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L’impronta di fuoco del Purgatorio: il mistero di Suor Teresa Margherita Gesta

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don Marcello Stanzione - pubblicato il 20/03/19

Il 5 novembre ebbe luogo il Requiem solenne per la defunta. Il giorno seguente, al momento di seppellirla, si pensò dapprima di metterla in un luogo particolare, ma poi si decise di far preparare una semplice cassa di legno e di farla seppellire nel camposanto delle suore. A partire dal terzo giorno dopo la sua morte, di tanto in tanto si udì, nella sua cella o nelle vicinanze, una voce lamentosa e compassionevole. Non vi si badò e si pensò che si trattasse di una allucinazione di alcune suore paurose. Il 16 novembre la corista suor Anna Felice Meneghini di Montefalco, la meno paurosa tra tutte le suore, stava andando, alle 10 di mattina, verso il guardaroba, quando udì, nel salire la scala, una voce lamentosa.


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Le parve che fosse la voce della defunta Teresa Margherita Gesta, che un tempo era stata sua compagna come sovrintendente al guardaroba. Pure rise di sé e si disse: “Sarà un gatto rimasto chiuso in uno dei grandi armadi”, così avanzò senza timore ed aprì un armadio, ma non vi trovò nulla di strano. La voce lamentosa si fece nuovamente udire; la suora aprì un altro armadio, ma neppure qui vide qualcosa di particolare. Quand’ebbe chiuso anche questo armadio, il lamento si fece riudire. Lo stesso avvenne quand’ebbe aperto il terzo armadio. Allora la suora, energica e coraggiosa, disse ad alta voce: “Gesù, Maria, ma qui non c’è niente!” Aveva appena pronunciato queste parole che udì la voce della Badessa morta che esclamava, in un sospiro d’angoscia: “Oh mio Dio, che gran pena!”. All’udirla Suor Anna Felice si spaventò ed impallidì.

Ma ben presto si riprese e chiese: “Perché”. La morta: “Per la povertà!” “Ma come?” chiese la suora senza paura “sei pur stata così povera!” “Non per me!” disse la voce. “Per le suore! Se una cosa può bastare, perché averne due o tre? E tu bada a te stessa”. Durante questo dialogo la stanza si riempì di un fumo denso, e l’ombra della morta parve allontanarsi dagli armadi verso l’uscita (dalla quale alcuni gradini conducono all’atrio), continuando a mormorare qualcosa tra sé, senza che Suor Anna felice capisse. Giunta alla porta, la morta esclamò a gran voce: “E’ una grande grazia che io ti appaia! Non ritornerò più; e come prova ti lascio questo!”. Diede alla porta un forte colpo, che destò una grande eco; il fumo si disperse immediatamente e la stanza riebbe il suo solito aspetto. Ora che poteva di nuovo veder chiaramente, Suor Anna Felice uscì di corsa dalla stanza, e già dal secondo gradino chiamò la consorella Maria Angelina Torelli, che stava nella sua cella, la cui finestra dava sul pianerottolo. Ma ancor prima di questa, venne per caso Suor Maria Vittoria Vicchi, nel vedere suor Meneghini così stralunata e tremante, chiese che cosa le fosse successo.


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Ma la Meneghini, sapendo quanto fosse paurosa e non volendo spaventarla, non disse nulla; chiese solo di Suor Maria Angelina, che frattanto venne. Le raccontò allora, tremando in tutto il corpo: “Mi è apparsa Suor Teresa Margherita!” A queste parole la Vicchi fuggì spaventata, e la Torelli sbigottita e confusa, non seppe cosa dire; ma visto che la Meneghini sembrava straordinariamente esausta, la prese per mano e la condusse alla cella della Badessa, perché si riprendesse. Intanto la Vicchi aveva raccontato il fatto alle altre suore, così che tutte corsero dalla Badessa per sapere i particolari dello strano avvenimento. La Badessa riferì quanto aveva udito da Suor Meneghini, anche che alle ultime parole “e come segno ti lascio questo!” la morta aveva dato un gran colpo alla porta. Le suore chiesero: “E c’è rimasto veramente un segno?”.

La Meneghini rispose: “Non lo so, perché nella mia agitazione non ho pensato di guardare”.Tutte andarono allora ad esaminare la porta del guardaroba e vi trovarono la mano di Suor Teresa Margherita, più precisa e chiara che se qualcuno l’avesse impressa con un ferro rovente. Quando le suore la videro, si spaventarono molto, come è comprensibile. Piangendo e lamentandosi si recarono nel coro, per pregare per la povera anima della defunta. Suor Meneghini al vedere che tutta la comunità era così spaventata, si pentì amaramente di aver parlato; tentò di cancellare il segno della mano dalla porta, ma fu fatica inutile. Venuta la notte, andò nella sua cella per dormire; prima di sdraiarsi però volle recitare ancora 7 Salmi espiatori per la pace dell’anima della consorella morta.


