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Emanuela e Marcello: 9 sotto un tetto… d’amore e Provvidenza

©Emanuela Sanna
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Il fidanzamento non cristiano, il viaggio a Medjugorie, il matrimonio, l'arrivo di 7 figli. Un racconto di vita piena, feconda, di una coppia che ha scelto la parte migliore

Emanuela, sguardo azzurro, chioma bionda. Ci siamo viste solo una volta, di sfuggita, il tempo di presentarci senza poter scambiare due parole. Ho pensato di intervistarla qualche giorno fa, quando ho notato sul suo profilo Facebook un disegno coloratissimo e ricco di particolari che solo occhi giovani potevano realizzare con mani sicure. Sono raffigurati sette tra ragazzi e bambini e poi a destra due adulti, i genitori, la mamma ha le scarpe con il tacco e gli occhi a cuore, il papà un sorriso largo e felice. Sul prato verde calpestato da diciotto piedi compare la scritta: “La mia grande famiglia”.

©Emanuela Sanna

Sì, perché quella di Emanuela e Marcello è una grande famiglia: hanno 7 figli, per ora 😉

Ho raggiunto Emanuela al telefono e mi ha subito sorpreso la sua voce squillante, la risata limpida. La ringrazio per la generosità e il tempo che mi ha concesso.

Cara Emanuela, partiamo dall’inizio, come è nata la storia con Marcello?

Ci siamo conosciuti nel ’92 ad un concerto, Marcello cantava in un gruppo. Ero lontana anni luce dalla fede e questo all’inizio è stato un terreno scivoloso su cui confrontarsi. Lui non vedeva assolutamente un futuro per noi perché avevamo visioni completamente diverse. Uscivamo, ci frequentavamo, stavamo bene insieme ma niente di più. Era un rapporto all’insegna del divertimento, non il classico fidanzamento cristiano. Marcello era cresciuto in parrocchia ma viveva un momento di distacco, a vent’anni è facile avere degli alti e bassi con la fede. I miei genitori invece – separati da quando avevo nove anni – non erano credenti, infatti fui battezzata per volontà dei miei nonni, il resto dei sacramenti li ho ricevuti in età adulta.

Come siete passati a fare sul serio?

Andammo avanti per un po’ e poi lo lasciai. Volevo divertirmi e finito quel momento iniziale di spensieratezza decisi di chiudere. Passarono otto mesi e ci incontrammo di nuovo ad un concerto. Era molto cambiato, appariva diverso ai miei occhi pur restando la stessa persona di cui mi ero innamorata. Ma c’era dell’altro. Mi resi conto di provare ancora dei sentimenti per lui e ci riavvicinammo. Soltanto molti anni dopo mi confidò che in quel periodo aveva pregato molto per me, per la mia vita, per la mia felicità, per farmi incontrare il Signore e infatti andò proprio così.

Come è avvenuto il tuo avvicinamento alla fede?

Quella sera ci riavvicinammo, e poco dopo partimmo insieme per un viaggio. Era il ’95 ed un amico comune ci propose di andare a Medjugorie per portare vestiti e cibo ai bambini orfani affidati alle cure delle Suore della Famiglia ferita. Il mio punto debole sono da sempre i bambini e quindi accettai immediatamente. Non sapevo che luogo fosse Medjugorie, non lo conoscevo, partii con l’intento di aiutare questa missione. Ma una volta lì la Madonna mi ribaltò come un calzino! Dovevamo rimanere tre giorni e invece appena arrivati si ruppe il nostro furgoncino e questo ci “costrinse” a restare due settimane.  Immaginavo di dover andare a soccorrere orfani devastati dalla guerra, nella totale disperazione, e invece incontrai bambini gioiosi che mi invogliarono a pregare. Ero convinta di doverli aiutare ma furono loro ad accogliermi. Tanta gente pregò per me, io partecipai a qualche messa… nulla di più, ma quando tornai in Italia sentii forte nel cuore il desiderio di conoscere la Chiesa, di cominciare un percorso di riavvicinamento.

Tu che eri così scettica, come hai fatto a cascarci (nel matrimonio)?

L’estate dell’anno successivo presi i sacramenti, Comunione e Cresima. Feci un corso con il sacerdote che poi ci sposò e che, oltre a seguirmi per il catechismo, nel frattempo ci accompagnava come fidanzati per prepararci al matrimonio. Avevo tanto bisogno, vista la mia esperienza familiare, di uno sguardo sincero su di me, su quella che era stata la mia storia. Non credevo nella famiglia, reputavo il matrimonio una balla, l’esperienza dei miei genitori mi diceva che l’amore eterno non esisteva. Ci voleva Qualcuno che smontasse le mie convinzioni, c’è stato parecchio da lavorare. Questo percorso ci ha permesso di guardarci in profondità, di conoscerci, di scoprire i difetti dell’altro. Siamo cresciuti gradualmente ma la certezza di voler diventare marito e moglie è arrivata per me attraverso un gesto bellissimo di Marcello. Un giorno di fronte alle mie miserie, alle mie debolezze, invece di scappare mi chiese di sposarlo, disse: “io ti perdono, sposami”. Credevo che una volta scoperti i miei limiti mi avrebbe lasciato, e invece accadde il contrario: questo fece crollare tutti i miei pregiudizi. Il Signore in quel momento operò un grande miracolo. 

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