Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Ho finalmente capito perché Chesterton accosta le fiabe ai riti della religione

WOMAN;TREE;NATURE;
Condividi

Non è la fede ad essere "della stessa pasta" delle favole, ma sono le favole a dar voce ad un istinto che è la sete di assoluto e di bellezza che vive nel cuore dell'uomo.

Qualche giorno fa è stato il compleanno di mio padre. E siccome venivamo tutti da un periodo piuttosto faticoso e stressante, per vari motivi, ho pensato di invitare i miei genitori a concederci una mini vacanza, di ventiquattr’ore, a Venezia. Un po’ perché, come si dice, “Venezia è sempre Venezia”; un po’ perché mio papà è legato profondamente a questa città da cui proviene parte della sua famiglia ed in cui ha trascorso numerose vacanze da ragazzo; un po’ perché mia mamma viene da una terra che è stata profondamente influenzata ed arricchita dalla presenza veneziana, dalla lingua all’architettura alle tradizioni culinarie. E un po’ perché io stessa sono una cafoscarina, ed alcuni dei miei ricordi più belli sono proprio legati alla città che sorge sull’acqua.

Così si decide, si prenota e si combina la gitarella. Ma siamo a carnevale: così, per aggiungere un po’ di allegria a questa vacanzina familiare, propongo ai miei genitori di andare in maschera. Non mi aspettavo che mio padre sarebbe stato d’accordo: lui è uno di quei gentleman d’altri tempi che quando si mette un completo blu anziché uno nero sembra già che stia facendo follie. Invece, inaspettatamente, papà è stato subito al gioco, curando il suo costume in un modo che non avrei mai immaginato. Addirittura si è confezionato da solo delle spettacolari fibbie per le scarpe, si è procurato un bastone molto chic e tutto un travestimento da nobile settecentesco. Anch’io e la mamma abbiamo trovato in casa il necessario, e così siamo partiti: sembravamo un po’ la proverbiale famiglia Brambilla, con bagagli adatti ad una spedizione al Polo Nord da incastrare negli spazi del treno e sul vaporetto, ma l’allegria non mancava.

Arrivati in albergo, abbiamo indossato i costumi e ci siamo preparati ad arrivare in piazza San Marco con l’intenzione di farci qualche fotografia. Quello che ci è accaduto, non ce lo saremmo mai immaginati. Per tre ore, siamo stati immortalati da centinaia (letteralmente) di turisti e fotografi, provenienti da tutto il mondo: americani del nord e del sud, africani, asiatici, tanti francesi, di tutte le età e di tutti i tipi. Ma, soprattutto, quello che ci ha commossi è stata la chiarissima percezione che, con i nostri semplici travestimenti e nel contesto apparentemente frivolo del carnevale, abbiamo in realtà contribuito, involontariamente ma con gran gioia, a rendere felici tantissime persone.

Era stupendo vedere illuminarsi lo sguardo di bambini, giovani, adulti ed anziani con volti e tratti che ne tradivano la provenienza da tutti i punti del globo. “Amazing”, diceva qualcuno; “Wow” qualcun altro; “qué lindo!” usciva dalle labbra di un terzo, “c’est merveilleux” aggiungeva un quarto. Ci hanno chiesto fotografie una giovane mamma che ha posizionato la culla del suo neonato in mezzo a noi, una signora che portava in giro la propria anziana mamma disabile, persone semplici, persone che sembravano ferite dalla vita, persone normalissime e persone originali. Così per tre ore.

Davanti all’apparizione di tre maschere, che avevano qualcosa di incantato e di fiabesco, si vedeva la reazione sempre uguale delle persone, pur nella loro diversità di età e di provenienza: un rallegrarsi e meravigliarsi in cui il sorriso e lo sguardo di ciascuno diventavano innocenti e felici come quelli dei bambini. Non solo: il fatto che i nostri volti fossero in parte coperti dalle maschere contribuiva a rendere spontanee e senza filtri le reazioni delle persone, per cui (sembra triste, a dirlo!) tanta gente si sentiva a suo agio nel sorridere e salutare dei perfetti sconosciuti come noi proprio perché non sembravamo “persone normali”. La maschera faceva sì che le persone si lasciassero andare al loro istinto di socievolezza e di semplicità senza i freni che la diffidenza e le regole sociali impongono. Come i bambini che sorridono spontaneamente agli sconosciuti, così i passanti ci sorridevano altrettanto semplicemente.

Senza volerlo, ma volentieri, abbiamo donato un momento di felicità infantile a tante persone.
E questo mi ha fatta pensare tanto. Perché il contatto con qualcosa di bello, di magico, di inaspettato faceva crollare le reazioni studiate, le difese, le sovrastrutture culturali che il tempo e la società ci costruiscono intorno; davanti a questo piccolo spettacolo, tutti ritrovavano la capacità di meravigliarsi e di gioire di una piccola cosa, quella gioia che avevamo tutti da bambini e che quasi tutti abbiamo dimenticato.

Pagine: 1 2

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni
I lettori come te contribuiscono alla missione di Aleteia.

Fin dall'inizio della nostra attività nel 2012, i lettori di Aleteia sono aumentati rapidamente in tutto il mondo. La nostra équipe è impegnata nella missione di offrire articoli che arricchiscano, ispirino e nutrano la via cattolica. Per questo vogliamo che i nostri articoli siano di libero accesso per tutti, ma per farlo abbiamo bisogno del vostro aiuto. Il giornalismo di qualità ha un costo (più di quello che può coprire la vendita della pubblicità su Aleteia). Per questo, i lettori come TE sono fondamentali, anche se donano appena 3 dollari al mese.