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Pregò, quindi si sdraiò, si addormentò e subito sognò. Le parve che la morta le venisse incontro tutta lieta e le chiese: “Teresa Margherita cos’hai? Perché sei così contenta?”. E la morta: “Oh, quei sette!” “Quali sette?” chiese di nuovo la Meneghini. “Quei sette Salmi espiatori” disse la Badessa morta “Che hai recitato per me prima di dormire. Oh, quale consolazione sono stati per me! Quale grande effetto hanno davanti al trono di Dio! Essi implorano mitezza e misericordia ed ottengono da Dio grazia e perdono! Te ne ringrazio nella sua misericordia ha volto tutto in mio favore. Per il giudizio di Dio, il giudice più temibile, ero stato condannata a 40 anni di Purgatorio perché ero stata troppo indulgente con alcune suore, ma le vostre preghiere hanno ridotto la punizione a 15 anni”. Poi continuò: “Tu pensi di cancellar dalla porta il segno della mano: non ti riuscirà mai, neppure con l’aiuto delle altre. Questo segno è una gr5azia, una prova, perché senza di esso nessuno ti avrebbe creduta”. E poi: “Dio è poco contento degli uomini, per i gravi peccati che compiono. Giungerà presto l’ora in cui Egli verserà su di loro la coppa della sua ira, e manderà molte gravi punizioni. E tu dovrai soffrir molto; cadranno su di te dolori e amarezze, ma io pregherò per te, e Dio ti concederà misericordia. Sii però anche tu fedele al tuo voto”.

La notte del 19 novembre dello stesso anno, Suor Anna Felice Meneghini andò a letto verso le 4. Vi si era appena messa, e stava recitando, secondo la sua abitudine il Salmo “Miserere” che si sentì chiamare tre volte per nome. Si rizzò di scatto a sedere e vide in fondo al letto una luce rotonda che illuminava col suo splendore tutta la cella. La luce si alzò sempre più, ed essa udì una voce dolce: “Sono morta nel giorno del dolore (venerdì) e nel giorno del dolore salirò alla gloria. Sopporta pazientemente la croce e le sofferenze! Addio! Addio! Addio!”. Queste parole erano appena state pronunciate, che Suor Anna Felice saltò giù dal letto ed uscì di corsa dalla cella per chiamare Suor Maria Maddalena Minelli, che stava nella cella vicina, perché vedesse anche lei la luce. Suor Minelli venne subito, ma non poté veder nulla, essendo l’apparizione svanita. Ben presto anche la Curia vescovile di Foligno venne a conoscenza di questi avvenimenti, e già il 23 novembre condusse un’indagine ed iniziò il processo.


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Si aprì la tomba della defunta, si prese la mano destra della morta e la si pose sul segno rimasto sulla porta. Tutti i presenti testimoniarono che essa coincideva nel modo più esatto con l’impronta, che fu coperta con velo e sigillata; quindi si tolse dai cardini il battente destro della porta su cui era impressa, lo si portò nel chiostro del convento dove, per ordine della Curia vescovile, furono tolti sigillo e velo e fu dato il permesso di far vedere l’impronta della mano a chiunque lo desiderasse. Oggi, a maggior sicurezza, vi è stata messa sopra una cornice mobile, con un vetro, in modo da conservarla meglio.

Per eliminare ogni dubbio che questa narrazione non corrisponda a verità, la sottoscrivono di propria mano e la confermano col sigillo del convento, la Badessa del convento di S. Anna di Foligno, con le consorelle più anziane: Suor Maria Claretta Bartoccini, Suor Anna Teresa Giovagnoli, Suo Maria Convetta Polcri, Suor Anna Meneghini, Suor Maria Maddalena Minelli, Suor Maria Angelina Torelli, Vicaria, Suor Maria Vittoria Costanza Vicchi, Abadessa. Poi seguono le testimonianze: Il sottoscritto fu Assessore nel processo che Monsignor Beletti, di buona memoria, istruì sull’impronta a fuoco della mano sul battente della porta (che si trova nel convento di S. Anna a Foligno) lasciata da Suor Teresa Margherita Gesta, apparsa dopo la sua morte. Lo attesta: F. Vincenzo M. Amoretti dell’ordine dei Predicatori”. Si noti ancora che gli atti processuali sono in mano della Curia vescovile di Foligno (Umbria) ed è escluso qualsiasi dubbio, anche il minimo, su l’autenticità del protocollo, per quanto riguarda i fatti esposti per iscritto dalla Badessa Costanza Vicchi.


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