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In Gran Bretagna “esperimenti” sui bambini in una clinica transgender?

© Aaron Josefczyk/Barcroft Media
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Il “Times” denuncia il caso di centinaia di interventi chirurgici definitivi senza prove degli effetti a lungo termine né seria valutazione delle cause delle richieste di cambiare sesso

La clinica del Servizio per lo Sviluppo dell’Identità di Genere (Gender Identity Development Service, GIDS), l’unica clinica di genere per bambini e adolescenti del Servizio Sanitario Nazionale britannico (NHS), rischia grosso per l’accusa di ordinare centinaia di interventi chirurgici definitivi senza prove sufficienti dei loro effetti a lungo termine e senza aver analizzato in modo approfondito le cause che portano i pazienti a ricorrere ai loro servizi.

Secondo una inchesta del Times, cinque medici si sono dimessi dal servizio perché sono preoccupati per il trattamento dei bambini vulnerabili che arrivano nella clinica presentandosi come transgender, e ritengono che “ad alcuni bambini gay che lottano con la propria sessualità venga erroneamente diagnosticata la condizioni di ‘transgender’” da parte della clinica.

Tutti e cinque “erano responsabili del fatto di decidere quali giovani che si identificavano come trans dovessero ricevere inibitori ormonali per fermarne lo sviluppo sessuale”, e hanno riferito di essersi sentiti spesso spinti a indirizzare i giovani verso trattamenti di transizione anche se non sempre ritenevano che fosse nell’interesse dei pazienti. La grande maggioranza di coloro che iniziano ad assumere gli inibitori assumono ormoni cross-sex irreversibili una volta arrivati ai 16 anni.

I cinque medici dimissionari hanno anche espresso la preoccupazione che molti bambini decidessero di voler cambiare genere per essere stati vittime di bullismo omofobo, aggiungendo che ci sono poi organizzazioni transgender, come Mermaids, che stanno avendo un effetto “dannoso” mostrando la transizione come soluzione per gli adolescenti confusi. L’associazione, che promuove l’accettazione sociale della transessualità e in passato ha proposto di abolire il requisito dei 16 anni per poter accedere ai trattamenti ormonali per il cambio di sesso, ha smentito le accuse.

“Quello che mi ha fatto rimanere lì negli ultimi due anni è stata la sensazione che ci fossero moltissimi bambini in pericolo. Ero lì per difendere i bambini”, ha confessato un medico. Un altro ha affermato che la gravità del “trattamento sperimentale” dipende anche dal fatto che viene effettuato “non solo su bambini, ma su bambini molto vulnerabili”.

Il numero dei bambini e dei giovani che si sono rivolti alla clinica è decisamente aumentato negli ultimi anni, passando dai 94 del 2010 ai 2.519 dello scorso anno. Il più piccolo aveva appena tre anni. I cinque medici sono tra gli almeno 18 membri dello staff medico ad essersi dimessi nell’ultimo triennio.

Gli esperti del Servizio Sanitario Nazionale hanno denunciato che “i bambini e gli adolescenti vulnerabili vengono instradati sulla via della transizione prima che gli esperti abbiano il tempo di valutare le cause della loro confusione di genere”.

Anche un docente di Oxford ha espresso preoccupazioni sulla sicurezza delle terapie farmacologiche usate dalla clinica, osservando che i trattamenti sono “sostenuti da prove di bassa qualità, o in molti casi da nessuna prova”.

Il GIDS nega ovviamente le accuse, affermando di offrire un servizio “sicuro” che riconosce e rispetta la complessità dei casi e di fare molta attenzione in ogni stadio per assicurare che le persone interessate comprendano le conseguenze potenziali delle loro scelte, attribuendo la scarsità di prove a disposizione al fatto che fino a qualche anno fa il numero di giovanissimi che ricorreva ai medici per problemi di questo genere era troppo esiguo per fornirle.

In un dossier interno a cui il Times ha avuto accesso, tuttavia, il Servizio ha ammesso di dover migliorare il suo sistema di riferimento e il modo in cui ha ottenuto e registrato il consenso informato prima che i giovani venissero sottoposti a un intervento medico dalle conseguenze irreversibili.

La denuncia del Times viene diffusa quando in Italia si sta aprendo un dibattito, in verità sottovalutato e da molti media, sull’uso della triptorelina, il cosiddetto “farmaco gender”, che interviene sul sistema endocrino e permette di bloccare la pubertà dei preadolescenti affetti da disforia di genere in previsione della “riassegnazione chirurgica” del sesso.

Dopo le polemiche scatenate dal via libera dell’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), questa settimana inizierà presso la commissione Sanità del Senato un ciclo di audizioni per permettere di acquisire le informazioni necessarie a esprimere un giudizio più ponderato. Il problema, ricorda Avvenire, sarà su quali dati riflettere, visto che al momento non esistono ricerche scientifiche considerate definitive.

La questione divide anche gli addetti ai lavori, perché alcune società scientifiche, tra cui quella di adolescentologia, vorrebbero escludere del tutto il ricorso alla triptorelina per le pesanti controindicazioni mediche e psicologiche, mentre altri, come le società di andrologia e medicina della sessualità, di endocrinologia e diabetologia pediatrica e l’Osservatorio nazionale sull’identità di genere, sono disponibili a valutarne l’impiego “caso per caso, in casi rarissimi, sotto attento controllo psicologico”.

A livello internazionale, tra i pochi dati condivisi sulla disforia c’è il fatto che al termine dell’adolescenza persiste solo in una percentuale compresa tra il 12 e il 27% di coloro che avevano manifestato disagi più o meno gravi per lo sfasamento tra sesso biologico e sesso “percepito” a livello psicologico. Il dato generale parla parla di un caso ogni 9.000 persone.

Sull’uso della triptorelina si era già espresso nel luglio del 2018 il Consiglio Nazionale di Bioetica, avanzando alcune raccomandazioni ispirate alla cautela e alla valutazione caso per caso.

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