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Fenomenologia delle stimmate di Natuzza Evolo

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Tra scienza e testimonianze: il mistero delle ferite sanguinanti sul corpo della mistica calabrese

Difatti, all’osservazione clinica del dott. Edgardo Monaco si presentano:”iconografie, quelle dei polsi, degli avambracci e delle ginocchia, le stimmate delle caviglie si presentano, invece,…come ferite ovalari da taglio penetranti, vive e recenti ma, inspiegabilmente, non sanguinanti, a margini netti, asciutti e detersi, tra i quali si affaccia e parzialmente si estroflette muscolo rosso vivo, che ben contrasta col cereo della cute del margini stesso, che non sono peraltro tumefatti o in stato di flogosi.

Recepisco peraltro la inequivocabile constatazione di trovarmi dinnanzi a ferite fatte su un cadavere fresco in sala settoria di Anatomia Umana Normale. Ne si tratta di piaghe perché, queste, sono abitualmente occupate da tessuto di granulazione evolvendosi nella cicatrizzazione e altrettanto coperte da secreto suppurativo. Le ferite di Natuzza sono di certo vere stigmate perché, come queste, indipendenti, per comparsa, evoluzioni ed esiti, dalle leggi ad esperienze acquisite nei testi di Anatomia Patologica e di Patologia e Clinica Chirurgica dalla scienza medica ufficiale”. (E. Monaco, Il cielo irrompe a Paravati, Ed Pellegrino, Cosenza 1998, p. 115).

Il Venerdì Santo, di ogni anno, Natuzza è costretta a letto e cade in uno stato di estasi, durante il quale rivive i momenti della salita al Calvario (flagellazioni, coronazione di spine, piaghe alla ginocchia, parla con le persone che realmente assisteranno alla Passione di Gesù) e riceve anche un profondo colpo all’emitorace sinistro fino al cuore (la prima volta all’età di 25 anni) con comparsa di sangue rutilante. Queste ferite fisiche (testimonianza della mistica al dott. Molè) sono accompagnate da sintomatologia dolorosa e profonda e contemporaneamente da una gioia soprannaturale che invadendo l’anima la fa bruciare d’amore. “Tutto finisce con il sopraggiungere dell’ora della morte di Gesù, verso le 14.30 circa, momento in cui Natuzza ha uno svenimento, dal quale poi  lentamente si riprende”.

Alcune testimonianze di religiosi

Don Giovanni Capelluto, Parroco di Settingiano, Direttore Spirituale di Natuzza.

“Natuzza è una teologa meravigliosa, che parla soltanto con la sua umiltà, con la sua vita nascosta nel silenzio! Come per la Madonna, si potrebbe dire di lei: FECIT MIHI MAGNA QUI POTENS EST. Si può dire che è grande, ma non si può dire quanto è grande, la si può solo ammirare, guardare un tantino, e riempirsi della sua grazia”. (V. Marinelli, op. cit., vol. 3, p. 296).

Don Giuseppe Tomasselli – Salesiano- Direttore Spirituale di Natuzza.

“Si, mentre la comunicavo, mi accorsi che aveva un bel po’ di sangue all’occhio, chiamai in sacrestia, dicendogli di far asciugare quella signora col monitoraggio delle ampolline, ma questo sacrista era anziano, ed era molto lento. Lei se ne accorse, che c’era sangue, e si asciugò il sangue con il suo fazzoletto, sul quale venne l’ostensorio con IHS e CI e la scritta VENITE AD ME OMNES” (Ivi, vol. 1, p. 299).

Padre Antonio Gallo

“Ma che vai imbrogliando il mondo tu con queste tue visioni, con questo sudore di sangue?”  – le dissi – “ Lei sorrise e mi rispose nel suo dialetto: Pare che io ci colpo”. Quel suo sorriso umile, quella risposta così sorridente e buona, semplice, mi convinsero della bontà della sua coscienza, della sua anima. Poi la confessai”. (Ivi, vol. 1, p. 318).

Youtube
Natuzza pochi mesi prima di morire

Alcune testimonianze di medici

Visitando i testi in nostro possesso presentiamo alcune prove sull’autenticità del fenomeno, proveniente da persone di fede quali il dott. Cortese, il dott. Umberto Carapi, il ricercatore Marinelli, il dott. E. Monaco.

Dottor Cortese – Venerdì Santo – 1973

Ecco quanto risulta dalle parole del dottor Cortese: “Sono giunto a casa di Natuzza, a Paravati, verso le 9,30 del mattino, e l’ho trovata a letto in uno stato di agitazione e di sofferenza. Sulla sua fronte e sul cuoio capelluto erano visibili delle lesioni a forma di cuneo, con la punta rivolta verso l’interno, sanguinanti, lesioni che facevano pensare alle ferite inferte sul capo di Gesù dalla corona di spine… Un po’ prima delle dieci ha incominciato a sussultare, rialzandosi sul letto e sobbalzando, come se venisse colpita con violenza. Questo fenomeno richiamava alla memoria la flagellazione di Gesù. Verso mezzogiorno una smorfia di disgusto di Natuzza, che ha ritirato la testa all’indietro come le fosse stato assaggiare qualcosa di disgustoso. Ho riferito ciò al passo del vangelo di Matteo 27,33. Giunti sul luogo detto Golgota, che significa luogo del cranio, gli diedero da bere del vino mischiato con fiele, ma assaggiandolo, non ne volle bere”. (Ivi, vol. 1, p. 102).

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