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7 fidanzamenti complicati che con la grazia di Dio sono sbocciati in matrimonio!

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Le storie di sette giovani coppie che hanno riscoperto la bellezza di Dio in Cristo grazie all’esperienza delle catechesi sui "Dieci Comandamenti".

Ci si può ancora amare come “Dio comanda”? Sì, se Cristo è il vero carburante del matrimonio!

Il libro di Padre Stefano Nava Ofm: “È ancora possibile – Storie di matrimoni che fanno gioire Dio (e gli sposi)”, Tau editrice 2019, offre con potente semplicità una vitale iniezione di fede e speranza nel matrimonio cristiano, una risposta illuminante all’interrogativo così denso di minacciose implicazioni di questi tempi odierni: ci si può ancora amare come “Dio comanda”? Attraverso la testimonianza del percorso sponsale di sette coppie che hanno incontrato o riscoperto la bellezza di Dio in Cristo grazie all’esperienza delle catechesi sui “Dieci Comandamenti”, nata dall’intuizione di Don Fabio Rosini, questa risposta giunge concreta, autentica, non banalmente fideistica ma incarnata nelle complesse vicende di vita di questi giovani, i cui fili si riannodano grazie all’amorevole sguardo divino su di loro.

Come vivere la crisi? nella Grazia!

Ciascuna di queste storie, seppure in modo diverso, è la storia di una crisi, e dimostra…

“(…)come la crisi nasconda sempre un motivo di crescita che, se vissuta nella Grazia, fa scattare in avanti. La crisi (cristianamente vissuta) ha un grande potenziale perché è capace, una volta passato il guado di quel fiume impetuoso, di riposizionare il rapporto su un terreno più solido, stabile e fecondo”.

Ognuna di queste storie è la storia di un deserto in cui queste giovani coppie sono venute a trovarsi per poi scoprire la bellezza di dissetarsi dell’amore di Dio:

“(…) il deserto è un luogo arido, dove niente sembra voler fiorire; è un luogo desolato dove i confini – quindi il senso – non risultano chiari; è il luogo della tentazione, in cui i miraggi ti illudono che poco più avanti ci sia un’oasi; è un luogo inospitale, in cui si sta scomodi, precari, insicuri; è un luogo selvaggio, in cui le tue belve interiori, cioè il tuo caratteraccio, il peggio di cui sei capace, le tue fobie, e le tue ferite, si palesano con facilità”.

La parola di Cristo è un balsamo che cura le ferite

Questo deserto, queste ferite per Giovanni e Laura sono prevalentemente rappresentate da infanzie psicologicamente problematiche, per Ilaria e Giorgio dal fantasma del tradimento, per Federico e Daniela dall’angoscia della solitudine, per Simone e Claudia dal dramma dell’infertilità, per Antonella e Manolo dallo spettro del cancro, per Antonella e Gianluca da una malattia cronica, per Alessia e Valerio da un difficile rapporto con il proprio corpo. Queste ferite diventano feritoie in cui può insinuarsi la parola di Cristo che come un balsamo cura le piaghe, permettendo di rileggere la propria storia in modo diverso, positivo, in cui tutto diventa nuovo e si apre alla progettualità di una vita da condividere con un’altra persona da amare per sempre, e con cui affrontare le ulteriori prove che si incontreranno durante il cammino dell’esistenza.

Antonella e Manolo

“Cristo è la speranza, è la bellezza, è l’amore, è la certezza che possiamo amarci nella buona e nella cattiva sorte, nella salute e nella malattia, finchè morte non ci separi. E finchè quella morte non ci separerà, noi saremo così aggrappati in Cristo da trovare solo in lui la vera forza della vita, il carburante del nostro matrimonio. Cristo non ti tradisce, mettilo al centro del tuo matrimonio, al centro della tua maternità, al centro della tua paternità della tua quotidianità. Cristo è Colui che tutto può, è principio e fine di ogni cosa, è nostra Salvezza. Cristo non ci abbandonerà mai”.

Queste parole fanno parte della testimonianza generosamente offerta da Antonella e Manolo nella opera di evangelizzazione a favore di altri giovani che si accingono al matrimonio. L’autore nella sua prefazione ripropone il seguente messaggio di Papa Francesco riguardo la necessità di un approccio più incisivo per i giovani che si preparano al matrimonio, e a cui spesso si offrono corsi prematrimoniali fatti di soli sette-otto incontri:

“La complessa realtà sociale e le sfide che la famiglia di oggi è chiamata ad affrontare richiedono un impegno maggiore di tutta la comunità cristiana per la preparazione dei nubendi al matrimonio”.

Il Santo Padre si spinge oltre, suggerendo con grande realismo l’opportunità che questi corsi di preparazione al matrimonio aiutino i nubendi anche a verificare la qualità della loro esperienza affettiva:

“La preparazione (…) deve anche dare loro la possibilità di riconoscere incompatibilità e rischi. In questo modo si può arrivare ad accorgersi che non è ragionevole puntare su quella relazione, per non esporsi ad un fallimento prevedibile che avrà conseguenze molto dolorose. Il problema è che l’abbaglio iniziale porta a cercare di nascondere o di relativizzare molte cose, si evitano le divergenze, e così solamente si scacciano in avanti le difficoltà”.

Un catecumenato per i fidanzati

Ecco perché ormai urge, come afferma l’autore, che la Chiesa tutta si muova per “approntare e proporre un vero e proprio catecumenato ai fidanzati, una preparazione remota molto più curata ed incisiva, che permetta alle persone coinvolte di fare un’esperienza personale della presenza salvifica e gratuita del Signore”, come quella che l’autore ha avuto modo di proporre e sperimentare a Todi, dove la sua strada si è incrociata con quella delle coppie la cui storia umana e spirituale viene rappresentata nel testo per vivificare il messaggio di impegno e speranza che il libro con forza ci propone.

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