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Io, abusato a 6 anni, ora sono prete da 25

SACERDOTE
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Sogno sempre Giuseppe che salva dagli Erodi

I Magi erano appena partiti, quando un angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta là finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo». Giuseppe, destatosi, prese con sé il bambino e sua madre nella notte e fuggì in Egitto, dove rimase fino alla morte di Erode, perché si adempisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «Dall’Egitto ho chiamato il mio figlio». Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù, corrispondenti al tempo su cui era stato informato dai Magi. (Mt 2,13-15.19-23).

~
È una testimonianza chiara, audace, fiduciosa, difficile, questa che mi è stata consegnata perché la rendessi pubblica. Senza retorica. Da quando fu abusato, a 6, 7 anni, cominciò a zoppicare per tanti anni. I genitori non capivano, neanche i medici. Dietro quella semiparalisi, gli abusi e le molestie subìte. Un trauma che semi-paralizzò gli arti inferiori. L’abuso e le molestie sessuali hanno in sé un’antivita, devastante; è un’antienergia nera, che paralizza, provoca incubi e paure. Una morte dentro che si manifesta in tante ferite visibili (psicologiche e fisiche). Un trauma permanente.

La tragedia è che queste molestie e abusi avvenivano in chiesa (durante la Messa e in sagrestia), da parte di un uomo adulto. Strusciamenti e altro. Dietro le colonne e nel silenzio di una sagrestia. Non era il parroco, ma un fedele, stimato, conosciuto e velatamente protetto. Nessuno se ne era mai accorto, solo una volta, per caso.

Una storia, questa, che ci serve “perché l’innocenza (o ingenuità?) non venga attaccata con tanta spudoratezza come quel vecchio ha fatto con me”. Una storia che “spero serva a qualcuno; riviverla così mi ha permesso di sentire meglio la misericordia su di me e sugli altri, anche su quelli che sono responsabili di aver inghiottito nel silenzio, per tanti anni, l’inferno di quel vecchio; anche su mio padre invoco la misericordia di Dio e gli offro il mio perdono” (mi ha anche confidato, oltre la testimonianza scritta).

Una storia che questo confratello sacerdote, senza imbarazzo, ha raccontato, prima a sua madre (in età adulta), e ai suoi ragazzi in Oratorio. “Tu detesti chi fa il male, fai perire i bugiardi. Il Signore detesta sanguinari e ingannatori” (cf. Salmo 5). Che testimonianza, liberante ed educativa!!

Raccontare è azione liberante, è condividere per aiutare a leggere nei fatti della vita; è indicare con realismo gli avvenimenti che potrebbero accadere per evitare che accadano. E’ informazione preventiva. Sogna spesso San Giuseppe che salva dagli Erodi di questo tempo. Sono Erodi camuffati che vivono con noi, nascosti dall’omertà dei tanti e dal fariseismo schiavizzante.

Contro gli Erodi di questo tempo, abbiamo bisogno di tanti Giuseppe, infatti, così come ci ha detto Papa Francesco:

Giuseppe è ‘custode’, perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge. In lui, cari amici, vediamo come si risponde alla vocazione di Dio, con disponibilità, con prontezza. (Omelia per la Messa di inizio del ministero petrino).

Proprio così, ascoltare Dio e prendersi cura delle persone affidate, soprattutto dei piccoli, deboli e vulnerabili. Non si avrà una giustizia umana, perché i fatti non sono mai denunciati. Si sarebbe potuto fermare l’autore degli abusi e rompere il silenzio connivente. Dopo tanti anni l’unica via è esprimere, denunciare la perfidia del cuore che ha scelto la via della perversione e il putridume dei sepolcri. Diventare scudi per proteggere gli altri; essere tanti Giuseppe disposti a  rischiare la vita pur di salvare il proprio bambino. Anche se non accade spesso, è il sogno dei giusti che amano i piccoli (don Fortunato Di Noto).

Ciao Fortunato,

sì la storia riguarda proprio me. Sono (…) oggi ho 49 anni e sono prete da quasi 25. Abbiamo fatto tre o quattro anni insieme in Teologia. Quello che sto per raccontarti – è la prima volta che ne scrivo e malgrado l’età veneranda provo ancora un certo imbarazzo – allora non lo sapeva nessuno, tranne il prete a cui l’avevo confessato, mi pare. A mia madre riuscii a raccontarlo solo 12 anni fa circa, dopo la morte di mio padre, a cui non l’ho mai detto, poi ti dirò perché… sono riuscito a dirlo solo ai miei giovani dell’oratorio e con loro ho parlato senza imbarazzo…

