa che proclamare Santo, Santo, Santo… E’ per questo che, se noi meritiamo di associarci agli angeli …”.

Nella liturgia di Antiochia la preghiera eucaristica enumera i benefici ricevuti e conclude con un’evocazione del santuario misterioso in cui Dio riposa in mezzo agli spiriti beati, là dove i Cherubini ed i Serafini fanno risuonare l’inno del Trisaghion.

Ed è anche quello che proclama l’anafora di oblazione del vescovo Serapione nella metà del IV secolo:

“Poiché tu sei colui che plana al di sopra di ogni comando, di ogni potenza, di ogni forza e dominazione…; a Te fanno corteo migliaia di migliaia di miriadi di miriadi di angeli, di arcangeli, di Troni, di Signorie, di Potenze, di Dominazioni, vicino a te stanno due augusti Serafini dalle sei ali di cui con due nascondono i volti…”. 

La menzione dell’arcangelo Michele, invece, appare nel testo del Confiteor, ma questo testo che si accosta in una forma alla forma attuale non data che del XII secolo. L’arcivescovo di York, Egberto, come il vescovo di Metz Chrodegang nel secondo quarto del VIII secolo, danno della preghiera per la confessione dei peccati una formula che non si rivolge che a Dio solo senza menzione dei santi. “Confiteor, Domine et tibi frater, quod peccavi …”; occorre aspettare la fine del XI secolo per veder comparire la menzione dei santi. “Confiteor Deo omnipotenti, istis sanctis et omnibus sanctis et tibi, frater, quia peccavi… ».

Il Confiteor, raccomandato come pratica pia da san Giacomo e la Didaché, non è parte integrante della messa prima del XIV secolo; è prima di tutto una preghiera privata e libera nella sua espressione; sotto l’influenza monastica, in Francia in particolare, da privata la confessione dei peccati diventa pubblica (fine del XI secolo).

SAINT MICHEAL
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Saint Michel archange.

E’ interessante segnalare ch’essa gioca un ruolo più considerevole nella liturgia celtica dove, nel rito della preparazione alla messa, il sacerdote comincia con la formula Peccavimus, Domine, peccavimus seguita dalla Litania dei santi, litania dove appaiono subito dopo la menzione della Vergine Maria, i tre arcangeli, Michele, Gabriele e Raffaele, san Michele era designato per primo e venivano poi i santi angeli ed arcangeli, i santi ordini degli spiriti beati.

Nel corso delle messi solenni dove ha luogo, all’Offertorio, il rito dell’incensazione dell’altare, san Michele è di nuovo invocato, ma la sua inserzione nelle preghiere rituali è relativamente recente e risulta da un cambio d’interpretazione. La formula si pronuncia così: per intercessionem beati Michaelis arcangeli stantis a dextris alatris incensi et omnium electorum eorum illud dignetur… Essa appare in dei messali dei XI e XII secoli, ma è l’arcangelo Gabriele che è allora invocato.

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