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Qual è la caratteristica principale che deve avere la preghiera? la costanza!

RÓŻANIEC
Shutterstock
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La nostra preghiera se non è costante, se non è ostinata, se non è fedele allora non porta frutto.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto. Chi di voi, al figlio che gli chiede un pane, darà una pietra? E se gli chiede un pesce, gli darà una serpe? Se voi, dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele chiedono! Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e i Profeti». (Mt 7,7-12)

C’è una caratteristica di fondo che deve avere la nostra preghiera: l’ostinazione. Un altro modo di chiamare l’ostinazione è la parola costanza. La nostra preghiera se non è costante, se non è ostinata, se non è fedele allora non porta frutto. Esattamente come quando si fa un’attività sportiva, o si coltiva un campo, ciò che conta è la costanza, la fedeltà, la fatica di ogni giorno. I più grandi campioni sono stati degli ostinati. Nella preghiera vige la stessa regola. Ma il vero motivo per cui smettiamo presto di pregare è la mancanza di pazienza, di attesa. Noi vorremmo tutto e subito. Non siamo disposti a nessuna fatica. Eppure è la disposizione a faticare che ci dice quanto ci teniamo o meno a qualcosa. Pregare non è facile, ma la preghiera vera è l’ostinazione della preghiera: “Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve; chi cerca trova, e sarà aperto a chi bussa”. È sapere che ogni preghiera non è mai a vuoto che ci spinge a non scoraggiarci, specie quando sperimentiamo che le nostre richieste sembrano inascoltate, o il nostro bussare è a vuoto, o il nostro cercare è solo un vagare senza meta. E basterebbe ricordarsi che la nostra preghiera non è a una vaga divinità ma un padre buono, e ciò servirebbe ad alleggerire molte sensazioni sbagliate che abbiamo: “Qual è l’uomo tra di voi, il quale, se il figlio gli chiede un pane, gli dia una pietra? Oppure se gli chiede un pesce, gli dia un serpente? Se dunque voi, che siete malvagi, sapete dare buoni doni ai vostri figli, quanto più il Padre vostro, che è nei cieli, darà cose buone a quelli che gliele domandano!”. Il vero problema è metterci d’accordo su cosa siano le cose buone. È qui che cominciano i veri problemi, perché molte volte noi crediamo buone delle cose, ma Dio sembra negarcele, eppure credere significa credere che Egli vede molto più lontano. Così la preghiera è anche il luogo in cui le nostre richieste si allargano e prendono la forma di Dio stesso. (Mt 7,7-12)

#dalvangelodioggi

Tags:
vangelo
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