Avevo 6 anni circa o 7, mi ricordo che era una domenica sera di luglio, si svolgeva la quindicina della Madonna del Carmine nella chiesa del Collegio dove ho frequentato i primi tre anni della scuola elementare. Mi ricordo con questa precisione perché la domenica sera mio padre mi portava a passeggiare con lui… oddio, passeggiare! si sedeva lì al bar con gli amici e se ne stavano a chiacchierare di lavoro mentre io mi annoiavo a morte. Allora gli chiesi di poter andare nella chiesa che era proprio di fronte per fare una preghiera. Lui acconsentì… entrai e vidi che l’unica sedia libera nella chiesa stracolma e silenziosa (stava per iniziare la messa) era a sinistra dell’ingresso in fondo alla chiesa accanto a un vecchio distinto vestito di grigio a cui chiesi se il posto era libero. Lui mi rispose con grande affabilità dicendomi di sì e accogliendomi con un sorriso.

Si occupò di me, mi chiese quanti anni avevo, come mi chiamavo, se andavo a scuola, insomma dei convenevoli che me lo resero subito simpatico… senonché dopo alcuni minuti mi appoggiò una mano sulla gamba sinistra. Piano piano iniziò a salire e ad accarezzare quella parte davanti, poi inserì la mano nei pantaloni e poi portandosela al naso se la annusò, lo fece più volte. Io guardavo attonito e mi chiedevo cosa significasse quello che stava facendo, non provavo paura, solo sorpresa. Però mi ricordo che la sensazione era sgradevole e avevo la netta sensazione che quello che stava facendo non fosse giusto e sentivo fortemente in me l’impulso di dirglielo, ma mi sembrava di offenderlo e per questo tacevo. Alla fine l’impulso fu fortissimo e gli dissi: “Ma non le sembra una cosa sbagliata quello che sta facendo?”.

E lui mi rispose: “Noooo, anzi, è un gesto di affetto!! Anche al militare, quando eravamo giovani, per esprimerci affetto tra noi facevamo così”… cosa potevo contestare? Lui era grande e io piccolo… fatto sta che la cosa non mi piaceva, ma non osavo alzarmi e andarmene perché mi sembrava di offenderlo (ho sempre avuto un sacro terrore di offendere qualcuno e ‘sta cosa mi è rimasta, maledizione!)… ti scrivo queste sensazioni perché penso che potrebbero tornarti utili per capire il meccanismo e poi sono la cosa che mi è rimasta più nitida… Iniziata la messa questo si appoggiò al muro e mi mise le mani sulle spalle stringendomi a sé e mi diceva “Spingi, spingi” dicendomi di far pressione con le mie spalle sul suo pube e io mi chiedevo “Ma cosa fa? Perché fa così?” (allora non avevo neanche la più elementare conoscenza di cosa fosse il sesso, proprio tabula rasa) e lo sentivo parlare col respiro forzato… questa cosa cominciò ad annoiarmi e non vedevo l’ora di andarmene… nel frattempo lui inseriva la mano nei miei pantaloni sul davanti e giocherellava con il mio pene portandosi poi come al solito la mano ad annusarsela… da qui iniziò la sensazione di schifo e mi allontanai dicendogli con gentilezza: “Mi scusi ma devo proprio andare”… ah mi ricordo anche che si guardava da ogni parte e quando arrivava qualcuno mi allontanava bruscamente… credo che nessuno si sia accorto di quello che stava succedendo, peraltro la messa era in pieno svolgimento… me ne andai e non feci parola con nessuno della cosa, meno che meno con mio padre, temevo che mi prendesse a botte o che non mi mandasse più in chiesa. Non era cattivo mio padre, solo che era impulsivo, un onesto lavoratore che non andava troppo per il sottile, affabilissimo con la gente ma a volte cupo in famiglia e non si creava problemi ad alzare le mani con noi figli maschi (siamo due fratelli e una sorella di cui io il maggiore), a volte anche molto violentemente (aveva le mani molto dure …)

 

In seguito a quell’avvenimento ricordo che ebbi qualche problema legato alla deambulazione, cioè non riuscivo a coordinare i movimenti per camminare. I miei genitori si allarmarono e mi portarono pure dal medico (allora di psicologi manco l’ombra), il quale disse che avrei corretto col tempo l’andatura e infatti dopo qualche mese la cosa si risolse. Allora io non collegai le due cose, ci ho pensato solo di recente. Chissà…Saranno collegate? È passato troppo tempo… ma dopo anni di esperienza in oratorio mi accorgo che quasi tutti i bambini che hanno qualche cosa che non funziona nel comportamento hanno sempre qualche trauma nascosto…

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