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Riconciliare realismo e gioia pasquale

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Perché non assumere che si è toccato il fondo? E allora dobbiamo compiere una scelta, come quella dei discepoli

Come vanno i vostri sforzi per mantenere lo status di essere sopraffatti dalla “gioia pasquale”, come dice il prefazio del Novus Ordo Missae? La Pasqua non può significare che dobbiamo stamparci il sorriso in faccia fino a Pentecoste ignorando le lacrime da versare per i massacri di cattolici a Messa e la profanazione delle chiese nel mondo. La gioia pasquale, i fatti della vita e un futuro incerto – come riuscire a conciliarli?

Permettetemi di prendere in prestito qualche frase dalla cultura pop. La scena iconica tratta dal film The Matrix vede il mentore Morfeo dire al futuro eroe Neo: “È la tua ultima occasione, se rinunci non ne avrai altre. Pillola azzurra, fine della storia: domani ti sveglierai in camera tua, e crederai a quello che vorrai. Pillola rossa, resti nel paese delle meraviglie, e vedrai quant’è profonda la tana del bianconiglio”. La pillola blu rappresenta l’acquiescenza nei confronti del pregiudizio per cui le cose vanno come sempre, quella rossa la scelta di diventare e rimanere disillusi.

L’accettazione della proclamazione della Pasqua da parte della Chiesa e del suo appello alla “gioia pasquale” è una pillola blu o una pillola rossa? Nel primo caso possiamo tornare al letargo dogmatico, dicendoci che non abbiamo bisogno di fare niente, di rischiare niente e di sacrificare niente, perché Dio ha già conquistato la vittoria (questo quietismo passivo è profondamente simile al peccato della presunzione).

Nel secondo caso abbiamo un problema. Se concordiamo con la Chiesa sul fatto che la resurrezione di Cristo è il momento di ridefinizione della storia umana e di tutta la creazione, allora ci arrendiamo alle illusioni della “sufficienza” di questo mondo materiale e concentriamo il nostro cuore su cose più elevate, ma ora come ora sembra che stiano vincendo i cattivi, e la gioia pasquale sembra avere un sapore forte e deludente di pillola azzurra. C’è un’altra opzione?

Beh, c’è la “pillola nera”, risultato di una rassegnazione che rasenta il peccato della disperazione. Prendere questa pillola significa arrendersi allo squallore, all’assurdità e all’irreformabilità dell’oscurità presente. Assumere la pillola nera è rifiutare il Cristo risorto.

Qualcuno oscilla comprensibilmente tra l’illusione sonnolenta della pillola azzurra, la delusione dolorosa di quella rossa e il vuoto di quella nera. Ci sono alternative? Altri si barcamenano tra la pillola rossa e quella nera. Non riescono ad aggrapparsi alle illusioni e non vogliono disperare – vogliono essere pronti per la purificazione che segue al fatto di prendere la pillola rossa per l’ultima volta. Si chiedono “Quanto può essere negativa?”, o “Come sapremo di aver toccato il fondo?”

Cercano di immaginare cosa accadrà “quando si verificherà l’impensabile”, o di prepararsi all’evento che porrà fine alla vita come la conosciamo.

Penso che ci sia un’altra alternativa da prendere in considerazione – una che non va bene per i deboli di cuore, né per i disperati o i tiepidi. Alcuni la chiamano la “vita post-pillola nera”, ma così sembra come se i disperati aspettino solo l’arrivo della “dolce meteora della morte”. Altri l’hanno definita “la pillola gloriosa”. La pillola gloriosa è una risposta all’esortazione di Evola: “Lasciamo gli uomini moderni alle loro ‘verità’ e preoccupiamoci solo di una cosa: di rimanere in piedi in un mondo di rovine”.

In altri termini, abbiamo già toccato il fondo. Volete una prova? In America, il Congresso si rifiuta di richiedere la protezione dei bambini che hanno la temerarietà di sopravvivere al proprio aborto, mentre in Canada il Governo si “approprierà” dei minori se i genitori si rifiutano di cooperare con il progetto dei loro figli di effettuare una “transizione” da un genere all’altro. Il dottor Anthony Esolen mi ha detto: “Non abbiamo una cultura – abbiamo una fognatura. Il nostro primo compito dev’essere quello di uscire dalla fognatura”.

Il mio punto di vista è questo: in mancanza di prove evidenti del contrario, assumiamo che la civiltà è caduta, che non c’è più il mondo cristiano e che la giustizia umana è un’illusione, e prendiamo questo giudizio non come una sentenza di condanna, ma come un’opportunità di ricostruire partendo dalle ceneri visibili a tutti. Dobbiamo avere il buonsenso di seguire l’esortazione del cardinale George a “prendere i cocci di una società distrutta e aiutare lentamente a ricostruire la civiltà, come la Chiesa ha fatto tanto spesso nella storia umana”.

I discepoli di Cristo che credevano alla sua resurrezione sono riusciti a farlo, sapendo che il Cristo Risorto non li aveva abbandonati e avrebbe tratto del bene dalla loro sofferenza. E allora prendiamo la pillola gloriosa – una professione di fede, speranza e carità – e mettiamoci al lavoro.

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