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Come fare perché perfino mangiare avvicini a Dio

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Il pericolo è quello di smettere di vivere le cose della terra sentendo che ci allontanano da Dio

Non mi soffermo sulla soddisfazione di miei desideri immediati. Desidero con maggiore profondità. Guardo nel mio cuore e vi vedo necessità che spesso trascuro.

Quello che Gesù mi regala è la pace di sapere che tutto è dono. La soddisfazione dei miei desideri è dono. Che la rete si riempia di pesci è dono di Dio. Imparo il senso della parola “gratuità”. Restano incise dentro di me delle parole che leggevo giorni fa:

“So che da quando ero bambino il mio cuore ha implorato continuamente intimità, e ho sempre vissuto come se dovessi guadagnarmela. Non riuscendo a raggiungere ciò che desideravo, ho tentato con tenacia di provare a me stesso che meritavo l’amore di cui sentivo di aver bisogno per vivere” [3].

Il desiderio di intimità è quello più vero e sacro che ho. Cerco quella intimità con gli uomini. Cerco una casa. Dov’è la brace accesa. E il pesce arrostito. E il pane spezzato.

E uno sguardo complice di misericordia. Lo sguardo degli uomini che mi mostrano Gesù. Lo sguardo di Gesù stesso in altri occhi.

Uno sguardo che mi salva e mi regala uno spazio di intimità intorno a un falò e a un pane spezzato. In comunità, in famiglia. Nella casa in cui posso essere me stesso e riposare.

Lì dove non devo dimostrare nulla. Non mi devo difendere. Non devo lottare per guadagnarmi uno spazio perché ce l’ho senza meritarlo. Come dono sacro che Dio mi fa.

Cerco una casa. Voglio sentirmi a casa. E Gesù costruisce la casa accanto al lago, sulla riva, intorno al fuoco, vicino a quelli che ama. Non c’è nulla da mendicare.

Non ho neanche diritto a quello spazio santo. Tutto è grazia, è dono. Nel quotidiano mi viene donata la grazia di un’intimità che non mi appartiene. È di Dio. Me la dà perché io impari a vivere il cielo sulla terra.

Gesù risorto quel giorno accanto al lago disegna sulla sabbia. Rende realtà una pesca impossibile. E trasforma ciò che c’è di più umano in un momento di profondità. Lì tutti si sentono accettati. Non ci sono rimproveri. Niente lamentele. Nessuna paura. Non c’è rabbia nell’anima. Tutto è pace e riposo intorno al fuoco.

Vorrei essere costruttore di case. Che intorno a me chiunque trovasse la sua casa e il riposo. Vorrei poter stare in casa con coloro che amo e che mi amano. Lì dove sono amato nella mia povertà. Come sono, senza bisogno di guadagnarmi alcun diritto.

[1] Kentenich Reader Tomo 3: Seguir al profeta, Peter Locher, Jonathan Niehaus
[2] Giovanni Cucci SJ, La fuerza que nace de la debilidad
[3] Henri J. M. Nouwen, Esta noche en casa. Más reflexiones sobre la parábola del hijo pródigo

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