Ricevi Aleteia tutti i giorni
Comincia la tua giornata nel modo migliore: leggi la newsletter di Aleteia
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Conservare e rilanciare le tradizioni popolari: una sfida per il futuro

MATERA
Shutterstock-ermess
Condividi

Oltre al patrimonio fatto di reperti, archivi, chiese e statue c’è un pezzo di cultura italiana fatta di gesti, canti e tradizioni. Non si può valorizzare i primi senza i secondi.

Ma per valorizzare i beni immateriali, i canti, le storie, le devozioni, i pellegrinaggi, l’ausilio delle strutture del Ministero dei Beni Culturali italiano è fondamentale. A Matera ci saranno infatti due strutture fondamentali per questa missione: l’Istituto centrale per i beni sonori ed audiovisivi e l’Istituto Centrale Catalogo Documentazione rappresentati dai rispettivi direttori, anch’essi raggiunti da Aleteia per un breve commento e perché condividessero con i lettori quali sforzi stanno facendo per valorizzare la cultura – nel senso più ampio possibile – italiana.

Dott.ssa Sabina Magrini, direttrice ICBSA, di cosa si occupa la struttura che lei dirige?

«Il nostro Istituto viene fondato nel 1928 come “Discoteca di Stato”, ha una storia quasi centenaria e costituisce la più grande raccolta pubblica di materiale audiovisivo in Italia. Nasce con l’intento di costruire le fonti della storia nazionale attraverso la raccolta delle registrazioni delle voci dei “Grandi” della Nazione (militari, politici in primis) in un’ottica celebrativa; poi nel tempo l’interesse dell’Istituto si allarga e si apre anche alle voci degli scienziati, dei letterati e dei poeti e infine anche alle voci della cultura musicale popolare secondo l’impulso dato dal suo primo direttore, Gavino Gabriel. Nel 1962 viene istituito a tale scopo l’Archivio Etno linguistico Musicale (per gli addetti AELM) che continua ad arricchirsi di diverse raccolte, da ultimo alcuni materiali appartenenti a Pietro Sassu, un etnomusicologo che già negli anni passati aveva molto collaborato con l’Istituto. L’AELM permette di ricostruire la cultura di un’Italia nascosta, forse dimenticata da molti, quella tra gli anni ’50 e ’80. Si tratta di una fonte di scoperte inesauribile, sui fronti più diversi. Sulle tematiche liturgiche abbiamo – ad esempio – l’eccellente materiale raccolto da Leo Levi negli anni ’60 con registrazioni e schede riguardanti la liturgia sia della comunità ebraica romana sia una serie – sempre inedita – sui riti cristiani a Roma in quegli anni con esempi di liturgia etiopica, armena, bizantina o della liturgia assira di San Giacomo e altre preziosissime e di prossima digitalizzazione».

Un campo di interesse utile anche per la CEI. Ecco come pensate di poter collaborare con la Chiesa da questo punto di vista e come vi state preparando per Matera?

Per quanto riguarda Matera stiamo collaborando proprio in questi giorni a un volume sulle fiabe lucane raccolte da Aurora Milillo, curate dal suo allievo Marcello Arduini e promosso dalle Università della Basilicata e Università della Tuscia. Fu un lavoro importantissimo quello della Milillo, grande studiosa materana, che abbiamo voluto valorizzare proprio in occasione del riconoscimento di Matera, quale capitale della cultura europea

Prima di venire a Roma alla guida dell’ICBSA, ho lavorato in Emilia Romagna come Segretario Regionale del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. Lavoravamo molto sui beni culturali colpiti dal sisma del maggio 2012 e così ho conosciuto Don Valerio: in quella veste il mio ufficio aveva promosso il portale Tourer.it  per far conoscere e valorizzare i beni culturali (architettonici, archeologici, paesaggistici) della regione. Quando poi sono passata all’ICBSA ho voluto integrare nel portale del Tourer anche i suoni, i canti , i ritmi le filastrocche di quelle terre conservati nell’AELM, per dare a quelle terre una voce per così dire. Volevo far rivivere quei luoghi nella loro piena e autentica identità e sia i colleghi dell’ICBSA che del Segretariato hanno sposato la mia idea. E così è nato un itinerario sonoro dell’Emilia Romagna. Le faccio un esempio: sulla mappa georeferenziata del portale del Tourer.it, per il Monte Ventasso, c’è la scheda relativa al bene architettonico “Oratorio di Santa Maria Maddalena”, ma grazie alla collaborazione tra il Segretariato e ICBSA adesso è possibile anche aprire il link a un file sonoro ed ascoltare il canto del pellegrinaggio “Canzone di Maria Maddalena”, addirittura in due versioni diverse, perché nella tradizione orale spesso ognuno ha una sua versione dei canti, con piccole e grandi variazioni che se non vengono salvate dalla registrazione rischiano di perdersi. Progetti come questi sarebbero un buon modo di far collaborare noi e la CEI, e di valorizzare i beni materiali tramite la fruizione delle testimonianze ancora vive di quei beni immateriali che sono le nostre tradizioni popolari. Questo è solo un esempio, le possibilità sono molteplici»

Arch. Carlo Birrozzi, direttore ICCD, in che modo interagisce il tessuto urbanistico con la vita religiosa?

«Studiare il Patrimonio culturale ecclesiastico e religioso insieme allo sviluppo delle città e della sua controparte laica è fondamentale. Molto importante è il filone proprio delle “ricadute laiche” delle tradizioni religiose e dei momenti della pietà popolare, come le processioni, che hanno avuto sull’impatto urbanistico delle città. Un esempio può essere la costruzione dei palazzi signorili che sono sorti lungo le vie cittadine che erano teatro delle processioni principali, vedere come queste due realtà si intrecciano è importante. Le interazioni tra laico e religioso in Italia sono innumerevoli».

Come lavorate?

«Abbiamo iniziati con i beni mobili e immobili e ora proseguiamo con il patrimonio culturale immateriale: accanto a questo lavoro di catalogazione di immagini, foto e descrizione, cerchiamo la collaborazione con l’Istituto Centrale per la Demoetnoantropologia, per ricostruire come la modernità abbia intaccato le tradizioni popolari e il confronto – per fare un esempio – con una processione 50 anni fa (magari restituita a noi dalle foto d’epoca) con l’attuale ci racconta un pezzo di queste trasformazioni»

Pagine: 1 2

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni