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Ho 24 anni, sono un monaco millennial e questa è la storia della mia vocazione

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di Álvaro Díaz

Sembra impossibile concepire che un giovane millennial possa pensare che la sua vita ha senso ed è felice chiudendosi in un monastero per dedicarsi alla preghiera. La generazione dei millennials è caratterizzata, tra le altre cose, da ritmi accelerati, dal desiderio di volere tante cose, di innovare e di avvalersi delle agevolazioni che offre la tecnologia.

Suona contraddittorio o incompatibile con lo stile di vita monastico. Dedicare l’esistenza a servire Dio è un ideale molto nobile, ma non sarebbe più utile fare più bene con opere di carità? Magari lavorando in qualche organizzazione, o se si è abbracciata la vita religiosa svolgendo un apostolato più attivo? Queste e altre inquietudini possono benissimo sorgere quando ci si immagina monaco nel XXI secolo, ancor di più se si hanno appena 24 anni.

Il video che riportiamo è un’intervista realizzata da Arguments che racconta la testimonianza di fra’ Ignacio Esparza, un giovane spagnolo che dopo aver terminato gli studi universitari in Navarra ha scoperto che la via che Dio lo stava invitando a seguire si concretizzava entrando in un monastero benedettino per condurre una vita contemplativa, centrata sulla preghiera.

La risposta a una chiamata

Vale la pena di chiarire che una vocazione autentica è l’esperienza di essere chiamati da Dio per qualcosa di specifico perché avanzando su questo cammino la vita sia piena e felice. Questa esperienza si verifica anche oggi, non molto diversa da quella che hanno avuto gli apostoli o i santi. Possiamo dire che la vocazione viene da Dio. È Lui che invita, che propone senza imporre, rispettando la nostra libertà. Papa Francesco dice che “Dio è quello che viene prima”; “tu lo cerchi, ma Lui ti cerca per primo”.

La vocazione non è necessariamente qualcosa in cui la persona si sente sempre a proprio agio, o la cosa più facile. Non si riduce nemmeno all’aspetto professionale; non è frutto solo dell’iniziativa di ogni persona, ma della risposta a un incontro con Dio, che ricco in misericordia pensa a ciascuno e ci cerca per offrirci il meglio. Per questo possiamo capire che, anche se i tempi presentano dei cambiamenti che sembrano non adattarsi alla vita religiosa, Dio continua a scegliere e a convocare persone per arricchire la vita della Chiesa e diffondere il suo amore nel mondo.

Il frate descrive la sua vocazione come “un processo in cui il protagonista è il Signore, e nella quotidianità il Signore ti chiama. Spesso l’intuizione precede la realtà esplicita”.

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