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Il consiglio di San Bonaventura per stare in pace con il posto che si occupa a questo mondo

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Michael Rennier - pubblicato il 15/07/19

Il francescano offre 3 suggerimenti su come confidare nel fatto di stare proprio dove si dovrebbe

Sono un impostore, o almeno è quello che penso mentre sto sul pulpito a Messa e offro ai fedeli che affollano la chiesa per la Messa della domenica parole ispiratrici da ponderare. Mentre predico, mi chiedo se sappiano quanto ero impaziente mentre guidavo verso la chiesa, o quanto stupidamente mi si arrabbiato quando ho bruciato il toast a colazione. Mi sento fuori luogo. Sento di svolgere un lavoro per il quale non sono qualificato e per cui sto solo fingendo di essere competente. Chi sono io per poter pensare di essere un bravo sacerdote cattolico?

Altre volte ho il problema opposto. L’orgoglio prevale e mi convinco di essere veramente molto saggio, che nessun altro sia un sacerdote bravo quanto me e che potrei meritare la parrocchia più grande e più ricca della diocesi. Ancora una volta emerge la sensazione di stare fuori posto. Nulla è mai abbastanza buono, e indipendentemente quanto sia splendida la mia situazione penso a dove altro potrei stare o mi ritrovo ad essere geloso di quello che hanno gli altri.

Entrambe le mentalità provocano danno. Entrambe distruggono il momento presente e rappresentano un rifiuto di amare il mio posto al mondo. È una mancanza di fiducia nel fatto di essere proprio dove devo stare.

Lottate anche voi cercando di trovare un senso per il fatto di trovarvi in un certo posto a questo mondo?

Riuscire ad accettare chi siamo, dove siamo e quanto possiamo essere veramente felici se smettiamo di pensare di appartenere a un altro luogo è una grande sfida. È irrazionale rifiutare quello che ci sta davanti, alienarci di proposito dalla nostra vita, e tuttavia lo facciamo tutti. Pensate al genitore che vorrebbe avere più o meno figli, all’impiegato sempre insoddisfatto al lavoro, al desiderio costante di avere una casa più grande, una macchina più bella, amici diversi. Ci convinciamo che nessuno ci capisca davvero, che nessuno ci apprezzi e che andiamo alla deriva nella vita. Questo senso di inadeguatezza ci fa vedere il mondo e il nostro posto in esso in modo distorto.

In momenti come questo possiamo rivolgerci a San Bonaventura per ricevere consiglio. Bonaventura è stato un monaco francescano vissuto nel XIII secolo. Ha trascorso del tempo all’università di Parigi e divenne amico di vari luminari dell’epoca, tra cui San Tommaso d’Aquino e il re Luigi IX. Non era intelligente come l’Aquinate ma non ne fu mai geloso, insistendo perché il suo amico ricevesse il diploma prima di lui in segno di onore. Non era ricco o potente come re Luigi, ma non desiderò mai fare a cambio di posto. Dopo la laurea Papa Gregorio cercò di farlo diventare arcivescovo, ma non era la cosa giusta per Bonaventura, che declinò la proposta. Alla fine divenne leader dell’ordine francescano, e tra i suoi scritti c’è il classico Itinerario della Mente verso Dio.

Bonaventura era un uomo che sapeva quale fosse il suo posto nel mondo. Era in pace con la sua vita, le sue scelte, e trovava grande gioia nella sua vocazione. Nell’Itinerario della Mente verso Dio offre tre utili suggerimenti su come raggiungere la stessa soddisfazione:

1 Indagare razionalmente

Bonaventura dice che “nel primo modo di vedere l’osservatore considera le cose in sé”. In altri termini, bisogna effettuare un’indagine fattuale della vita. Può essere semplice come ricordare che i nostri amici e familiari sono splendidi, che abbiamo un buon lavoro, che non meritiamo né più né meno lodi e che l’erba del vicino non è sempre la più verde. È uno sguardo onesto al modo in cui tutto nella vita si raccorda, e la rassicurazione del fatto che si è al posto giusto.

2 Credere fedelmente

Bonaventura dice poi che consideriamo il mondo a livello di “origine, sviluppo e fine”. Questo funge da promemoria del fatto che la nostra vita è un progresso e che siamo in cammino, e incoraggia la riconoscenza per le benedizioni passate, la gratitudine per il presente e la speranza per il futuro. Dobbiamo avere fede nella bontà del mondo e nella direzione della nostra vita.

3 Contemplare intellettualmente

Ora che abbiamo ricordato i fatti e rinnovato il nostro senso di movimento verso un obiettivo, Bonaventura dice che dobbiamo discernere che alcune cose sono “migliori e hanno maggiore dignità”. Quando desideriamo le cose sbagliate per le ragioni sbagliate, questo provoca alienazione. Dobbiamo capire cos’è davvero positivo per noi. È un modo diverso di vedere, di notare che ogni cosa positiva ha un significato e che nella nostra vita quotidiana stiamo toccando continuamente l’eternità. Una persona che cerca questi aspetti nobili e belli della vita scopre un senso di appartenenza, e che il mondo è pieno di bontà.

Quando leggo Bonaventura, mi aiuta a ricordare che qualunque cosa facciamo conta. La nostra vita conta, la nostra famiglia, i nostri amici, i nostri pensieri, le nostre emozioni, il nostro lavoro e i nostri hobby contano. Importa il fatto che il mio caffè la mattina sia buono, e che abbia visto un bel fiore mentre portavo a spasso il cane dopo il lavoro. La mia vita è importante. La vostra vita è importante. Nulla è perfetto, ma quando leggo San Bonaventura mi rendo conto che sono proprio dove dovrei essere.

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