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L’uso di marijuana negli adolescenti aumenta il rischio di depressione e psicosi

WOMAN SMOKING CANNABIS
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Recenti ricerche evidenziano senza ombra di dubbio la gravità degli effetti della marijuana sui teen-ager e mettono in guardia sui rischi della sua crescente legalizzazione.

La cannabis detta anche canapa è una pianta originaria dell’Asia Centrale, dalle cui infiorescenze essiccate si ottiene la marijuana, un mix di molecole che agiscono prevalentemente a livello del sistema nervoso centrale e periferico. La marijuana è la droga più diffusa nel mondo, ed in Europa l’Italia è al terzo posto per il consumo di questa sostanza che lentamente sta andando incontro ad una legalizzazione “controllata” per dichiarate finalità terapeutiche, o addirittura a scopo ricreativo.

La cannabis aumenta il rischio di psicosi

Uno studio recente cui hanno partecipato 10 Istituti europei, tra cui le Università di Bologna e Palermo, e il Dipartimento di Medicina Preventiva dell’Università di S. Paulo in Brasile, coordinato dal King’s College di Londra, appena pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Lancet Psychiatry, ha dimostrato l’entità dell’influsso della marijuana sull’insorgenza delle psicosi, le patologie mentali più gravi caratterizzate da spiccate alterazioni comportamentali, allucinazioni e deliri (IlSole24ore.com).

La ricerca

Fra il maggio del 2010 e l’aprile del 2015 gli studiosi hanno seguito 901 pazienti, di età compresa fra i 18 e i 64 anni, al loro primo episodio psicotico, e 1237 persone che non avevano mai usato cannabis. I risultati hanno permesso di rilevare che il consumo giornaliero di marijuana comporta un rischio di psicosi tre volte maggiore rispetto a chi non la usa (Ibidem). Se la marijuana assunta contiene il thc (tetraidrocannabinolo) al di sopra del 10% – concentrazione oggi diventata la regola rispetto al passato in cui circolava “erba” meno potente – il rischio di psicosi è di cinque volte superiore rispetto agli astinenti.

Modifiche al cervello già dal primo spinello

Ma dati ancora più preoccupanti emergono da una ricerca dell’Università del Vermont (IIlGiornale.it) che ha preso in esame il cervello di adolescenti inglesi, irlandesi, francesi e tedeschi e ha studiato gli effetti della marijuana, rilevando differenze nel volume della materia grigia a livello dell’amigdala e dell’ippocampo: strutture preposte al controllo e regolazione delle emozioni, della paura, della memoria e delle abilità spaziali (Ibidem). Il consumo di cannabis potrebbe pertanto influire negativamente su queste funzioni. Lo studio, pubblicato sul The Journal of Neuroscience ha coinvolto 46 adolescenti che hanno fatto uso della sostanza 1 o 2 volte all’età di 14 anni, 69 adolescenti che ne hanno fatto uso almeno 10 volte fra i 14 e i 16 anni, e 69 che non ne avevano mai fatto uso. Uno degli autori dello studio, il professor Hugh Garavan ha affermato:

Consumare solo uno o due spinelli sembra cambiare i volumi di materia grigia nei giovani adolescenti. L’implicazione è che questa è potenzialmente una conseguenza dell’uso di cannabis. Stai cambiando il tuo cervello con solo uno o due spinelli” (IlGiornale.it).

Un’altra autrice dello studio, la dottoressa Chaterine Orr, sottolinea:

Le percentuali di utilizzo di cannabis fra gli adolescenti sono elevate e sempre più in concomitanza con i cambiamenti nello status legale della marijuana e gli atteggiamenti della società riguardo al suo uso. L’uso ricreativo della canapa è poco studiato, specialmente nel periodo adolescenziale, quando la maturazione neurale può rendere gli utenti particolarmente vulnerabili agli effetti del THC sulla struttura del cervello (Ibidem).

Gli scienziati hanno anche valutato nel campione esaminato la presenza di indicatori di disturbo mentale, rilevando fra i consumatori una percentuale maggiore di soggetti con agorafobia e tendenza alla ricerca di sensazioni forti, dato che non era legato a maggiori differenze nel volume di materia grigia. La dottoressa Orr ha così concluso:

Questo studio presenta prove che suggeriscono effetti strutturali cerebrali e cognitivi di solo uno o due casi (leggasi assunzioni) di uso di cannabis nell’adolescenza”(IlGiornale.it).

Consumare marijuana da adolescenti aumenta del 40% il rischio di depressione in età adulta

Inoltre una recente ricerca condotta alla Mc Gill University di Montreal, pubblicata su JAMA Psychiatry (Ansa.it), ha evidenziato come consumare marijuana da adolescenti comporti un aumento del 40% del rischio di depressione in età adulta, e – dato ancora più allarmante – del 50% di depressione grave con ideazioni suicidarie. A proposito della diffusione legale della cannabis Papa Francesco nel giugno del 2014 si è così espresso:

Vorrei dire con molta chiarezza : la droga non si vince con la droga. La droga è un male, e con il male non ci possono essere compromessi. Le legalizzazioni delle cosiddette droghe leggere, anche parziali, oltre ad essere quanto meno discutibili sul piano legislativo, non producono gli effetti che si erano prefisse (Ilrestodelcarlino.it).

E San Giovanni Paolo II nel 1991:

Non si può parlare della ‘libertà di drogarsi’né del ‘diritto alla droga’, perché l’essere umano non ha il diritto di danneggiare se stesso (Ibidem).

“La cannabis è rischiosa e causa danni soprattutto nei giovanissimi”

Recentemente il Vescovo di Macerata Nazzareno Marconi indirizzando una lettera di sostegno al Questore della città per il suo impegno contro la diffusione “legale” della cannabis, ha citato l’affermazione di uno scienziato come il prof. Silvio Garattini, presidente dell’Istituto Farmacologico Mario Negri di Milano, in risposta a quanti sostengono che non è moderno e in linea con le idee della comunità internazionale proibire la cannabis:

Ogni Stato decide per sé e se uno Stato legittima l’impiego di sostanze che danneggiano la salute dei suoi cittadini questo non significa affatto che tutti gli altri debbano seguirlo nel suo errore. Io parlo da scienziato, ovviamente ed è alla salutedelle persone che penso: la verità scientificaci dice che la cannabis è rischiosa e che causa danni, lo ripeto, soprattutto nei giovanissimi che hanno ancora un sistema cerebrale in via di sviluppo. In più sappiamo che lacannabis aumenta di molto la probabilità che si passi all’uso di droghe più pesanti (Ilrestodelcarlino.it).

Le droghe avvelenano l’esistenza umana

Il vescovo nella lettera ha sottolineato come si sia diffusa, anche a causa della disinvoltura con cui alcuni mezzi di informazione trattano la questione, “la convinzione della cosiddetta canna come sostanza inoffensiva. ‘Fa più male l’alcool quando ci si sbronza’ si dice, come se il problema fosse di scegliere il meno dannoso di due veleni, dimenticando il particolare, non proprio irrisorio, che entrambe le sostanze avvelenano l’esistenza umana (Ibidem).

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